Ordine dei Farmacisti della provincia di Macerata

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L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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Quando la farmacia di riferimento sul territorio chiude i battenti, nei pazienti si può verificare un calo dell'aderenza fino alla sospensione della terapia. L'impatto è stato misurato da uno studio americano pubblicato su JAMA Network Open, su un campione di circa 3milioni di pazienti over 50 in terapia con statine, prescritte almeno una volta tra gennaio 2011 e dicembre 2016. Nel 3% del campione, che ha fronteggiato la chiusura della farmacia, i ricercatori hanno notato una sensibile diminuzione dell'aderenza terapeutica già nei primi 3 mesi di monitoraggio. Una riduzione simile è stata riscontrata anche negli utilizzatori di betabloccanti e anticoagulanti orali. 
I dati sono stati elaborati dal team di ricerca guidato da Dima Qato della University of Illinois a Chicago, e pubblicato su Jama Network. Scopo dell'analisi è stato l'individuazione di una possibile associazione fra chiusura delle farmacie e calo nell'aderenza terapeutica. Nella premessa dello studio, i ricercatori sottolineano che la "scarsa aderenza è un fenomeno che riguarda circa il 50% dei pazienti americani in cura con farmaci con prescrizione, utilizzati per lo più dalla popolazione più anziana che incontra molti ostacoli all'aderenza alla terapia, oltre al costo dei farmaci. Una di queste barriere - scrivono ancora - è l'accessibilità alle farmacie, e le chiusure sono di fatto tra gli eventi che diminuiscono tale accessibilità". 
Per valutare la variazione nell'aderenza, è stato esaminato un campione casuale pari al 5% dei monitorati tra il 2011 e il 2016, con rilevamenti su 56.000 farmacie a livello settimanale. Nel campione di farmacie esaminate rientravano quindi sia il 97,1% dei punti vendita di catene sul territorio Usa, sia il 63,9% delle farmacie indipendenti. Il sistema di dati ha inoltre permesso la raccolta di informazioni sulla natura e sul numero delle prescrizioni. I dati hanno poi fornito una stima dei punti vendita chiusi, ossia le farmacie non più operative a livello fisico (cioè non i cambi di proprietà). Delle 59.375 farmacie che hanno segnalato transazioni regolate da prescrizione nel periodo d'esame, 3622 (6,1%) hanno terminato la propria attività.
Lo studio sui pazienti è avvenuto confrontando i valori di aderenza terapeutica all'interno del gruppo "colpito" dalla chiusura delle farmacie in cura con statine (circa 93.000), con i valori del gruppo di controllo, composto da pazienti le cui farmacie di riferimento sono rimaste aperte. Il raffronto ha evidenziato come il 23,8% del gruppo di studio non ha riacquistato il farmaco su prescrizione nei 12 mesi successivi alla chiusura, contro il 12,8% del gruppo di controllo. Risultato simile anche per quanti avevano dimostrato una buona aderenza terapeutica nell'anno precedente alla chiusura: in seguito alla cessata attività della farmacia di riferimento, il gruppo ha evidenziato un calo del 15,3%, contro il 3,5% del gruppo non soggetto a chiusura.
Le analisi hanno poi messo in luce come la diminuzione dell'aderenza vari a seconda dei gruppi di utenti: tra gli utilizzatori di statine, la diminuzione è stata maggiore fra i clienti di farmacie indipendenti o fidelizzati, che acquistavano farmaci presso un unico punto vendita, o che vivevano in un quartiere con meno farmacie.

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Tra le tematiche su cui si intende richiamare l'attenzione nel confronto aperto sul rinnovo del contratto dei dipendenti di farmacia c'è anche quella della tutela del direttore. Una figura che, soprattutto a seguito della Legge Concorrenza, prenderà sempre più piede e che avrà un sempre maggiore carico di responsabilità, come emerge anche dalle modifiche apportate al Codice deontologico l'anno scorso, ma per la quale «è necessario iniziare ad avviare una riflessione all'interno della categoria e introdurre elementi di tutela nella contrattazione». È questo uno degli spunti che emergono dal workshop "Farmacisti non titolari e addetti del settore si confrontano sulle ultime normative che stanno modificando il mondo delle farmacie in Italia: possibilità, rischi e prospettive" organizzato nell'ambito di Cosmofarma venerdì da Fiafant, a cui ha partecipato, tra gli altri, Filcams CGIL nazionale, la sigla confederale di riferimento dell'associazione. Tante le tematiche al centro della riflessione e, non da ultimo, la preoccupazione per la valorizzazione della professionalità del farmacista e del servizio al cittadino. Da sfondo c'è il contratto nazionale dei dipendenti di farmacia privata, scaduto da oltre sei anni e al momento in attesa di un prossimo incontro del tavolo, e quello delle farmacie pubbliche, per il quale sembra essersi riavviata la macchina tra Assofarm e sigle confederali. Ma, nel dibattito, un focus è stato dedicato anche al direttore di farmacia, una via possibile di «carriera» per il collaboratore farmacista, soprattutto in aziende di più grandi dimensioni. Su cui, però, «proprio le modifiche apportate al Codice deontologico l'anno scorso dalla Fofi» ha spiegato Benedetta Mariani, presidente Fiafant, «hanno messo in luce alcune criticità». Il contesto è quello della legge Concorrenza che ha disgiunto la titolarità della farmacia dal farmacista iscritto all'Ordine e soggetto al Codice deontologico: «una titolarità non professionale non è sanzionabile da un punto di vista deontologico. E laddove non sia sanzionabile "l'azienda", il direttore è a tutti gli effetti il primo livello di responsabilità rispetto all'organizzazione e alla gestione della farmacia, in una parola, a quanto avviene in farmacia».
Ecco allora che «a fronte di questa grande responsabilità, il direttore è e rimane un dipendente e come tale è, a tutti gli effetti, sottoposto a gerarchia aziendale. È proprio il nuovo codice deontologico ad aver messo in evidenza la fragilità di questa posizione: quand'anche il direttore venga sottoposto a pressioni aziendali, atte a mettere in campo comportamenti non leciti e non deontologici, ha comunque l'obbligo di farne segnalazione all'Ordine. Il punto, però, che rileviamo è che se il direttore ha obblighi ben precisi, in quella posizione, è, al contempo, privo di tutele».

Questo è un tema «su cui occorre avviare una riflessione» all'interno della categoria: «bisogna pensare alla tutela di chi si prende la responsabilità di fare una segnalazione all'Ordine o a chi di dovere». Anche perché «i contratti nazionali scaduti da troppo tempo non tengono conto delle realtà nuove e delle tutele necessarie». E non a caso uno degli elementi che a livello sindacale si sta avviando «è di portare la questione all'interno del tavolo, per introdurvi qualche elemento di contrattazione». Allo studio c'è anche l'idea di «mettere nel contratto nazionale un riferimento alla recente legge su whistleblowing, che tutela il dipendente, pubblico o privato, che segnala dall'interno dell'azienda comportamenti illeciti», con una tutela rispetto a comportamenti discriminatori e a licenziamenti, con l'onere da parte del datore di lavoro di dimostrare che l'adozione di tali misure siano estranee alla segnalazione mossa dal dipendente. Si tratta di «un tema in espansione anche in Europa, con una direttiva europea in lavorazione». 

Per quanto riguarda il rinnovo del contratto, dalla Filcams CGIL è stato ribadito l'impegno a «portare avanti sui tavoli contrattuali aperti» come si legge su Farmacie.Blog, di Fiafant, «le rivendicazioni di tutti i collaboratori di farmacia (farmacisti e non) e a sostenere gli strumenti anche di comunicazione e organizzazione messi in campo per coinvolgere i lavoratori nei percorsi di trattativa». A essere stato sottolineato è che nel corso degli interventi anche della parte datoriale a Comsofarma del contratto è stato fatto solo un «cenno, in riferimento alla necessità di formazione di tutta la squadra sottolineando come nel rinnovo i collaboratori vanno gratificati ma anche spinti a formarsi di più. I percorsi di formazione continua e l'assistenza sanitaria integrativa sono tra le richieste che fanno da tempo nella trattativa i sindacati confederali. Chi ha detto che i farmacisti italiani sono i più preparati d'Europa invece si è forse dimenticato che quelli che lavorano in farmacie non proprie (di chiunque siano) sono anche tra i più sottopagati».

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