Ordine dei Farmacisti della provincia di Macerata

Chi siamo

L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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Il tavolo Fofi è nato per trovare una soluzione di concerto sull'accesso alla professione, ivi compreso il farmacista che esercita in parafarmacia, e "tenere coinvolte le rappresentanze di settore, Fofi e Federfarma, è un'ulteriore garanzia, anche rispetto ad una possibile instabilità di governo che potrebbe riportare tutto ai nastri di partenza": se si trova un accordo a questo tavolo, la politica non può che prenderne atto. A proporre queste riflessioni sul dibatti acceso attorno alla legittimità del Tavolo istituito dalla Fofi è Daniele Viti, presidente dell'Unaftisp, sigla di rappresentanza dei titolati di sola parafarmacia che partecipa fin dall'inizio ai lavori. Per Viti, finché il tavolo "si traduce nella volontà comune di addivenire ad una riforma, è disponibile per tutte le sigle, a prescindere dalle proposte da queste sostenute, disponibilità che mi auspico venga colta da oggi per chi ancora non presenzia". E sui tempi della risoluzione avverte: "Chiunque si ritenga addetto ai lavori qualificato dovrebbe comprendere che la complessità e la delicatezza della materia non può tradursi in un risultato immediato, con l'accordo di tutte le parti in causa sulla base di un paio di incontri. È pur vero che il risultato non è stato portato nemmeno negli ultimi 13 anni, e noi siamo nati solo il 27/5/2018, esattamente un anno fa. Oggi costruiamo presupposti per accorciare i tempi".
Al Tavolo, fa sapere Viti, "si è parlato non solo di parafarmacie, ma dell'accesso alla professione nella sua accezione più ampia. Questo concetto richiede uno studio approfondito, da parte di tutti, dentro e fuori il tavolo per poi discutere, confrontarsi e trovare le giuste soluzioni. Abbiamo condiviso diversi punti e ciò che è trapelato in questi giorni sull'eventuale ddl Sileri, sulla nuova figura del farmacista di reparto ospedaliero, non credo sia da imputare solo ed esclusivamente alla casualità". Segnala che ci sono ancora delle distanze, "in particolare con Federfarma, distanze che - scrive Viti - mi auspico di superare al più presto, nell'interesse di tutti. Il punto che più ci risulta critico è sicuramente la modalità dell'assegnazione delle sedi e lo studio di una soluzione che possa accontentare tutti, nessuno escluso. Non semplice, ma non impossibile".
Viti ribadisce il no alla liberalizzazione della fascia C ("a meno che ci siano degli eventi che portino ad un ripensamento"), che avvantaggerebbe solo ed esclusivamente Gdo, privati, titolari di farmacia con annesse parafarmacie e proprietari di attività di distribuzione". E, ricordando come operano i 350 corner delle Gdo che "fatturano a livello nazionale mediamente 1.700.000 € con una politica di mercato legata al prezzo e non alla salute" e i fondi di investimento "che stanno acquistando Farmacie, incentrando tutto sulla marginalità commerciale a discapito della qualità del servizio", sottolinea come "questa visione si traduca nello scardinare il sistema sanità legato ad una professionalità garante della salute del cittadino".
C'è poi il tema occupazione. Viti mette in discussione chi paventa che le parafarmacie abbiano creato 10 mila posti di lavoro: "Poiché la media dei colleghi che lavora negli esercizi di vicinato è di 1,1, moltiplicando per le 4.000 parafarmacie (di cui bisogna vedere quante ne sono attive e quante chiuse con codice univoco ancora attivo) abbiamo circa 4.500 posti di lavoro". E fa sapere che anche il problema occupazionale dei colleghi che lavorano nelle parafarmacie è stato posto sul tavolo.
E conclude con una riflessione: "Tenere coinvolte le rappresentanze di settore, Fofi e Federfarma, è un'ulteriore garanzia, anche rispetto ad una possibile instabilità di governo che potrebbe riportare tutto ai nastri di partenza. Può cambiare il governo ma non il percorso fatto sul tavolo Fofi. Poiché se si trova un accordo a questo tavolo la politica non può che prenderne atto".

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Standardizzare e fissare requisiti di qualità delle prestazioni e dei servizi, per fare in modo che la rete delle farmacie offra in tutto il Paese la stessa affidabilità, per porre le basi di una remunerazione strutturata e per favorire l'approccio ai progetti in team multiprofessionali. Ma anche costruire uno schema in cui siano ben chiari i limiti delle competenze di ogni attore e sia stabilita una corretta comunicazione tra tutte le figure impegnate nel processo di cura. Sono questi alcuni dei principi cardine che stanno progressivamente emergendo dal Gruppo di lavoro - costituito il 21 marzo dal Ministero della salute - per la definizione di servizi, criteri e metodologie sulla sperimentazione dei progetti per i quali c'è stato lo stanziamento di 36 milioni di euro della Legge di bilancio 2018 - inizialmente per 9 Regioni, poi ampliato a tutte con un accordo Stato Regioni. Un Tavolo che vede la partecipazione delle rappresentanze di medici (Fimmg e Simg), infermieri (Fnopi), le società scientifiche, tra le quali Utifar, Sifo, dell'ISS e di Agenas, ma anche di Cittadinanzattiva, Fofi, Federfarma, Assofarm, oltre che il coinvolgimento di Altems (università Cattolica di Roma), per la valutazione dell'impatto, a tutto tondo, delle iniziative. Il confronto prevede quattro mesi di lavoro e già da questi primi incontri, l'ultimo la scorsa settimana, sono emerse alcune indicazioni, anche se su alcuni nodi la discussione è aperta.

Un primo punto a emergere, all'inizio del confronto, è stata la indicazione degli ambiti di intervento della farmacia, che sono: 

Servizi cognitivi, con particolare riferimento al supporto all'aderenza terapeutica;
Prevenzione e Prestazioni analitiche di prima istanza, tipo telemedicina e campagne di screening, sul modello per esempio di quelle del colon retto;
Funzioni di front-office, come il servizio CUP o la consegna dei referti;
Assistenza farmaceutica domiciliare.

Per ogni ambito indicato, i componenti del gruppo di lavoro hanno presentato alcune proposte concrete, su cui è aperto il confronto con le Regioni e, di ogni progetto su cui convergeranno le indicazioni, dovranno essere definiti gli indicatori di risparmio ed efficienza e i criteri di remunerazione.

Ma tra gli altri principi che stanno emergendo, come si legge anche nella relazione del presidente Fofi, Andrea Mandelli, al Consiglio Nazionale, c'è il fatto «che le attività professionali del farmacista, soprattutto il supporto all'aderenza terapeutica, sono da realizzare in team, in sinergia con gli altri attori del processo di cura, a cominciare ovviamente dai medici».
Infine, «un altro elemento eÌ che, come recita il decreto istitutivo del gruppo di lavoro, andranno stabilite anche le modalità concrete di erogazione, cosiÌ da raggiungere una standardizzazione che consenta sia l'omogeneità nel territorio nazionale delle prestazioni rese sia la misurazione dei risultati clinici e socio-economici, da cui dipende la remunerazione delle prestazioni stesse. È evidente che l'aspetto della rilevazione e della valutazione sul piano dell'efficacia e del ritorno economico dell'intervento del farmacista e della farmacia di comunità sarà uno dei passaggi cardine». Nel gruppo di lavoro, continua il documento, «saremo attenti a costruire uno schema in cui siano ben chiari i limiti delle competenze di tutti e sia stabilita una corretta comunicazione tra tutte le figure impegnate nel processo di cura». Facendo anche attenzione a responsabilità e modalità di coordinamento.
Da qui «la necessitaÌ di standardizzare, di fissare requisiti di qualità delle prestazioni e dei servizi che andremo a offrire, ed eÌ anche possibile che si giunga a forme di accreditamento», che possono essere basate anche «sulle competenze professionali acquisite attraverso percorsi formativi riconosciuti». Si tratta di premesse importanti «per far sìÌ che la rete delle farmacie offra in tutto il paese la stessa affidabilità». Non a caso uno dei punti ribaditi dalle Regioni, che devono assicurarsi la presenza di un ritorno - economico, anche come minor spesa in prospettiva, e soprattutto clinico, in termini di out-come di salute - dall'investimento delle risorse, è che i risultati siano riproducibili, uniformi, certificati, quantificabili. 
Intanto, uno dei nodi su cui si è al lavoro, con anche posizioni da conciliare, sono le rispettive competenze dei diversi attori, cioè farmacisti, medici e infermieri, che sono chiamati a trovare modalità di integrazione e di coordinamento.

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