Quanto vale l'operato delle farmacie? La risposta nel Bilancio sociale Utifar
Quantificare l'operato delle farmacie in termini di supporto al cittadino, di tempo impiegato per fornire consigli, di prevenzione, un valore percepito dal pubblico ma mai quantificato e rappresentato sotto forma di ricerca. Ed è proprio questo l'obiettivo raggiunto con la terza edizione del Bilancio Sociale, la ricerca che mette in luce il valore dell'attività quotidiana delle farmacie territoriali, quantificando il loro operato in termini di aiuto alla collettività realizzata da Utifar, in collaborazione con Teva e con il Centro Studi Sintesi-CGIA di Mestre, e patrocinato da Fofi e Federfarma e che verrà presentato a Roma il 5 dicembre, alle ore 10, presso la sala "Nilde Iotti" della Camera dei Deputati in Piazza del Parlamento 19.
Il documento, spiega una nota è "ricco di dati che documentano le ricadute sul tessuto sociale dell'operato quotidiano svolto dalle farmacie, questo studio offre alle istituzioni e alla classe politica informazioni preziose per la messa in atto di politiche socio-economiche che traggano forza dal valore sociale rappresentato dal sistema farmacie nel suo complesso. Per definizione, il bilancio sociale rappresenta il documento con cui un'organizzazione comunica gli esiti della propria attivitàÌ, con particolare attenzione agli impatti che tali azioni generano in termini di sostegno al tessuto sociale ed economico di riferimento. Nel caso delle farmacie, questo strumento di comunicazione sull'attivitàÌ complessiva del sistema, riguarda aspetti come la prevenzione e la presa in carico di problematiche inerenti la salute e il benessere. Temi, questi, che rappresentano la base di ogni politica di welfare e che meritano di essere conosciuti e compresi a fondo".
A spiegare la metodologia con la quale è stata condotta l'indagine è Eugenio Leopardi, presidente Utifar: «In primo luogo è stato condotto un esame dinamico dei dati statistici ufficiali (SoSe) relativi allo studio di settore di pertinenza delle farmacie. A questa analisi, è stata affiancata un'indagine condotta sui titolari di farmacia, per rilevare informazioni tipo quali-quantitativo in merito agli orientamenti delle decisioni aziendali con ricadute sociali di rilievo. Uno tra i dati di maggiore interesse emersi dallo studio - prosegue Leopardi - è il tempo impiegato per fornire consigli ai cittadini. Ogni giorno, il personale della farmacia dedica complessivamente agli utenti una media di 6 ore di consulenza».
I dati emersi nella ricerca evidenziano anche una grande attenzione alla prevenzione, con giornate dedicate a specifici temi legati alla salute alle quali hanno partecipato, nel 2017, una media di 18 persone ad evento. Leopardi sottolinea che, sempre nel 2017, «l'83% delle farmacie ha offerto test di prevenzione gratuiti agli utenti. Quando i test sono stati offerti a pagamento, le farmacie hanno offerto il servizio a prezzi contenuti, visto che la spesa media dell'utente per un test di prevenzione a pagamento si è attestata sui 18 euro, una cifra davvero bassa, a fronte di utilizzo di strumenti ad alta tecnologia».
Gli esami diagnostici offerti dalle farmacie sono di vario tipo. Uno tra i più diffusi è la misurazione della glicemia, fondamentale per scoprire sul nascere le condizioni che potrebbero portare allo sviluppo del diabete. «Se pensiamo che oggi l'84,9% delle farmacie propone l'esame della glicemia - conclude Leopardi - comprendiamo come la farmacia sia divenuta il riferimento sul territorio per la prevenzione dalle patologie a maggiore impatto sociale e per la tutela del benessere pubblico». Utifar è certa che questa ricerca, trasferita ai cittadini e alla classe politica, avrà il merito di spiegare con quale forza la farmacia di comunitàÌ rappresenta un alleato imprescindibile del cittadino e del territorio.
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Catene di farmacie: cosa cambia per i dipendenti a livello contrattuale
Sono ormai diverse le multinazionali che stanno, da qualche tempo, comprando farmacie in varie parti d'Italia, realizzando, chi più chi meno, network che arrivano a poco meno (per ora) di 15 farmacie. Che cosa succede, nel passaggio di proprietà, ai dipendenti? Quali limiti ci sono nell'applicazione del contratto? Quali tutele? Abbiamo posto la domanda a Benedetta Mariani, presidente Fiafant e coordinatrice dei delegati Filcams Cgil delle farmacie Toscane, che ci ha fatto una panoramica a partire dalle esperienze del suo territorio, dove si stanno muovendo, spiega, «Walgreens Boots Alliance, Dr Max, Admenta ma anche Hippocrates Holding. Aziende che stanno acquistando anche in altre parti d'Italia, come per esempio Milano. In alcuni casi si tratta di multinazionali che erano già presenti come gestori di farmacie comunali, in altri nuovi soggetti».
Per quanto riguarda il contratto applicato, pur tenuto conto che tali soggetti non hanno - per ora - mai partecipato ai tavoli delle trattative, «la scelta è vincolata: dal momento che la farmacia è di fatto una concessione dello Stato e che chi detiene la titolarità è legato da un rapporto convenzionale, non è possibile applicare come contratto di riferimento quello del commercio, che viene usato, invece, in molti casi, nelle parafarmacie e nei corner della Gdo. I contratti possibili rimangono, quindi, quello di Assofarm, normalmente applicato nelle farmacie comunali, che, però, al di fuori di questo ambito non viene di fatto preso in considerazione, e quello di Federfarma. Non a caso, nella declaratoria dei contratti nazionali dei dipendenti di farmacia, in relazione all'ambito di applicabilità si fa riferimento alle farmacie in generale e non, in esclusiva, alle farmacie aderenti alla rappresentanza». Ma il contratto «elaborato sulla base di un contesto completamente diverso rispetto a quello attuale che si è venuto a determinare dopo la legge Concorrenza, presenta una serie di aspetti che non trovano una definizione normativa e che invece la richiederebbero.
Il primo riguarda per esempio i trasferimenti: se in precedenza il tetto massimo di farmacie per provincia era di quattro sedi, ora ci troviamo in una situazione in cui è stato fissato un limite del 20% di presidi riconducibili a una stessa proprietà per regione. È chiaro che, in questo quadro, paletti e regole andranno definite. Ma c'è poi anche l'importante capitolo dei permessi e delle deleghe sindacali, così come quello dell'assistenza sanitaria integrativa, che stiamo chiedendo di sviluppare ormai da diverso tempo». Che ricadute ha questa assenza? «Per tutti gli aspetti che non sono approfonditi all'interno di un contratto nazionale si rimanda a quanto contenuto nel Codice Civile nello Statuto dei Lavoratori. È chiaro, però, che la contrattazione nazionale, in generale, è migliorativa perché va a definire condizioni aggiuntive, di precisazione o integrative rispetto ai minimi di legge». Una situazione, in prospettiva, destinata a cambiare anche se con il limite che, «in questo rinnovo di contratto, le multinazionali o catene di grandi dimensioni per ora non sono presenti al tavolo. Probabilmente, tali questioni si porranno con maggiore intensità nel momento in cui le catene saranno maggiormente presenti e riconoscibili».
C'è infine il tema del passaggio di proprietà: quali tutele ci sono? «Il passaggio di proprietà è sicuramente delicato. C'è un aspetto da considerare: per il momento grandi aziende stanno comprando per lo più farmacie all'asta e, nella maggior parte dei casi, sono presidi con pochi dipendenti, in genere, quindi, al di sotto dei quindici. Quando i numeri sono piccoli, non c'è obbligo per le aziende di coinvolgere i sindacati e anche nel caso di eventuali licenziamenti, se sotto le 5 persone, non c'è l'obbligo di trattativa collettiva. Per altro, nel contratto dei dipendenti di farmacia non sono previste tutele particolari, se non in relazione al passaggio del Tfr». C'è comunque una riflessione da fare: «Pur con una situazione disomogenea, stiamo rilevando che c'è la tendenza a riconoscere che chi ha il contatto con il territorio, con la popolazione, con la clientela è il farmacista al banco. Tende a prevalere quindi, nella valutazione, la necessità di continuità di gestione della farmacia e di fidelizzazione della clientela».
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Cannabis FM-1, in arrivo i primi lotti a Thc più alto
Oltre alla varietà alla varietà FM-2, sono ora disponibili i primi lotti di sostanza attiva a base di cannabis denominata Cannabis FM-1 prodotta dallo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze e caratterizzata da una percentuale più alta di Thc compresa tra il 13 e il 20% e con cannabidiolo (Cbd) inferiore all'1%. Lo comunica una nota protocollare del ministero della Salute che informa le Federazioni degli Ordini dei medici e dei farmacisti e gli Assessorati alla sanità di Regioni e Provincie autonome, dell'inizio della commercializzazione della sostanza attiva di origine vegetale a base di cannabis di produzione nazionale: "Si comunica che oltre alla varietà FM-2 (Thc compreso tra il 5 e 1,8% e di Cannabidiolo - Cbd tra il 7,5 e il 12%), sono disponibili i primi lotti di sostanza attiva a base di cannabis denominata Cannabis FM-1 prodotta dallo Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze, costituita da infiorescenze essiccate e triturate, contenente percentuali di Thc comprese tra il 13 e il 20% e di Cbd inferiori all'1%". Per ambedue le varietà, la distribuzione alle farmacie avviene sotto la responsabilità dello Stabilimento Farmaceutico, al prezzo di euro 6,88 al grammo (+Iva). La richiesta deve essere inoltrata dalle farmacie con buono acquisto direttamente allo stabilimento. Ulteriori informazioni sono disponibili sul portale del Ministero della Salute, nella sezione dedicata ai medicinali stupefacenti e precursori di droghe.
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Direttore, tirocini, abusivismo professionale. Dal Commentario al Codice un focus sulle novità
Il direttore della farmacia svolge un ruolo di centrale importanza per garantire il rispetto della normativa e delle regole deontologiche all'interno della farmacia. Una responsabilità che deve affermarsi in maniera indipendente dalla proprietà della farmacia. Ma un ruolo di primo piano c'è anche per l'Ordine, che tra gli altri aspetti, è chiamato a intervenire a tutela della «fragilità in cui versano determinati professionisti, in particolare, i più giovani». E tra le forme di «sfruttamento dell'attività professionale rientra anche l'utilizzo distorto del tirocinio formativo». Le indicazioni arrivano dalla Fofi che ha recentemente pubblicato il Codice deontologico con Commentario (disponibile sul sito in versione elettronica), in cui sono state messe in rilievo le novità rispetto alla precedente versione e forniti «alcuni chiarimenti utili a un'univoca interpretazione e a un'uniforme applicazione delle disposizioni». In generale, come si legge nella introduzione a firma di Luigi D'Ambrosio Lettieri, vicepresidente Fofi, e coordinatore del Gruppo di lavoro, «la revisione del Codice deontologico del Farmacista si eÌ resa necessaria per "sintonizzare" il precedente testo approvato nel giugno 2007 al mutato quadro normativo e, in particolare alla legge n. 69/2009 sulla "farmacia dei servizi", alla legge n. 27/2012 con l'estensione delle attività concesse agli esercizi di vicinato e una rinnovazione dei principi di liberalizzazione degli orari di servizio delle farmacie, alla legge n. 124/2017 con l'ingresso dei capitali nell'assetto proprietario delle farmacie e della legge n. 3/2018 con la riforma degli Ordini delle professioni sanitare», ma anche all'e-commerce. Con un farmacista, aggiunge Andrea Mandelli, presidente Fofi, «sempre più coinvolto nel processo di cura, nell'applicazione della pharmaceutical care, tanto nella comunità quanto nelle strutture sanitarie».
Tante le riflessioni e le indicazioni sulle novità introdotte dal Codice approvato a maggio, ma un capitolo importante è rappresentato dal «ruolo del direttore della farmacia che, nella sua qualità di farmacista, eÌ chiamato non soltanto a garantire che l'organizzazione complessiva e l'esercizio della farmacia siano adeguati alla funzione di presidio socio-sanitario assolto dalla farmacia stessa, ma anche a fare in modo che, nell'ambito della farmacia da egli diretta, siano rispettate le disposizioni di legge vigenti, cosìÌ come le regole sancite dal Codice». In particolare, «improntare la gestione della farmacia diretta all'osservanza dei predetti principi» deve avvenire «indipendentemente dalla volontà della proprietà. Non può ammettersi, in altri termini, che le modalità di gestione della farmacia di proprietà di non farmacisti possano determinare una violazione deontologica che non sarebbe consentita nell'ipotesi della farmacia di proprietà di farmacista».
Ecco allora alcuni esempi: «Potrebbe verificarsi il caso in cui la proprietà della farmacia chieda al direttore responsabile di porre in essere iniziative che si rivelino contrarie alla normativa vigente e/o alle regole deontologiche. In questo caso, il direttore non potrà che rappresentare alla proprietà l'impossibilitaÌ di dare esecuzione a tali iniziative, informando altresì l'Ordine di appartenenza, nonché, ove ne ricorrano i presupposti, anche le autorità competenti per la specifica fattispecie». Idem nell'«ipotesi in cui la proprietà adotti essa stessa un'iniziativa contraria alla normativa vigente e/o alle regole deontologiche, la quale tuttavia sia al di fuori della possibilità di controllo del direttore della farmacia (ad esempio, potrebbe trattarsi di un'iniziativa che si svolge al di fuori della farmacia e che non richieda un contributo attivo da parte del direttore)».
Direttore, tirocini, abusivismo professionale. Dal Commentario al Codice un focus sulle novità
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