Ordine dei Farmacisti della provincia di Macerata

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L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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Il caso ranitidina ha riportato nuovamente alla ribalta, tra gli altri aspetti, anche il tema di una tempestiva e corretta comunicazione al cittadino e ha messo in luce, una volta di più, la necessità di mettere a disposizione informazioni certificate e attendibili. Il tema è stato al centro della sessione a cura di Sif, Federfarma Servizi, Cittadinanzattiva, SIfo, Fenagifar, dal titolo "Corretta informazione al cittadino in tema salute", che si è tenuta nella giornata di apertura di FarmacistaPiù, al MiCo di Milano.
A coordinare i lavori Alessandro Mugelli, presidente Sif, che ha sottolineato l'importanza di un impegno congiunto da parte di tutte le associazioni e società scientifiche del settore per combattere notizie non corrette e «favorire una collaborazione e una rete sul territorio in grado di veicolare contenuti certificati, che coinvolga anche i professionisti, dai medici di medicina generale ai farmacisti, che sono in prima linea con pazienti e cittadini. Il recente caso della ranitidina ha messo in luce la necessità di tutelare il cittadino anche sul fronte della informazione, che deve essere chiara e semplice, trasparente, documentata e soprattutto indipendente».
In questo senso, «l'incontro di oggi è stato una importante occasione di confronto, nella quale è stato dato modo alle varie associazioni e società scientifiche di presentare il proprio impegno sul tema».
«Una informazione corretta è quanto mai essenziale» è stato l'intervento di Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi, «ancora di più a fronte di un ricorso crescente ai social come fonte di informazione. In questo quadro, lo sforzo di tutti gli attori del mondo del farmaco deve essere diretto a una comunicazione, oltre che certificata e validata, anche il più possibile univoca e uniforme».
Tra gli interventi, Carolina Carosio, vice presidente Fenagifar, ha fatto il punto, a quasi un anno dal via, sul progetto Farma Community, uno strumento operativo per farmacisti - e, di rimando, per i cittadini -, per contrastare le fake news sanitarie: «Non è semplice relazionarsi con il paziente al banco perché arriva con un bagaglio di informazioni che spesso non sono attendibili né provenienti da fonti certificate. Con Farma Community vogliamo mettere a disposizione dei farmacisti contenuti validati, che possono essere rigirati ai cittadini attraverso i social o le pagine web delle farmacie. Questo è reso possibile grazie al fatto che alla base di quanto viene pubblicato c'è un Board Scientifico, composto da esperti nelle varie discipline - medici, farmacisti, psicologi. Inoltre, i farmacisti coinvolti hanno seguito un percorso di formazione ad hoc con psicologi dell'università cattolica di Milano, per diventare moderatori. Da qualche mese abbiamo ricevuto poi la collaborazione della Fondazione Veronesi, che contribuisce con due pubblicazioni a settimana. Il portale è formato da una parte pubblica - pick and share -, e una parte invece riservata a operatori sanitari, con il forum».

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La presenza di un farmacista nel reparto di pronto soccorso può accorciare significativamente i tempi di somministrazione del trattamento destinato a invertire l'effetto anticoagulante dei farmaci in pazienti con sanguinamenti potenzialmente letali o necessità di procedure urgenti, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Emergency Medicine. «L'inversione dell'effetto degli anticoagulati con il complesso protrombinico a quattro fattori (4F-PCC) è fondamentale, ma ancora non si sanno chiaramente i tempi ottimali per la somministrazione di 4F-PCC né è noto se la somministrazione più rapida migliori l'emostasi» spiega Dalila Masic, dello Loyola University Medical Center in Maywood, Stati Uniti, prima autrice del lavoro. Lo studio ha incluso 116 pazienti che assumevano un fluidificante del sangue e si sono recati in pronto soccorso con emorragie potenzialmente letali. Il fluidificante più comune era warfarin (Coumadin) e l'indicazione più comune per la terapia anticoagulante era il trattamento di una fibrillazione atriale. Il tipo più comune di sanguinamento che ha interessato queste persone è stata l'emorragia intracranica. Ebbene, dei 116 pazienti, 50 hanno avuto un farmacista clinico al loro fianco e 66 hanno avuto a disposizione solo medici. Tra i pazienti che hanno potuto contare sulla presenza di un farmacista al proprio letto per la gestione dei farmaci, il medicinale per la coagulazione è stato somministrato in un tempo mediano di 66,5 minuti, rispetto a 206,5 minuti nei pazienti senza farmacista presente al letto. Inoltre, i pazienti seguiti anche da un farmacista hanno trascorso meno tempo nell'unità di terapia intensiva (due giorni rispetto a cinque giorni) e hanno avuto in generale un ricovero ospedaliero più breve (5,5 giorni rispetto a otto giorni). Gli esperti sottolineano quindi che i farmacisti al letto del paziente hanno aiutato i medici del reparto di pronto soccorso nel processo decisionale clinico e nell'utilizzo appropriato di 4F-PCC, e hanno fatto sì che il farmaco fosse somministrato al paziente in modo più tempestivo. «Un farmacista clinico può fornire preziose raccomandazioni terapeutiche e può ottimizzare i tempi di ricevimento del medicinale salvavita» concludono gli autori.

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