Depressione, dai probiotici un supporto alla terapia con farmaci antidepressivi
In uno studio, pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry, un gruppo di ricerca delle Cliniche psichiatriche universitarie di Basilea (UPK) ha dimostrato che i probiotici possono supportare il trattamento con antidepressivi e alleviare la depressione.
La flora intestinale influenza la psiche.
È noto da studi precedenti che i pazienti con depressione mostrano una prevalenza superiore alla media di problemi intestinali e digestivi. Se la flora intestinale delle persone depresse viene impiantata in topi allevati in condizioni sterili, cioè senza flora intestinale, anche gli animali sviluppano un comportamento simil-depressivo. Ad esempio, sono meno energici e mostrano un minore interesse per l'ambiente circostante rispetto ai loro coetanei. I ricercatori sospettano quindi che la composizione della comunità batterica nell'intestino svolga un ruolo importante nei sintomi depressivi. Nel nuovo studio, i ricercatori, guidati da André Schmidt e da Undine Lang, hanno studiato sistematicamente gli effetti dei probiotici sui pazienti con depressione. Tutti i partecipanti, ricoverati presso le Cliniche psichiatriche universitarie di Basilea (UPK), hanno ricevuto un probiotico o un placebo per 31 giorni, oltre agli antidepressivi. I ricercatori hanno effettuato una serie di test sui partecipanti immediatamente prima del trattamento, alla fine dei 31 giorni e di nuovo quattro settimane dopo.
I probiotici supportano il trattamento antidepressivo
L'analisi mostra che, sebbene i sintomi depressivi siano diminuiti in tutti i partecipanti grazie al trattamento antidepressivo generale, si è verificato un miglioramento maggiore nei soggetti del gruppo probiotico rispetto al gruppo placebo. Inoltre, la composizione della loro flora intestinale è cambiata, almeno temporaneamente: nel gruppo probiotico, l'analisi dei campioni di feci ha rivelato un aumento dei batteri lattici alla fine del trattamento, effetto che è stato accompagnato da una riduzione dei sintomi depressivi. Tuttavia, il livello di questi batteri intestinali che promuovono la salute è nuovamente diminuito nelle quattro settimane successive. "Può darsi che quattro settimane di trattamento non siano sufficienti e che ci voglia più tempo per stabilizzare la nuova composizione della flora intestinale", spiega Anna-Chiara Schaub, una delle autrici principali dello studio.
Cambiamento nell'elaborazione degli stimoli emotivi
Un altro effetto interessante dell'assunzione di probiotici è stato osservato in relazione all'attività cerebrale, analizzata attraverso la risonanza magnetica funzionale (fMRI). Nei pazienti con depressione, alcune regioni cerebrali per l'elaborazione emotiva si comportano in modo diverso rispetto agli individui con una buona salute mentale. Dopo quattro settimane di probiotici, questa attività cerebrale si è normalizzata nel gruppo probiotico ma non nel gruppo placebo. "Sebbene l'asse microbioma-intestino-cervello sia stato oggetto di ricerca per diversi anni, i meccanismi esatti devono ancora essere completamente chiariti", afferma Schaub. "Con una conoscenza aggiuntiva dell'effetto specifico di alcuni batteri, potrebbe essere possibile ottimizzare la selezione e utilizzare la migliore miscela per supportare il trattamento della depressione", conclude la ricercatrice.
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Abilitazione professionale e lauree abilitanti, fissate le regole per l'esame di stato semplificato. Ecco la procedura
Stabilite le modalità semplificate di svolgimento dell'esame di Stato di abilitazione alla professione di farmacista per coloro che hanno conseguito o conseguono la laurea in base all'ordinamento didattico che non fa ancora riferimento alla cosiddetta laurea abilitante. La disposizione è contenuta in un Decreto interministeriale (570/22) pubblicato e attualmente in corso di registrazione alla Corte dei Conti. Ecco che cosa si prevede.
Laurea abilitante: iter in avanzamento
Il Decreto fa parte del processo di riforma della cosiddetta laurea abilitante - sancito con la legge 163/2021 -, finalizzato a semplificare le procedure per l'abilitazione all'esercizio di alcune professioni regolamentate - odontoiatra, farmacista, veterinario e psicologo -, in modo da rendere l'esame conclusivo del corso di studi universitario abilitante all'esercizio professionale e accelerare l'ingresso nel mercato del lavoro. Ma, più in generale, con tale riforma si è voluto porre le basi per una modifica dell'ordinamento universitario, una revisione e potenziamento del tirocinio pre lauream e un adeguamento del corso di studi. Si tratta di quadro normativo, comunque, che necessita di decreti attuativi che lo dettaglino e sostanzino - oltre che un passaggio da parte delle Università -, e su cui, da tempo, è al lavoro un Tavolo, a cui partecipano, tra gli altri, oltre ai Ministeri Miur e Salute, il Cun, il Crui, la Consulta nazionale degli studenti, nonché la Fofi. Il percorso avviato - sulla base della richiesta che era stata avanzata da Fofi - mira, infatti, anche a realizzare un ammodernamento dei curricula, per meglio dar conto della evoluzione del ruolo della professione nel contesto sanitario e sociale del Paese.
Esame semplificato: ecco cosa prevede il Decreto
Nelle more del completamento del percorso di riforma, con la pubblicazione del Decreto interministeriale, è stato fatto un ulteriore passaggio e fissata la "disciplina transitoria", relativa alle modalità semplificate di espletamento dell'esame di Stato. Secondo quanto si prevede, "coloro che hanno conseguito o conseguono il diploma di laurea o la laurea specialistica in Farmacia e Farmacia industriale - classe 14/S e classe LM-13 - si abilitano all'esercizio della professione di farmacista a seguito del superamento di un esame di Stato, da svolgersi con le modalità semplificate". Tale indicazione vale anche per "chi abbia conseguito o consegua all'estero un titolo di studio riconosciuto idoneo".
Nel dettaglio, "l'esame semplificato si sostanzia nello svolgimento di un'unica prova orale volta ad accertare la preparazione culturale del candidato nonché le nozioni, le competenze e le abilitaÌ riguardanti il profilo professionale del farmacista". In particolare, viene fatto "riferimento ai seguenti ambiti: deontologia professionale; conduzione e svolgimento del servizio farmaceutico; somministrazione/dispensazione, conservazione e preparazione dei medicinali; prestazioni erogate nell'ambito del Servizio sanitario nazionale; informazione ed educazione sanitaria della popolazione; gestione imprenditoriale della farmacia nonché tutti i servizi previsti dalla normativa vigente.
La prova eÌ valutata con una votazione espressa in centesimi. L'abilitazione eÌ conseguita con una votazione di almeno 60/100. La commissione giudicatrice dell'esame di Stato" nominata con decreto rettorale "ha composizione paritetica ed eÌ costituita da almeno quattro membri. I membri della commissione giudicatrice sono, per la metaÌ, docenti universitari designati dall'ateneo, uno dei quali ha funzione di Presidente della commissione, e, per l'altra metaÌ, farmacisti designati dall'Ordine dei farmacisti della provincia nella quale ha sede l'ateneo di riferimento, iscritti da almeno cinque anni al relativo Albo professionale". Sul punto, in una recente circolare Fofi, viene chiesto agli Ordini di accelerare "i contatti con i referenti delle Università per la costituzione delle Commissioni".
Le preoccupazioni di studenti e neolaureati
Quanto alle sessioni dell'esame di Stato implicate dal decreto, "relative agli anni 2022, 2023, 2024, 2025 e 2026, sono indette con ordinanza del Ministro dell'università e della ricerca. Decorsi cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge" sulle lauree abilitanti (in Gazzetta il riferimento è al 04/12/2021), "il laureato può chiedere a un ateneo sede del corso di laurea magistrale in Farmacia e farmacia industriale di sostenere l'esame di Stato semplificato nelle sedute previste per lo svolgimento della prova pratica valutativa".
Per quanto riguarda le date di esame di quest'anno sono state fissate al 25 luglio e al 17 novembre 2022.
Sulla tematica, si erano sollevate le preoccupazioni degli studenti e dei neolaureati in Farmacia, che si sono ritrovati in una fase di passaggio da un ordinamento all'altro, con poche certezze (si veda Farmacista33 del 21 maggio 2022, articolo a firma di Sergio Cattani). "L'attesa della definizione delle modalità di svolgimento dell'esame lascia poco tempo per un'adeguata preparazione" avevano riferito a Farmacista33 alcuni studentesse e studenti. "Stiamo perdendo molte proposte lavorative, anche a tempo indeterminato, in un momento storico in cui l'urgenza di assumere nuovo organico nelle farmacie è persistente e generalizzata". A pesare anche "le tasse da pagare" che "vanno da 300 a 500 euro complessivi, a seconda dell'ateneo".
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Competenze professionali gestionali: nuovi corsi di perfezionamento per farmacisti. Accordo Altems e Fondazione Cannavò
Nasce una collaborazione a largo raggio tra la Fondazione Cannavò e l'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari (Altems) che prevede corsi di perfezionamento per farmacisti che hanno l'obiettivo di evidenziare l'evoluzione del ruolo e le competenze del farmacista per rispondere alle sfide in termini di sviluppo delle competenze professionali gestionali.
Incrementare competenze per accrescere ruoli e responsabilità
Il ruolo del farmacista territoriale e la funzione della farmacia di comunità hanno acquisito nell'ultimo periodo un peso sempre maggiore, dimostrando una grande capacità di efficacia e di intervento nelle politiche assistenziali del territorio. Le farmacie rappresentano il primo presidio per il paziente e la porta d'ingresso al Servizio Sanitario Nazionale ed è per questo che appare indispensabile incrementare le competenze professionali per accrescere ruoli e responsabilità del farmacista di comunità: dalla legislazione sulla farmacia dei servizi alla convenzione farmaceutica e, ancora, dalla sanità digitale all'empowerment e alla gestione dell'online.
Altems da sempre si impegna nel creare un contesto istituzionale adatto allo sviluppo dell'alta formazione nel campo dell'economia e del management sanitario e a oggi, grazie alla convergenza delle competenze della Facoltà di Medicina e Chirurgia "A. Gemelli", della Facoltà di Economia e del Corso di Laurea in Farmacia garantisce un'ampia gamma di attività in grado di rispondere alle esigenze di sviluppo di competenze professionali in ambito economico-gestionale per il settore "salute" nella sua più ampia accezione.
Americo Cicchetti, Direttore Altems, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale e Docente di gestione del personale presso la Facoltà di Economia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, afferma che "questa collaborazione assume particolare rilevanza non solo per Altems ma per l'Università Cattolica, che presso la sede di Roma - da diversi anni - ha intrapreso un investimento per fornire alla farmacia e alla professione del farmacista, percorsi di sviluppo manageriale che completano l'offerta del Corso di Laurea in farmacia attivato dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia "A. Gemelli" sfruttando le competenze della Facoltà di Economia. Nell'ormai consolidato rapporto istituzionale con FOFI, la collaborazione con la Fondazione Cannavò permette di costruire una nuova piattaforma per lo sviluppo di competenze indispensabili per consolidare il ruolo della farmacia e del farmacista nel Servizio sanitario nazionale".
"Sono lieto di annunciare, a nome della Fondazione Francesco Cannavò - dichiara Luigi D'Ambrosio Lettieri, Presidente di Fondazione Cannavò, - questa importante collaborazione con Altems e con l'Università Cattolica nella certezza che le proficue sinergie che sapremo sviluppare concorreranno alla promozione delle competenze scientifiche e professionali necessarie ai farmacisti riusciremo ad offrire ai farmacisti per garantire la qualità e l'appropriatezza delle prestazioni erogate in un contesto sanitario in profonda evoluzione che assegna alla farmacia italiana una funzione strategica nelle attività di prevenzione e assistenziali. Siamo sempre stati convinti, infatti, che il costante adeguamento del patrimonio dei saperi è un presupposto imprescindibile per restare sempre connessi con il progresso delle scienze, con i bisogni della comunità e con le esigenze del mercato".
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Fascicolo sanitario elettronico, sottoutilizzo e disomogeneità. Previsti servizi per farmacisti
Al potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico sono destinati 1,38 miliardi di euro dal Pnrr, che, tra i requisiti obbligatori, fissa anche il suo impiego da parte dei farmacisti nello svolgimento delle funzioni di verifica dell'aderenza alle terapie e delle possibili reazioni avverse. Ma l'erogazione dei fondi da parte della Commissione Europea è legata a due obiettivi specifici: da un lato è necessario raggiungere l'85% dei medici di base che alimentino il Fascicolo sanitario elettronico e dall'altra va adottato da parte di tutte le Regioni. Obiettivi che non sembrano poi così prossimi, date le criticità che ancora oggi vengono segnalate.
Fse: ancora sottoutilizzato e troppe difficoltà di attuazione
A tornare sulla difficoltà di attuazione di questo strumento e sulla disomogeneità di utilizzo è Dataroom, la rubrica del Corriere della sera a cura di Milena Gabanelli, che, in un approfondimento di lunedì, firmato anche da Simona Ravizza, ha preso come riferimento gli ultimi due anni. "Su 100 prestazioni erogate, 91 sono consultabili dentro l'Fse in Emilia-Romagna, 60 in Toscana, 43 in Piemonte, 31 in Lombardia, 27 in Basilicata, 19 in Lazio, 4 in Sicilia, 3 in Liguria, 1 in Calabria e in Campania. Questi dati emergono dalle Linee guida per l'attuazione del fascicolo sanitario elettronico", che rappresentano l'indirizzo strategico unico a livello nazionale per il periodo 2022-2026 e che ha tracciato una mappa della situazione attuale.
"A parte i referti di laboratorio, che normalmente vengono pubblicati, nel terzo trimestre 2021 dentro al fascicolo non c'è traccia di una lunga serie di prestazioni:
1) il 65% degli esiti esami istologici (anatomia patologica), mentre 14 Regioni su 21 sono a zero (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Molise, Provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana e Umbria);
2) il 45% dei referti delle visite specialistiche: 11 Regioni non ne pubblicano nemmeno uno (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Toscana e Umbria);
3) il 40% dei risultati radiologici: zero in 8 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Sicilia);
4) il 35% dei verbali di Pronto soccorso: zero in 7 Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Liguria, Molise e Sicilia);
5) il 35% delle lettere di dimissione ospedaliera: zero in 7 Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, provincia autonoma di Bolzano e Sicilia) (qui il documento).
Per quel che riguarda il cittadino, "oltre a poter consultare gli esiti dei propri esami del sangue (e questo avviene quasi sempre) era stato promesso l'accesso al proprio libretto vaccinale e la possibilità di scegliere o cambiare il proprio medico di famiglia: in 9 Regioni non è possibile fare la prima cosa, in altre 9 la seconda. In 11 non è possibile pagare le prestazioni, e in 14 fare le autocertificazioni delle esenzioni per reddito. Se guardiamo le statistiche nel 2021, solo il 38% della popolazione conosceva l'esistenza del Fse e lo usava il 12%. La pandemia ne ha fatto scoprire l'utilizzo: per scaricare i referti dei tamponi, i certificati vaccinali e il green pass. Ma ancora oggi la percentuale di diffusione è bassa: il 55% sa che esiste, il 33% lo usa".
Cresce uso canale digitale per farmaci e terapie, ma Fse non idoneo
Secondo la ricerca condotta dall'Osservatorio Innovazione Digitale in SanitaÌ della School of Management del Politecnico di Milano, "i pazienti che utilizzano il FSE, nonostante riscontrino benefici legati alla gestione di aspetti amministrativi e logistici, non riescono a ottenere dallo strumento informazioni fondamentali legate al rispetto del piano di cura. Sebbene cresca la propensione dei cittadini a utilizzare i canali digitali rispetto a problemi di salute e malattie (69%), rispetto a farmaci e terapie (65%) e per cercare di formulare una propria diagnosi sulla base dei sintomi (62%), il FSE non rappresenta ad oggi un punto di riferimento per acquisire tali informazioni".
Fondi Pnrr possono aiutare ma serve regia unica
Nel complesso, si legge direttamente nelle Linee guida, a oggi "lo stato di attuazione del FSE nelle diverse regioni" è ancora limitato e "ad oggi nel panorama nazionale si denotano importanti lacune e disomogeneitaÌ". In particolare, "il nucleo minimo dei documenti clinici previsti non è stato pienamente implementato in tutte le Regioni, limitando significativamente l'utilità effettiva del FSE. D'altra parte, lo strumento "contiene prevalentemente documenti clinici con dati non strutturati", spesso in Pdf, e viene "implementato in maniera disomogenea nelle Regioni, sia in termini di contenuti che di standard, limitando così la portabilità dei contenuti da una Regione all'altra e l'accesso ad operatori dislocati su tutto il territorio nazionale". Se da un lato "i servizi specifici offerti dal FSE nelle diverse Regioni, le comunicazioni di ricette e le consultazioni di referti sono ampiamente diffusi, quelli più avanzati e con potenziale di efficientamento per il sistema (prenotazioni visite online e consultazione di dati provenienti da dispositivi per telemedicina) rimangono molto poco diffusi".
Inoltre, viene rilevato, "anche nelle Regioni in cui è stata attuata la realizzazione del nucleo minimo, e in alcuni casi dei documenti integrativi, l'alimentazione risulta essere non uniforme da parte delle diverse strutture sanitarie in esse operanti". Ne consegue che le criticità evidenziate, insieme ad altri aspetti, "inducono ad avere un utilizzo dei servizi del FSE complessivamente basso". Per altro, "la Cartella Clinica di MMG/PLS non eÌ ad oggi utilizzata in modo capillare e sistematico da tutti i professionisti. Anche laddove eÌ utilizzata, non eÌ sfruttata al massimo delle sue potenzialità come strumento clinico. In molti casi in cui gli MMG/PLS utilizzano cartelle cliniche, non eÌ sempre attiva la loro integrazione con il FSE, limitando quindi l'alimentazione del Fascicolo e la sua consultazione". A segnalare le criticità è anche il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi: "Mi viene inoltre in mente il caso di un paziente che può arrivare in Pronto Soccorso in stato di incoscienza. I medici potrebbero fare al paziente una terapia a cui lo stesso è allergico: ecco perché il Fascicolo sanitario elettronico ci consentirebbe, invece, di intervenire in piena sicurezza. I fondi del Pnrr possono certamente aiutare e nella Mission 6 è prevista tutta la parte legata alla tecnologia e alla parte informatica ma ci vuole una regia unica".
Previsti servizi per i farmacisti e le farmacie
A ogni modo, va ricordato, un aspetto di particolare importanza è che "tra i requisiti obbligatori da attuare entro la durata del Pnrr", c'è anche quello di "concepire il nuovo FSE come un ecosistema di dati e servizi che rispondano alle esigenze dei vari operatori sanitari, tra cui i Farmacisti". L'obiettivo è che vengano supportati da tale strumento per lo "svolgimento della loro attività di distribuzione di farmaci, tra cui la consultazione del foglietto illustrativo e la verifica della terapia erogata, la registrazione e segnalazione di allergie e reazioni avverse, nonché la prenotazione di prestazioni per conto degli assistiti. Questo permetterà di migliorare la precisione della diagnosi, l'efficacia del trattamento e di garantire maggiore continuità nell'assistenza". Il FSE "abilita i Farmacisti a svolgere un ruolo attivo nella erogazione delle cure primarie verso i cittadini". Nel dettaglio, i servizi potrebbero riguardare: Prenotazione di prestazioni sanitarie (visite, esami, vaccini) per conto dei cittadini assistiti presso la farmacia; Accesso al dossier farmaceutico per la sua consultazione ed alimentazione per i dati di competenza; Verifica della terapia erogata al paziente; Registrazione di allergie e reazioni avverse ai farmaci, e funzioni di early warning che indichino al farmacista potenziali rischi di reazioni avverse; Supporto alla valutazione dell'aderenza terapeutica dell'erogato e dell'assunzione da parte dell'assistito.
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