Otc e Sop, mercato automedicazione in ripresa. I risultati del 2021
Il trend delle vendite dei farmaci senza obbligo di prescrizione è in recupero e dopo un 2020 fortemente negativo, effetto delle misure anti-Covid e di un'incidenza quasi azzerata dei virus influenzali e simil-influenzali, il 2021 ha registrato segni di ripresa anche se, a fine anno, le vendite risultano ancora sotto i livelli del 2019. Le confezioni di farmaci senza obbligo di prescrizione dispensate nel 2021 sono state pari a poco più di 245 milioni, in linea con il 2020 (0,0%), mentre i fatturati, poco meno di 2,4 miliardi euro, crescono moderatamente del 3,3%. A diffondere i dati è Assosalute, l'Associazione nazionale farmaci di automedicazione, che fa parte di Federchimica
Le dinamiche del mercato: l'analisi
Anche per il 2021, l'andamento del settore dei medicinali senza obbligo di ricetta è legato a fattori esogeni. Tra essi una maggiore circolazione dei virus influenzali e simil-influenzali soprattutto a fine 2021. L'istituto superiore di sanità (iss), tramite la sorveglianza epidemiologica della rete influnet, ha evidenziato, infatti, come l'incidenza di questi virus sia stata maggiore rispetto allo scorso anno (e superiore alla cosiddetta soglia basale già dalla 43esima settimana del 2021), sebbene resti ancora ancora sporadica se confrontata col periodo pre-pandemico: l'utilizzo delle mascherine, il distanziamento sociale, l'igiene delle mani e, in generale, il cambiamento delle abitudini di vita (maggiore ricorso allo smartworking e minore utilizzo dei mezzi pubblici, ad esempio), hanno contribuito alla diminuita circolazione dei virus tipici della stagione fredda.
Tuttavia, una maggiore diffusione di infezioni respiratorie da Sars-Cov-2, proprio nel mese di dicembre 2021, ha dato impulso a un maggiore ricorso ai farmaci da banco, soprattutto quelli per la cura delle affezioni dell'apparato respiratorio. Questi medicinali - che rappresentano la prima categoria terapeutica del mercato non prescription, con una quota del 32,8% a volumi e del 27% a valori - pur perdendo, rispetto al 2020, ancora il 2,6% in termini di confezioni, hanno recuperato, in parte, la pesante contrazione del 2020. Tale recupero è ascrivibile a diversi fattori concomitanti: l'elevato numero di cittadini vaccinati ha consentito una parziale riduzione delle misure di contenimento della pandemia e ha favorito una maggiore (per quanto lieve) diffusione dei virus respiratori stagionali e della variante omicron del virus Sars-Cov-2, che si presenta con una sintomatologia di minore gravità nei soggetti vaccinati rispetto ai non-vaccinati. A questi elementi si aggiunge che, durante tutto l'anno, il ricorso ai farmaci contro le affezioni dell'apparato respiratorio ha supportato molti italiani nella gestione dei sintomi post-vaccino anti-covid-19.
Andamento tornato in linea con il trend storico del settore
I dati 2021 evidenziano, quindi, ancora una volta, come, sul breve periodo, il ricorso ai medicinali senza obbligo di ricetta sia determinato dalla maggiore o minore incidenza di disturbi lievi e condizionato da fattori contingenti, mentre sul lungo periodo il comparto stenta a crescere: dal 2010 al 2021 la spesa resta al palo (-0,3% in media) mentre l'erosione dei volumi si attesta al -3,0% medio annuo. "I dati del 2021 mostrano come il mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione sia tornato a mostrare un andamento in linea con il trend storico del settore, caratterizzato da una tenuta dei fatturati e da un ricorso legato alla stagionalità - commenta Salvatore Butti, presidente di Federchimica Assosalute. - Soprattutto in questi anni di chiusure e di pandemia, i farmaci di automedicazione sono stati in grado di dare risposte terapeutiche efficaci per la risoluzione dei più comuni e diffusi piccoli disturbi, rappresentando, al contempo, un importante strumento per la gestione dei sintomi lievi legati, in questo inedito periodo storico, a forme non gravi di Sars-Cov-2 e dei piccoli malesseri post-vaccino. E questo - conclude Butti -conferma quanto il comparto sia pronto a sostenere, anche nell'emergenza sanitaria, la salute dei cittadini, e a collaborare attivamente con i farmacisti, i medici e le istituzioni per il miglioramento dell'offerta terapeutica e della governance del servizio sanitario nazionale, in linea con le esigenze di salute della collettività".
Otc e Sop: farmacie, parafarmacie, corner Gdo, e-commerce
Guardando alle vendite delle due categorie in cui è suddivisa la classe dei farmaci senza obbligo di ricetta, quali i medicinali di automedicazione o Otc (over the counter) - che rappresentano il 75% del mercato dei farmaci senza obbligo di prescrizione, per un giro d'affari di quasi 1,8 miliardi di euro e volumi venduti per oltre 185 milioni di confezioni - e i Sop (behind the counter), si osservano trend in parte differenti. Infatti, se entrambe le specialità medicinali chiudono il 2021 con un incremento dei fatturati (+2,8% per gli Otc e +4,9% per i Sop), i volumi sono in leggera contrazione per gli Otc (-0,5%) e in aumento, seppur di misura, per i Sop (+1,5%). Rimangono stabili le dinamiche competitive tra i diversi canali di vendita, farmacie, parafarmacie e corner della grande distribuzione organizzata (gdo). La farmacia continua a detenere una quota di mercato di poco inferiore al 90% a volumi e superiore al 91% a valori.
In crescita l'e-commerce, spinto dalla pandemia e dalle restrizioni, per quanto in netto rallentamento rispetto ai trend a tre cifre registrati nel 2020. Infatti, nel 2021 le vendite on line di medicinali senza obbligo di ricetta - 6,4 milioni di confezioni e un giro di affari di quasi 45 milioni di euro - fanno registrare un incremento del +10,4% a volumi e del +8,3% a valori. Si conferma, quindi, come, rispetto ad altri settori, anche in ambito salute e benessere, il ricorso a internet per l'acquisto di medicinali non prescription, resti ancora un fenomeno marginale, rappresentando meno del 2% del fatturato del settore.
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Ricetta bianca dematerializzata: scadenze e operatività per i farmacisti. Ecco le novità
La ricetta bianca dematerializzata è ai nastri (almeno sulla carta): lunedì 31 gennaio è fissato l'avvio ufficiale e le Regioni che, secondo il cronoprogramma, potrebbero essere tra le prime a partire sono otto. E, se per i medici prescrittori non c'è obbligo di abbandonare la carta, secondo quanto prevede la cornice normativa, le farmacie dovranno essere comunque pronte a ricevere e spedire ricette dematerializzate non a carico del Ssn, indipendentemente dall'effettivo avvio sul territorio di riferimento. Ma come funziona il sistema?
I cronoprogrammi regionali
Le modalità della ricetta dematerializzata non a carico del Ssn sono state definite da oltre un anno, con il Decreto del Ministero dell'Economia del 30 dicembre 2020 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio 2021 e la partenza ufficiale è stata fissata al 31 gennaio 2022. Secondo il cronoprogramma, che comunque non è tassativo, le Regioni in partenza in una prima tranche sono Valle D'Aosta, Bolzano, Trento, Veneto, Emilia-Romagna, a cui si è aggiunta la Lombardia, Piemonte e Sicilia; in particolare, queste ultime si appoggeranno al Sac nazionale, mentre le altre al Sar. Per quanto riguarda la Sicilia, da parte dei medici sono state segnalate alcune difficoltà, che potrebbero risolversi a breve. A seguire, ci saranno Friuli Venezia Giulia e Puglia che dovrebbero partire a fine marzo, mentre Basilicata e Sardegna ad aprile. Successivamente potrebbero aggiungersi anche altre regioni. A ogni modo, nelle Regioni che hanno deciso di avviare la dematerializzazione della ricetta bianca, tutti i medici iscritti all'albo possono utilizzare tale sistema - eventuali eccezioni possono essere indicate dalle Regioni -, ma va detto che non c'è nessun obbligo e sarà comunque possibile continuare a utilizzare la carta. Per quanto riguarda le farmacie, è previsto che siano pronte a ricevere e spedire questa tipologia di prescrizione, adeguando i software, indipendentemente dal cronoprogramma della regione di appartenenza. Questo per garantire la gestione delle ricette di cittadini provenienti anche da altre regioni. In merito alla tempistica, va detto comunque che settimana scorsa è stato messo a disposizione un ulteriore aggiornamento delle specifiche tecniche, con la necessità per le software house di nuovi interventi. Le specifiche sono frutto di un continuo confronto tra le rappresentanze delle farmacie, Fofi e Istituzioni.
L'operatività per medici, farmacisti e pazienti
Per quanto riguarda il funzionamento del flusso, la dematerializzazione della ricetta per farmaci non a carico SSN avviene tramite il sistema tessera sanitaria (SAC, anche mediante SAR) secondo le stesse modalità relative alla ricetta SSN. Come aveva evidenziato di recente Federfarma in una comunicazione, "in fase di prima applicazione, il Ministero della salute ha deciso di escludere i farmaci stupefacenti. Non sono ricomprese le prescrizioni di preparazioni galeniche". Come si legge, poi, sul sito Tessera Sanitaria, "al termine della compilazione di una ricetta bianca elettronica viene rilasciato dal SAC un numero di protocollo univoco, detto NRBE (Numero di Ricetta Bianca Elettronica) e un numero breve detto PIN-NRBE, più comodo da utilizzare ad esempio per comunicazioni verbali; contemporaneamente viene prodotto un promemoria della ricetta in formato pdf, che può essere stampato dal medico e consegnato al paziente o inviatogli con modalità alternative, come ad esempio tramite e-mail o visualizzato dal paziente stesso nel suo Fascicolo Sanitario Elettronico o in un'apposita area dedicata al cittadino predisposta dal Sistema TS". Il numero breve o Pin "risulta comodo nel caso in cui il paziente debba dettare il numero di ricetta bianca elettronica al farmacista al momento dell'erogazione dei farmaci. Il farmacista, comunque, leggendo il codice NRBE oppure il PIN-NRBE, unitamente al codice fiscale del paziente, può visualizzare la ricetta bianca elettronica prescritta dal medico ed eventualmente erogarla".
Il flusso delle ricette ripetibili e le verifiche del Sac/Sar
Il SAC, a ogni modo, "verifica automaticamente, in base al principio attivo prescritto, le condizioni di ripetibilità della vendita del farmaco, sulla base di quanto previsto dal medico e della normativa di riferimento, e gli elementi obbligatori della ricetta". In caso di ricetta ripetibile, "il cittadino, come avviene con il cartaceo, può utilizzare la stessa prescrizione (lo stesso NRBE) per il numero delle volte indicate dal medico, anche in farmacie differenti". Secondo quanto aveva indicato Federfarma, "gli obblighi di conservazione delle ricette non ripetibili sono assolti mediante la conservazione sul SAC e in ogni caso non sussiste l'obbligo di conservazione del promemoria cartaceo".
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Obbligo vaccinale over 50: nuovi controlli, sanzioni e adempimenti. Le ricadute per lavoratori e datori
L'obbligo vaccinale per gli over 50 è in vigore dall'8 gennaio ma inizierà a dispiegare i suoi effetti da inizio febbraio, mentre, per i datori di lavoro, ci saranno nuovi adempimenti dal 15. Che cosa cambia nel dettaglio? Come si intreccia tale disposizione con l'obbligo, che era già operativo, per gli operatori sanitari? E quali ricadute ci saranno nella gestione sui luoghi di lavoro?
Obbligo vaccinale over 50: sanzioni e tempistiche per essere in regola
A introdurre la misura è stato il Dl 1/2022 (GU del 7 gennaio), che ha previsto nuove restrizioni per la gestione dell'emergenza sanitaria. In particolare, l'obbligo vaccinale è stato esteso a tutti coloro che abbiano compiuto i 50 anni di età o che li compiano entro il 15 giugno 2022, indipendente dall'attività svolta - vale infatti anche per disoccupati e pensionati -, mentre per gli esercenti le professioni sanitarie sono da tempo operative le norme specifiche. In caso di inosservanza degli obblighi vaccinali è stata introdotta una sanzione una tantum di 100 euro - che vale anche per gli esercenti le professioni sanitarie.
Nello specifico, per quanto riguarda gli over 50, la sanzione si applica: - ai soggetti che al 1° febbraio non abbiano iniziato il ciclo vaccinale primario; - ai soggetti che a decorrere dal primo febbraio non abbiano effettuato la dose di completamento del ciclo vaccinale primario nel rispetto delle indicazioni e nei termini previsti dal Ministero della salute (vale a dire con almeno 20 giorni tra la prima e la seconda dose) - ai soggetti che a decorrere dal primo febbraio non abbiano effettuato la dose di richiamo successiva al ciclo vaccinale primario entro i termini di validità delle certificazioni verdi (ad almeno 120 giorni dal completamento del ciclo primario).
La sanzione, come ricapitolato in una recente circolare Fofi, "eÌ effettuata dal Ministero della salute, per il tramite dell'Agenzia delle entrate, che vi provvede sulla base degli elenchi dei soggetti che risultano inadempienti all'obbligo vaccinale, predisposti periodicamente e trasmessi dal Ministero, anche acquisendo i dati resi disponibili dal Sistema Tessera Sanitaria". Anche in questo caso, è confermata la possibilità "che la vaccinazione possa essere omessa o differita in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal medico vaccinatore, nel rispetto delle circolari del Ministero della salute. L'infezione da SARS-CoV-2 determina il differimento della vaccinazione fino alla prima data utile prevista sulla base delle circolari del Ministero della salute".
Le ricadute in farmacie e parafarmacie: gli adempimenti per i datori
Un tassello in più è previsto per chi lavora, con, di conseguenza, ulteriori adempimenti in capo ai datori: dal 15 febbraio infatti sui luoghi di lavoro, sempre per gli over 50, sarà necessario il Green Pass rafforzato - che derivi quindi da una vaccinazione con ciclo primario o, laddove lo richieda la tempistica, con dose di richiamo, o da guarigione -, per i dipendenti e anche per chi ha contratti esterni. Tale misura dispone sanzioni pecuniarie per chi ne sarà sprovvisto al controllo, dai 600 ai 1500 euro, che raddoppiano se la violazione è reiterata. Chi non avrà il Green Pass rafforzato, a ogni modo, sarà "considerato assente ingiustificato, senza conseguenze disciplinari e con diritto alla conservazione del rapporto di lavoro, fino alla presentazione della certificazione, e comunque non oltre il 15 giugno 2022. Per i giorni di assenza ingiustificata, non è dovuta retribuzione o altro".
Tra green pass rafforzato, base ed esenzioni, le casistiche tra i lavoratori
A dover effettuare le verifiche sono, quindi, i datori di lavoro, che "sono tenuti a verificare il rispetto dell'obbligo di vaccinazione, nonché il possesso della relativa certificazione verde per i propri lavoratori che rientrano nell'ambito di applicazione del decreto. In caso di omessa verifica eÌ prevista una sanzione amministrativa da 400 a 1.000 euro".
Fino "al 15 giugno i datori di lavoro (indipendentemente dalla dimensione occupazionale), dopo 5 giorni di assenza ingiustificata, possono sospendere i lavoratori per tutta la durata del contratto di lavoro stipulato per la sostituzione, comunque, per un periodo non superiore a dieci giorni lavorativi, rinnovabili fino al termine del 15 giugno". Va ricordato comunque che per gli under 50 le disposizioni non sono state modificate e per accedere al lavoro - salvo che non si rientri in altri obblighi, quali appunto quello relativo agli esercenti sanitari - e per loro resterà sufficiente il Green Pass base (da tampone). Infine, per gli esenti, "per il periodo in cui la vaccinazione eÌ omessa o differita, il datore di lavoro adibisce tali soggetti a mansioni anche diverse, senza decurtazione della retribuzione, in modo da evitare il rischio di diffusione del contagio da SARS- CoV-2".
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Vaccini Covid, Ema: efficaci contro infezione grave e decesso causati da Omicron
La vaccinazione continua a fornire un elevato livello di protezione contro malattie gravi e ospedalizzazioni legate alla variante Omicron. Questo, in sintesi, l'ultimo report dell'EMA (Agenzia regolatoria europea) che continua a monitorare i nuovi dati sull'efficacia dei vaccini contro il Covid-19, comprese le patologie causate dalla nuova variante, che ormai si sta diffondendo rapidamente in tutta l'UE.
Omicron più contagiosa ma meno a rischio ricovero
Sebbene Omicron risulti più contagiosa di altre varianti, studi condotti in Sud Africa, Regno Unito e alcuni paesi dell'UE mostrano un rischio inferiore di essere ricoverati in ospedale dopo l'infezione; sulla base di questi studi, il rischio è attualmente stimato tra un terzo e la metà del rischio causato dalla variante Delta. I risultati di studi pubblicati di recente mostrano che l'efficacia del vaccino contro le malattie sintomatiche è inferiore per Omicron rispetto ad altre varianti e tende a diminuire nel tempo. Di conseguenza, è probabile che più persone vaccinate possano sviluppare malattia causata dalla nuova variante.
Dose booster proteggo al 90% dal ricovero
Tuttavia, le prove evidenziate degli ultimi studi, che includono dati sull'efficacia, dimostrano e suggeriscono anche che le persone che hanno ricevuto la dose di richiamo sono più protette rispetto a quelle che hanno ricevuto solo il ciclo di vaccinazione primaria. I dati provenienti dal Sud Africa indicano che le persone che hanno ricevuto due dosi di un vaccino Covid-19 hanno una protezione fino al 70% per il ricovero in ospedale; dati simili dal Regno Unito mostrano che mentre la protezione diminuisce pochi mesi dopo il primo ciclo vaccinale, la protezione dal ricovero aumenta nuovamente al 90% dopo una dose di richiamo.
L'EMA continuerà a monitorare i dati sull'efficacia del vaccino e sulla gravità della malattia, nonché sul panorama in evoluzione in termini di varianti circolanti, compresa Omicron, non appena saranno disponibili. L'esito di queste valutazioni potrà avere un impatto sulle future strategie di vaccinazione raccomandate dagli esperti negli Stati membri dell'UE/SEE.
L'EMA sottolinea che la vaccinazione rimane parte essenziale dell'approccio per combattere la pandemia in corso. In linea con le raccomandazioni delle autorità nazionali, gli sforzi dovrebbero continuare per aumentare la piena diffusione della vaccinazione negli individui che non sono attualmente vaccinati o parzialmente vaccinati e ad accelerare l'introduzione delle dosi di richiamo.
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