Ordine dei Farmacisti della provincia di Macerata

Chi siamo

L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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Contratto, occupazione, rappresentatività, formazione, parafarmacie, ricetta elettronica e abusivismo professionale, questi i temi affrontati in una lunga intervista da Andrea Mandelli pubblicata dall'house organ della Fofi, nella quale il presidente della Federazione risponde alle istanze provenienti dalle varie rappresentanze di categoria.
La prima cosa su cui risponde è l'accusa, «infondata», di occuparsi solo di titolari e di farmacie. Mandelli sottolinea che la stragrande maggioranza degli iscritti agli Ordini opera nelle farmacie di comunità, dunque «come non occuparsene?»; ma precisa che la farmacia dei servizi, «presidio polifunzionale che ospita professionisti in grado di erogare servizi cognitivi, è centrato sul ruolo professionale e i collaboratori sono di gran lunga la componente maggioritaria» e quando si parla di standard e di accreditamento si parla «di competenze e abilità del farmacista che ci lavora, che diviene a quel punto il vero asset strategico del presidio. La nostra linea punta inevitabilmente ad accrescere anche il potere contrattuale del farmacista collaboratore proprio perché sarà sulle sue competenze professionali che si baserà sempre più l'attività della farmacia».

Ma proprio in tema di rinnovo contrattuale, Sinasfa e Conasfa, rappresentanze dei non titolari, lamentano la scarsa partecipazione della Fofi. Cosa non vera secondo Mandelli, visto che la Fofi «ha aperto un tavolo di confronto sul rinnovo contrattuale con le rappresentanze sindacali». Trattative in ogni caso non semplici, anche in considerazione della «fragilità economica, preoccupante, che riguarda in particolare le farmacie di medie e piccole dimensioni, con un sensibile aumento dei fallimenti. Per questo auspichiamo una rapida chiusura del rinnovo della Convenzione che porti a un miglioramento del quadro complessivo».

Altro punto nevralgico, le società di capitale: c'è chi sostiene che forse sarebbero datori di lavoro migliori dei titolari tradizionali. Anche qui la replica è chiara. Da presidente dell'Ordine di Milano, Lodi e Monza Brianza Mandelli ricorda che le comunali milanesi sono da tempo in mano a una multinazionale «e le lamentele che ci vengono dagli iscritti che operano in quelle farmacie sono esattamente sovrapponibili a quelle dei loro colleghi delle private convenzionate: si può dire che non c'è nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo». Non solo, ma la «Federazione ha espresso altresì forte contrarietà per la tipologia di inquadramento contrattuale dei farmacisti che operano negli esercizi di vicinato di proprietà delle cooperative e dei capitali, che non sempre è coerente con il ruolo professionale svolto».

Molto si è detto, negli ultimi tempi, sui problemi occupazionali dei laureati in Farmacia. La Federazione, da parte sua, ha messo a punto, con la Fondazione Cannavò, «un sistema, Farma Lavoro, per agevolare la ricerca e l'offerta su base nazionale. Un'operazione, anche di trasparenza, che non mi pare sia stata pensata per altre professioni, e che ogni mese registra un aumento dei risultati positivi per gli utenti. A fine maggio erano state pubblicate 9.704 inserzioni di ricerca di collaboratori e ne sono andate a buon fine 3445: numeri forse piccoli, ma reali». Altri sbocchi occupazionali da perseguire? Le proposte della Fofi ci sono: il farmacista nutrizionista, così come il Ddl presentato in Senato nella precedente legislatura dallo stesso Mandelli e da Luigi D'Ambrosio Lettieri sulla «presenza obbligatoria del farmacista in tutte le strutture sanitarie e assistenziali in cui si fa uso di farmaci. Temo che qualcuno pensi che basti formulare una proposta per vederla accettata e concretizzata in tempi brevi».

Quanto alla riforma dell'accesso al corso di laurea, la proposta della Fofi di "numero programmato" non ha raccolto consensi unanimi. Mandelli nega si tratti di difesa della casta, tutt'altro: «O si interviene subito programmando in via transitoria gli accessi a livello nazionale o si crea un esercito di disoccupati nei quali le società di capitali potranno tranquillamente reclutare a condizioni per loro sempre più vantaggiose». Riguardo invece la riforma del corso di laurea «abbiamo avviato un percorso con la Conferenza dei Direttori di Dipartimento e stiamo studiando anche una revisione dell'esame di Stato, sempre per tenere conto delle nuove competenze che si richiedono al farmacista già oggi e sempre più in futuro».

Tornando ai non titolari, a chi lamenta nel contratto la scarsa considerazione della difficoltà dei collaboratori a soddisfare gli obblighi formativi Mandelli replica che Fofi ha «proposto e ottenuto il Dossier formativo del farmacista e messo disposizione di corsi Fad gratuiti, potenziato l'autoformazione e ricavato un ruolo degli Ordini nel decidere il numero di crediti da attribuire ai fini degli obblighi formativi per alcune attività diverse dall'Ecm tradizionale, quali il volontariato e la partecipazione agli eventi della professione». Fermo restando che, «malgrado l'offerta della Federazione di corsi gratuiti di alto livello, va segnalata una partecipazione degli iscritti ancora insufficiente».
Ricorrenti le critiche da parte di Mnlf, Fnpi e Culpi, sigle delle parafarmacie: Fofi troppo vicina ai titolari. La premessa è nota: «La nostra posizione sugli esercizi di vicinato è chiara da sempre: sono il frutto di una liberalizzazione studiata apparentemente per favorire il cittadino, ma in realtà, avendo in mente le necessità di altri attori economici, ben diversi dai singoli farmacisti. Tanto che fu preceduta da raccolte di firme, pagine pubblicitarie sui grandi quotidiani e altre iniziative consimili da parte di gruppi della Gdo». È vero, gli esercizi di vicinato hanno ottenuto nel frattempo l'ampliamento alla galenica officinale, ai farmaci veterinari soggetti a prescrizione, «ma non è cambiato nulla perché il drive rimane lo stesso: concorrenza sul prezzo e grandi volumi di vendita sono la condizione necessaria, che però non è alla portata del singolo professionista nel piccolo esercizio. È un dato che emerge anche dalle analisi di istituti indipendenti: Iqvia, per esempio, riporta per il periodo marzo 2017-marzo 2018 un fatturato medio dei corner della Gdo (farmaco in libera vendita e prodotti salutistici) superiore di quasi quattro volte a quello delle farmacie e più di 10 volte superiore a quello medio delle parafarmacie, mentre nel 2016 attestava un fatturato globale praticamente equivalente tra i 360 corner e gli oltre 4.346 esercizi di vicinato censiti quell'anno. Sbaglierò, ma mi sembra difficile su queste basi negare che una crisi vi sia. Non si spiegherebbe altrimenti la richiesta di ulteriori ampliamenti della sfera di attività degli esercizi di vicinato: come la fascia C soggetta a prescrizione e la farmacia non convenzionata». Il tavolo avviato dalla Fofi è ancora aperto, nonostante le varie forme di ostracismo messe in atto dalle sigle citate: «Gli incontri in streaming, le contrapposizioni pubbliche a colpi di slogan sono un'altra partita che riteniamo non sia producente per nessuno e non contribuisce ad affrontare questa materia con la dovuta serenità e spirito costruttivo. C'è da trovare una soluzione a una crisi che sta danneggiando i colleghi che hanno creduto in questo modello. E dobbiamo preoccuparci dei colleghi titolari di sola parafarmacia, non certo dei fondi di investimento che le stanno comprando e nemmeno - sia chiaro - dei tantissimi titolari di farmacia che hanno usato gli esercizi commerciali per fare concorrenza ai vicini».

Infine, un cenno alla lotta condotta dagli Ordini provinciali all'abusivismo professionale, fenomeno marginale ma che reca discredito alla categoria, e all'eventualità che la ricetta elettronica venga estesa anche ai farmaci non rimborsati dal Ssn: potrebbe ridurre la dispensazione dell'etico senza prescrizione? «Questo ampliamento, e soprattutto l'applicazione del Dossier farmaceutico all'interno del Fascicolo sanitario elettronico, potrebbe contribuire a ridurre i casi in cui il farmacista si trova ad anticipare il farmaco in attesa della prescrizione. E voglio ricordare che questa via è stata indicata a suo tempo dalla Federazione e risolverebbe molti problemi oltre a questo. Peraltro, eviterei di spacciare la dispensazione senza ricetta come un'abitudine generalizzata. Sono fortunatamente una maggioranza i farmacisti che operano correttamente e a loro va il mio ringraziamento».

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Con la Rev l'attenzione al farmaco veterinario è aumentata da parte di tutti e c'è, in particolare, un tema che sta destando preoccupazione da parte dei farmacisti, con alcuni che segnalano situazioni non sempre chiare: la possibilità, per il medico veterinario, di consegnare un farmaco della propria scorta al proprietario dell'animale, non solo a seguito dell'inizio della terapia in ambulatorio, ma anche per il proseguimento della terapia al domicilio. 
Vale la pena allora fare un punto sulla normativa e sul tema abbiamo sentito Maurizio Cini, presidente Asfi e docente all'Università di Bologna. Tale possibilità è legata alla modifica introdotta dall'articolo 13 della legge Balduzzi (8 novembre 2012, n. 189) al cosiddetto Codice del farmaco veterinario (Dlgs 193/2006), in particolare al comma 3 dell'articolo 84. In precedenza, infatti, era possibile per "il medico veterinario nell'ambito della propria attività e qualora l'intervento professionale lo richieda, consegnare all'allevatore o al proprietario degli animali le confezioni di medicinali veterinari della propria scorta se da lui utilizzate". Il riferimento era, di fatto, alla confezione di inizio terapia. Con la legge Balduzzi questo riferimento (ndr, se da lui utilizzate) è stato soppresso, rendendo in questo modo possibile la consegna delle confezioni anche se non utilizzate e, di fatto, anche per il proseguimento della terapia. A essere state aggiunte, poi, dalla legge Balduzzi sono anche le modalità di gestione di tali farmaci: "Il medico veterinario, in deroga a quanto stabilito dal comma 4 del presente articolo e dall'articolo 82, registra lo scarico delle confezioni da lui non utilizzate". Diverso è il "caso degli animali destinati alla produzione di alimenti", per i quali la situazione non è stata modificata: è possibile consegnare solo le confezioni "da lui già utilizzate, allo scopo di iniziare la terapia in attesa che detto soggetto si procuri, dietro presentazione della ricetta redatta dal medico veterinario secondo le tipologie previste, le altre confezioni prescritte per il proseguimento della terapia medesima, fermi restando gli obblighi di registrazione di cui all'articolo 15 del Decreto legislativo 16 marzo 2006, n.158, e successive modificazioni".
«Nel momento in cui sono state introdotte queste modifiche», spiega Cini, «non è stata data al tema particolare rilevanza». Oggi, «probabilmente complice la Rev e la maggiore attenzione che si sta dando al settore», la situazione sta emergendo e sta destando preoccupazioni tra i farmacisti, che si interrogano sull'entità del fenomeno. 
Se il veterinario può consegnare i farmaci della propria scorta, quali limiti ci sono alla costituzione della "scorta"? «Dalla normativa non molti, di fatto, e anche su questo punto la situazione è andata ammorbidendosi nel corso del tempo». D'altra parte, continua Cini, «c'è di fondo una sorta di ambiguità: nella legge il termine utilizzato è "consegnare", che rimanda all'atto di mettere in mano al proprietario dell'animale il farmaco. Tuttavia, resta il tema di come il medico veterinario rientri del valore economico del farmaco consegnato al proprietario. Anche con il sistema Rev il veterinario ha la possibilità di acquistare farmaci direttamente dal produttore o dal grossista per la propria scorta, di norma a un prezzo inferiore rispetto al prezzo al pubblico indicato sulla confezione, che è inteso appunto come prezzo massimo. Il veterinario, viene da pensare, potrebbe far rientrare all'interno della fattura relativa alla prestazione effettuata i costi sostenuti, ma viene da chiedersi quale sia la questione fiscale laddove vi sia un eventuale ricarico. Di certo, a ogni modo, non essendo soggetto autorizzato alla vendita di medicinali, non può emettere scontrino dello stesso». Credo», è la conclusione, «che sul tema andrebbe fatta maggiore chiarezza e che sarebbe opportuno un interessamento da parte della categoria».

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