Ordine dei Farmacisti della provincia di Macerata

Chi siamo

L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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Standardizzare e fissare requisiti di qualità delle prestazioni e dei servizi, per fare in modo che la rete delle farmacie offra in tutto il Paese la stessa affidabilità, per porre le basi di una remunerazione strutturata e per favorire l'approccio ai progetti in team multiprofessionali. Ma anche costruire uno schema in cui siano ben chiari i limiti delle competenze di ogni attore e sia stabilita una corretta comunicazione tra tutte le figure impegnate nel processo di cura. Sono questi alcuni dei principi cardine che stanno progressivamente emergendo dal Gruppo di lavoro - costituito il 21 marzo dal Ministero della salute - per la definizione di servizi, criteri e metodologie sulla sperimentazione dei progetti per i quali c'è stato lo stanziamento di 36 milioni di euro della Legge di bilancio 2018 - inizialmente per 9 Regioni, poi ampliato a tutte con un accordo Stato Regioni. Un Tavolo che vede la partecipazione delle rappresentanze di medici (Fimmg e Simg), infermieri (Fnopi), le società scientifiche, tra le quali Utifar, Sifo, dell'ISS e di Agenas, ma anche di Cittadinanzattiva, Fofi, Federfarma, Assofarm, oltre che il coinvolgimento di Altems (università Cattolica di Roma), per la valutazione dell'impatto, a tutto tondo, delle iniziative. Il confronto prevede quattro mesi di lavoro e già da questi primi incontri, l'ultimo la scorsa settimana, sono emerse alcune indicazioni, anche se su alcuni nodi la discussione è aperta.

Un primo punto a emergere, all'inizio del confronto, è stata la indicazione degli ambiti di intervento della farmacia, che sono: 

Servizi cognitivi, con particolare riferimento al supporto all'aderenza terapeutica;
Prevenzione e Prestazioni analitiche di prima istanza, tipo telemedicina e campagne di screening, sul modello per esempio di quelle del colon retto;
Funzioni di front-office, come il servizio CUP o la consegna dei referti;
Assistenza farmaceutica domiciliare.

Per ogni ambito indicato, i componenti del gruppo di lavoro hanno presentato alcune proposte concrete, su cui è aperto il confronto con le Regioni e, di ogni progetto su cui convergeranno le indicazioni, dovranno essere definiti gli indicatori di risparmio ed efficienza e i criteri di remunerazione.

Ma tra gli altri principi che stanno emergendo, come si legge anche nella relazione del presidente Fofi, Andrea Mandelli, al Consiglio Nazionale, c'è il fatto «che le attività professionali del farmacista, soprattutto il supporto all'aderenza terapeutica, sono da realizzare in team, in sinergia con gli altri attori del processo di cura, a cominciare ovviamente dai medici».
Infine, «un altro elemento eÌ che, come recita il decreto istitutivo del gruppo di lavoro, andranno stabilite anche le modalità concrete di erogazione, cosiÌ da raggiungere una standardizzazione che consenta sia l'omogeneità nel territorio nazionale delle prestazioni rese sia la misurazione dei risultati clinici e socio-economici, da cui dipende la remunerazione delle prestazioni stesse. È evidente che l'aspetto della rilevazione e della valutazione sul piano dell'efficacia e del ritorno economico dell'intervento del farmacista e della farmacia di comunità sarà uno dei passaggi cardine». Nel gruppo di lavoro, continua il documento, «saremo attenti a costruire uno schema in cui siano ben chiari i limiti delle competenze di tutti e sia stabilita una corretta comunicazione tra tutte le figure impegnate nel processo di cura». Facendo anche attenzione a responsabilità e modalità di coordinamento.
Da qui «la necessitaÌ di standardizzare, di fissare requisiti di qualità delle prestazioni e dei servizi che andremo a offrire, ed eÌ anche possibile che si giunga a forme di accreditamento», che possono essere basate anche «sulle competenze professionali acquisite attraverso percorsi formativi riconosciuti». Si tratta di premesse importanti «per far sìÌ che la rete delle farmacie offra in tutto il paese la stessa affidabilità». Non a caso uno dei punti ribaditi dalle Regioni, che devono assicurarsi la presenza di un ritorno - economico, anche come minor spesa in prospettiva, e soprattutto clinico, in termini di out-come di salute - dall'investimento delle risorse, è che i risultati siano riproducibili, uniformi, certificati, quantificabili. 
Intanto, uno dei nodi su cui si è al lavoro, con anche posizioni da conciliare, sono le rispettive competenze dei diversi attori, cioè farmacisti, medici e infermieri, che sono chiamati a trovare modalità di integrazione e di coordinamento.

Farmacista33

In un'Europa che invecchia, con un carico della cronicità che cresce, l'assistenza sanitaria primaria è ancora troppo debole e va organizzata dando i giusti incentivi, per esempio "remunerando chi offre servizi di alta qualità ed espandendo il ruolo della farmacia di comunità" e con un uso più efficiente degli operatori sanitari sul territorio, tra questi anche i farmacisti di comunità che "in Usa, Canada, Francia e Italia sono già impegnati a migliorare l'accesso alla salute in aree disagiate dove c'è carenza di medici di base dell'assistenza sanitaria. Queste alcune delle osservazioni riportate dal documento presentato dall'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in occasione del G7 della salute a Parigi, "Realizzare il pieno potenziale delle cure sanitarie primarie" che rilancia il valore delle cure primarie ancora troppo deboli, come dicono i dati riportati nel brief. "In tutti i paesi dell'UE, il 26% dei pazienti cronici non ha ricevuto i test preventivi raccomandati nell'ultimo anno, i ricoveri evitabili per condizioni croniche che dovevano essere trattate in assistenza sanitaria primaria nel 2016 erano pari al 6,1% dei giorni del letto d'ospedale e costano in media almeno 835 milioni di dollari. L'uso inappropriato di antibiotici varia tra il 45% e il 90% e gli alti livelli di consumo di antibiotici aumentano il rischio di infezioni resistenti, che costano vite e denaro".

Secondo l'Organizzazione, sono necessarie nuove strategie per attrarre e mantenere i medici per l'assistenza sanitaria di base e incoraggiare la loro geografica distribuzione omogenea, ancora molti paesi dell'Ocse hanno difficoltà a portare operatori sanitari in aree rurali e remote. E riporta che in Giappone, gli studenti di medicina vengono selezionati in base alla provenienza da aree poco servite e in Germania sono stati adottati norme che limitano la libertà ai medici di avviare la loro attività di assistenza in zone già servite. Anche le competenze sono poco ottimizzate: "L'attuale distribuzione di competenze e compiti tra i team di assistenza primaria sono inefficienti. Secondo al sondaggio dell'OCSE ben il 76% dei medici e il 79% degli infermieri hanno riferito di essere sovra-qualificati per alcuni dei compiti che svolgono". Per l'Ocse anche la durata della formazione è lunga e "rappresenta uno spreco di capitale umano". E cita come buon esempio di riforme quella francese, che "dà agli infermieri ruoli avanzati e amplia il ruolo dei farmacisti comunitari nella prevenzione o gestione di malattie croniche. Questi sforzi consentono un migliore uso della salute capitale umano dei professionisti". E tra i paesi che hanno adottato un uso più efficiente delle competenze degli operatori sanitari, è citata anche l'Italia che insieme agli Stati Uniti, Canada e Francia, come paese in cui "i farmacisti di comunità sono formati per migliorare l'accesso alla prevenzione e alla gestione malattie in aree remote dove c'è carenza di medici di base dell'assistenza sanitaria".

Secondo l'Organizzazione una buona organizzazione di assistenza sanitaria primaria va incentrata sulle persone, basata sul lavoro in team e deve prevedere pratiche multidisciplinaricon una combinazione di operatori sanitari di base; servizi sanitari completiforniti nella comunità; gestione della salute della popolazione, basata sulla stratificazione del rischio per l'attuazione proattiva della gestione di individui e comunità; coinvolgimento dei pazientinel processo decisionale condiviso. Inoltre, non può prescindere da un adeguato incentivo, ma "dal 2018, solo 13 paesi dell'Ocse hanno introdotto nuovi modelli di pagamento per incoraggiare l'assistenza sanitaria di base di alta qualità". In particolare, sono stati introdotti quattro tipi di sistemi di remunerazione. Pagare attività specifiche tra cui il coordinamento delle cure, le attività di prevenzione o la gestione delle malattie (come si è visto in Giappone, Italia o Francia). "Pay-for-performance", cioè premiare fornitori per l'erogazione di cure di alta qualità e, più recentemente, per espandere il ruolo delle farmacie comunitarie (come nel Regno Unito). Pagamenti "a pacchetto", consistenti in un pagamento per paziente cronico che copre il costo di tutti i servizi di assistenza sanitaria forniti dall'intera gamma di fornitori durante un periodo di tempo definito (come visto in Canada). Pagamenti basati sulla popolazione, effettuati a gruppi di operatori sanitari come medici, medici specialisti, reti di pratica o ospedali indipendenti, che coprono la maggior parte dei servizi di assistenza sanitaria per un gruppo definito di popolazione (come a Gesundes Kinzigtal in Germania e nelle case mediche negli Stati Uniti). Infine misurare gli effetti, essenziali per migliorare la qualità dell'assistenza e garantire che i servizi siano in risposta ai bisogni e alle preferenze delle persone, ma viene fatto per confronti internazionali solo in 18 paesi dell'Ocse.

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