Ordine dei Farmacisti della provincia di Macerata

Chi siamo

L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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Sono passati sei anni dalla scadenza dell'ultimo contratto nazionale dei dipendenti di farmacia privata, con uno stipendio fermo da troppo tempo e una situazione economica non più sostenibile. È questa la premessa che fa dire che «il rinnovo del contratto è indispensabile» perché, questo, «anche in considerazione del tempo trascorso dalla scadenza del precedente» è l'unico strumento per rispondere alla esigenza di «un incremento economico adeguato», quanto mai necessario ai dipendenti e alle famiglie che di quello stipendio vivono, a fronte di un costo della vita che non aspetta rinnovi per aumentare. Ma è anche la necessità, ormai non più procrastinabile, di un adeguamento normativo del contratto, di una valorizzazione della professionalità al banco, che ne rende non più rinviabile il rinnovo. A lanciare l'allarme sono le sigle confederali che rappresentano i lavoratori al tavolo con Federfarma (Filcams CGIL, Fisascat CISL, UILtucs), in un comunicato congiunto, diffuso all'indomani dell'incontro di lunedì. 

Se, insieme al rinnovo, «un incremento economico adeguato» è indispensabile, «al contempo, a fronte della trasformazione del settore, è stato ribadito quanto sia utile per tutti rinnovare il contratto collettivo nazionale di lavoro come strumento condiviso di gestione del cambiamento delle normative e del contesto». Questo anche per «rispondere alla professionalità del settore» e non da ultimo per «introdurre elementi di welfare (come la sanità integrativa), già presenti da tempo in altri settori». Sulla «necessità di arrivare a un rinnovo per adeguare l'articolato contrattuale ormai datato» c'è condivisione anche con «l'associazione datoriale che tuttavia, lamentando le conseguenze delle modifiche normative degli ultimi anni sui risultati economici e sul futuro di molte farmacie, ha ribadito le sue richieste riguardanti l'estensione della flessibilità e la riduzione dei permessi, come strumenti necessari (dal proprio punto di vista) per la gestione di orari di apertura più ampi che in passato. A giudizio di Federfarma, queste disponibilità costituiscono la condizione per affrontare il rinnovo del contratto». 

Punti, invece, su cui le organizzazioni sindacali si erano già espresse nell'incontro preparatorio che ha preceduto il tavolo di trattativa: resta «ferma la posizione in riferimento al numero, alla fruizione dei permessi e alla gestione delle flessibilità in tema di orario e organizzazione del lavoro». Così, scrivono nel comunicato congiunto, «pur approfondendo con un'ampia discussione tutti i temi posti al tavolo, abbiamo manifestato la nostra difficoltà rispetto alle reiterate richieste dell'associazione datoriale riguardo a questi due argomenti. L'incontro si è concluso con la conferma reciproca di distanze significative e la necessità di ulteriori riflessioni per entrambe le parti». Ma da parte delle sigle confederali, «si sta predisponendo una iniziativa pubblica sul valore del lavoro in farmacia, che porti l'attenzione su professionalità, formazione, servizi, responsabilità dei collaboratori di farmacia»

Farmacista33

Misurare l'impatto delle proposte di autonomia differenziata presentate dalle Regioni sulla finanza pubblica e sulla tenuta di tutti i servizi sanitari regionali e superare le differenze tra i diversi sistemi sanitari regionali con un Piano Nazionale di Azione per il contrasto alle diseguaglianze. È forse la più urgente e audace tra le sei richieste al Governo e alle Regioni con cui gli Ordini delle professioni sanitarie oggi a Roma chiamano l'opinione pubblica alla mobilitazione per la tutela del servizio sanitario nazionale. Le altre richieste che vengono formulate alla presentazione del Manifesto dell'alleanza dei professionisti della salute per un nuovo servizio sanitario nazionale sono: intensificare la collaborazione governo-regioni-ordini perché il Ssn garantisca "effettivamente e uniformemente i diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini"; rispettare i principi costituzionali di uguaglianza, solidarietà, universalismo ed equità alla base del Ssn; adottare iniziative per parametrare il fabbisogno regionale standard anche in base alle carenze infrastrutturali, alle condizioni geomorfologiche e demografiche e alle condizioni di deprivazione e di povertà sociale. La sesta richiesta è come un obiettivo: scongiurare il rischio che sia pregiudicato il carattere nazionale del nostro Servizio sanitario. 

A Roma si confrontano con gli esperti di CREA Sanità e Censis, oltre che con Cittadinanzattiva, rappresentanti di Fnomceo, degli infermieri Fnopi, dei Tecnici e delle altre professioni sanitarie (FNOTSMR-PSTRP), dei farmacisti Fofi, di veterinari, psicologi, biologi, ostetrici, chimici fisici ed assistenti sociali. Che lanciano un guanto di sfida alla volontà di autonomia delle regioni e in particolare ai protocolli alla firma del governo di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto: «Il Governo deve sollecitare le Regioni al rispetto dell'articolo 2 della Costituzione che ricorda alle Istituzioni i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale su cui deve fondarsi la vita del Paese, dell'art. 3 (eguaglianza dei cittadini) e dell'art. 32 della Costituzione (tutela della salute)". Nelle intenzioni dei firmatari, al tavolo di confronto sulle politiche sanitarie dovranno partecipare i rappresentanti dei cittadini. E vanno attivati in tutte le Regioni i recenti protocolli che aprono al rapporto diretto con le professioni sanitarie.

I cittadini devono farsi parte attiva a loro volta. Tra i principali artefici del Manifesto è il presidente Fnomceo Filippo Anelli che sottolinea: «Il Servizio sanitario nazionale dopo 40 anni dalla sua istituzione rappresenta uno strumento in grado di garantire a tutti i cittadini elevati livelli di tutela della salute individuale e pubblica, con indicatori di salute tra i migliori al mondo. Vi sono certo ambiti di miglioramento». In particolare, «è necessaria una riforma che possa restituire fiducia agli operatori sanitari, riconoscendo loro maggiore responsabilità attraverso la definizione di un nuovo ruolo capace di garantire la salute dei cittadini e allo stesso tempo di farsi carico della sostenibilità del sistema». 

Solidali gli infermieri con la presidente Fnopi Barbara Mangiacavalli che osserva come l'infermiere abbia difficoltà ad essere vicino al paziente allo stesso modo in tutte le Regioni. «Due dati per comprendere: il rapporto infermieri pazienti che studi internazionali indicano come ottimale per abbattere la mortalità del 20% è di un infermiere ogni sei pazienti. In Italia abbiamo Regioni come la Campania che sono a un infermiere ogni 17 pazienti e altre come il Friuli-Venezia Giulia con un infermiere ogni 8 pazienti. La carenza di infermieri, soprattutto sul territorio e quindi accanto ai più fragili e bisognosi di assistenza continua è di circa 50-53mila unità, ma ci sono Regioni dove i numeri sono a posto e Regioni dove l'assenza di organici è pesante e mette l'assistenza a rischio (in Campania sono circa il 48% in meno di quelli necessari, sono il 55% in meno in Calabria e il 56% in Sicilia). L'Italia si deve uniformare in questo, non dividere ancora». 

Farmacista33

 

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