Long-Covid: i sintomi più diffusi in adulti, adolescenti e bambini. I nuovi dati
A oltre due settimane dalla diagnosi di infezione da virus SARS-CoV-2, otto adulti su dieci continuano ad avvertire sintomi legati al Covid-19, soprattutto stanchezza e mal di testa, ma anche disturbi dell'attenzione, perdita di capelli e dispnea. Alla sindrome, nota come Long Covid, si sta dando sempre più attenzione, tanto che lo stesso Istituto Superiore di Sanità italiano ha avviato un piano di sorveglianza per monitorare i sintomi che non si esauriscono nelle prime settimane della fase acuta. Il Covid-19 ha causato, finora, oltre cinque milioni di morti. L'infezione acuta porta a vari sintomi tra cui respiro corto, febbre, tosse, mal di gola, malessere e perdita di olfatto e gusto. Nei bambini, fino al 20% dei casi è asintomatico e anche in presenza della malattia, questa è in forma lieve, non richiede ricovero e raramente porta a decesso. Dalla fase acuta, l'attenzione si sta spostando sugli effetti a lungo termine del Covid-19, il Long Covid, che i Cdc americani definiscono come un sintomo nuovo, che torna o continua, che si sviluppa durante o dopo l'infezione da virus SARS-CoV-2 e che prosegue per quattro settimane o più.
Il Long COVID tra gli adulti
Una review del 2021 ha stimato che l'80% dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 ha sviluppato uno o più sintomi a lungo termine. I cinque sintomi più comuni sono stanchezza (58%), mal di testa (44%), disturbi dell'attenzione (27%), perdita di capelli (25%) e dispnea (24%). Complessivamente, comunque, sono stati identificati 55 effetti a lungo termine associati al Covid-19. Oltre a quelli più comuni, ci sono sintomi correlati alla malattia polmonare, quindi tosse, dolore al petto, ridotta capacità di diffusione polmonare, apnee nel sonno fino a fibrosi polmonare. Ci sono, poi, sintomi cardiovascolari, come aritmie e miocarditi, neurologici, soprattutto ansia, depressione e disturbo ossessivo-compulsivo. Una ricerca italiana, coordinata da Arianna di Stadio, dell'Università di Catania, e pubblicata su Brain Sciences, ha confermato queste evidenze, osservando tra i sintomi principali del long Covid alterazioni dell'olfatto, cefalea e confusione mentale; manifestazioni riscontrabili anche a un anno dall'infezione da SARS-CoV-2. Il Long Covid sembra colpire di più con l'avanzare dell'età e con l'aumento dell'indice di massa corporea, oltre a interessare di più le donne rispetto agli uomini. In uno studio che ha cercato di valutare i fattori responsabili del long Covid, inoltre, un gruppo del King's College di Londra ha evidenziato che i pazienti che avvertono più di cinque sintomi nella prima settimana di malattia hanno più probabilità di andare incontro a sintomi nel lungo periodo.
Il long Covid nella popolazione pediatrica e tra gli adolescenti
In generale si pensa che, rispetto agli adulti, nei bambini sia meno probabile che si sviluppi un long Covid, anche se adolescenti e coloro che hanno avuto una malattia sintomatica hanno una maggiore probabilità di soffrire della sindrome. Inoltre, bisogna tener conto che nelle prime ondate della pandemia non si è posta molta attenzione ai bambini, ma con l'aumento dei casi pediatrici, in una popolazione meno vaccinata, si possono avere, ora, più dati sugli effetti a lungo temine del Covid-19 tra i più piccoli. Le manifestazioni del Long Covid in bambini e adolescenti possono essere a livello di sintomi generali, con la stanchezza riferita dall'84,4% come sintomo più comune, seguita da mal di testa (77,9%). L'1,8% di 1734 bambini presi in considerazione in uno studio inglese, poi, ha avuto sintomi che sono durati per oltre 56 giorni, di cui il più frequente è stato la perdita dell'olfatto. Mentre uno studio italiano ha evidenziato che dopo stanchezza e insonnia, i sintomi di long Covid più comuni nella popolazione pediatrica sono perdita di concentrazione (10,1%) e perdita di peso (7,7%), nonché tosse persistente (5,4%). A livello neurologico, inoltre, è stato osservato che la prevalenza di depressione e ansia durante il Covid-19 è raddoppiata tra i bambini rispetto alla situazione pre-pandemia. Tra gli adolescenti in particolare, infine, una recente indagine danese ha evidenziato che il 61,9% di una campione di 6.630 partecipanti aveva almeno un sintomo da più di due mesi e anche in questo caso sono più le ragazze a manifestare long Covid, con stanchezza, perdita di appetito, mal di testa, respiro conto e mancanza di attenzione e perdita di memoria tra i sintomi più riferiti, anche in questo caso.
Fonti
Nat Med (2021) 27(4):626-631 Curr Pediatr Rep (2022) Feb 1:1-7 Lancet Child&Adolescent Health (2022) doi:10.1016/S2352-4642(22)00004-9
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Farmaci anticoagulanti orali, Aifa: stop piattaforma Piano terapeutico. Le novità sulla prescrizione dalla Nota 97
La piattaforma per la prescrizione con piano terapeutico degli anticoagulanti orali (Nao) ai pazienti con fibrillazione atriale non valvolare (Fanv) sarà attiva fino al 31 marzo, a partire dal 1° aprile 2022 entrano in piena operatività le prescrizioni tramite TS sistema Tessera Sanitaria (TS). Lo comunica l'Aifa richiamando quanto previsto dalla Nota 97 (adozione definitiva con Determinazione n. 1034 del 14 ottobre 2020) in merito ai farmaci anticoagulanti AVK (Warfarin, Acenocumarolo), NAO/DOAC (Dabigatran, Apixaban, Edoxaban, Rivaroxaban).
Dal 1° aprile 2022 stop prescrizione dei NAO per Fanv con PT web-based AIFA
A partire dal 1° dicembre 2020 è stata resa disponibile progressivamente nelle Regioni la relativa scheda di prescrizione tramite sistema Tessera Sanitaria (TS) riguardante la dematerializzazione del piano terapeutico Nota 97 con la relativa indicazione tramite uno specifico codice, nella prescrizione degli anticoagulanti orali ai pazienti con Fibrillazione Atriale Non Valvolare (FANV). Aifa, segnala che la nuova piattaforma è già largamente utilizzata da medici della medicina generale e specialisti, seppure con differenze tra le varie Regioni. Quindi, per consentire piena operatività delle prescrizioni tramite TS, la piattaforma PT web-based AIFA, riservato alla sola prescrizione specialistica, sarà attivo fino al 31 marzo 2022 e la prescrizione dei NAO nel trattamento della FANV tramite PT web-based AIFA non potrà più avvenire a partire dal 1° aprile 2022.
Nota 97 ha modificato la prescrizione degli anticoagulanti orali
La Nota 97, lo si ricorda aveva inizialmente una validità temporanea di 120 giorni (Determinazione Aifa del 12 giugno 2020, n. 653) ma "a partire dal 16 ottobre 2020 assume natura definitiva". In base alla Nota, medici specialisti e medici di medicina generale potranno continuare a prescrivere i nuovi anticoagulanti orali ad azione diretta (Nao/Doac: apixaban, dabigatran, edoxaban, rivaroxaban) e gli antagonisti della vitamina K (Avk: warfarin e acenocumarolo) nei pazienti con Fanv secondo le modalità previste: il regime di fornitura dei Nao/Doac passa quindi definitivamente, solo per l'indicazione Fanv, da Ricetta ripetibile limitativa (Rrl) a Ricetta ripetibile (Rr).
Indicazioni sulla prescrizione
Per quanto concerne la prescrizione, "la terapia anticoagulante nella Fanv deve essere personalizzata considerando innanzitutto il rischio trombo-embolico ed emorragico individuale, ma anche le caratteristiche di ciascun paziente tenendo conto in particolare della presenza di fattori in grado di influenzare la scelta terapeutica (es. le terapie farmacologiche concomitanti, la storia clinica, le patologie concomitanti e la compliance al trattamento). In particolare, la prescrizione di una terapia anticoagulante richiede una più accurata valutazione nei soggetti anziani/grandi anziani. Si tratta infatti di una popolazione ad alto rischio sia embolico sia emorragico, a maggior rischio di repentine variazioni nella funzionalità renale anche di notevole entità sia per condizioni intercorrenti (febbre, disidratazione, scompenso cardiaco, ecc.) sia per gli effetti di trattamenti concomitanti (Ace inibitori, sartani, diuretici, ecc.). In questi soggetti è necessario uno stretto monitoraggio clinico e di laboratorio per cogliere tempestivamente variazioni che richiedano una rivalutazione del tipo e/o del dosaggio del farmaco anticoagulante utilizzato".
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Giornata Raccolta Farmaco, attivi 17 mila farmacisti in tutta Italia con consigli e donazioni
Prende il via l'8 febbraio la 23ma Giornata di Raccolta del Farmaco durerà una settimana in tutta Italia resa possibile, in 5.000 farmacie che aderiscono in tutta Italia grazie al sostegno di oltre 17.000 farmacisti (titolari e non) che oltre a ospitare la Giornata la sostengono con erogazioni liberali. Anche quest'anno, sarà supportata da più di 14.000 volontari, nel rispetto delle norme a tutela della salute di tutti. La GRF si volge con il patrocinio di AIFA e in collaborazione con Cdo Opere Sociali, Federfarma, Fofi, Federchimica Assosalute, Egualia - Industrie Farmaci Accessibili e BFResearch. La GRF è realizzata grazie all'importante contributo incondizionato di IBSA Farmaceutici e Teva Italia e al sostegno di EG Stada Group, DOC Generici, DHL Supply Chain, Bausch&Lomb, Unico - La Farmacia dei Farmacisti S.p.A. e Gruppo Comifar.
Farmacisti di Bari-Bat GRF strumento di solidarietà concreta
Il Covid 19 non ferma neanche quest'anno la solidarietà che diventa, anzi, ancora più necessaria, sottolinea una nota dell'ordine dei farmacisti di Bari-Bat: "Torna nelle farmacie delle province di Bari e Barletta-Andria-Trani che espongono la locandina della #GRF20". «L'iniziativa rappresenta uno strumento di solidarietà concreta per contrastare il crescente disagio economico e sociale che colpisce in misura sempre maggiore i cittadini più fragili specialmente. L'emergenza pandemica non può fermare la solidarietà» commentano Francesco Di Molfetta, delegato territoriale di Fondazione Banco Farmaceutico onlus; Luigi D'Ambrosio Lettieri, presidente dell'Ordine dei farmacisti di Bari e BAT, Francesco Fullone, presidente Federfarma Bari e Michele Pellegrini Calace, presidente Federfarma BAT. Insieme a Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus, i dirigenti pugliesi invitano «chiunque possa permetterselo ad andare in farmacia, magari appositamente, per donare un medicinale a chi è in difficoltà».
Lombardia oltre 1.200 farmacie pronte alla raccolta
Pronte anche oltre 1.200 farmacie della Lombardia: ogni farmacia, spiega una nota dell'associazione lombarda, è associata a un ente, che poi provvederà a consegnare alle persone indigenti i prodotti donati. I farmacisti sapranno, pertanto, consigliare i cittadini su quali medicinali sia più opportuno donare in base al fabbisogno delle diverse Associazioni. «Anche in questo anno particolare, in cui le farmacie stanno dando un importante contributo alla gestione del Covid, sia sul fronte tamponi sia su quello vaccinale, non rinunciamo al nostro impegno a fianco del Banco Farmaceutico», dichiara Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia. «Un sentito ringraziamento va a tutte le farmacie e a tutti i farmacisti lombardi che, ancora una volta, hanno aderito con entusiasmo a questa importante iniziativa sociale. La Lombardia, nella precedente edizione, si è confermata la Regione in cui sono stati raccolti più farmaci. Ci auguriamo di raggiungere lo stesso risultato e, nonostante le difficoltà della pandemia, di riuscire a raccogliere e donare un numero maggiore di medicinali».
Verona: continuano a crescere le adesioni
A far sentire la propria voce per la GRF ci sono anche le 153 farmacie di Verona: durante tutta la settimana sarà possibile acquistare, presso le farmacie veronesi che aderiscono all'iniziativa, farmaci da automedicazione che saranno donati a oltre 20 mila bisognosi assistiti attraverso 20 enti caritativi del territorio, convenzionati con la Fondazione Banco Farmaceutico Onlus. In Veneto quest'anno aderiscono all'iniziativa 512 farmacie cui sono abbinati 110 enti che assistono circa 70.000 persone in stato di bisogno. «Le farmacie veronesi che aderiscono alla raccolta solidale continuano a crescere di numero (+ 3% sul 2021) ampliando in questo modo la possibilità di donazione da parte dei cittadini e aumentando inoltre le risorse necessarie per la complessa fase organizzativa grazie al contributo economico di ogni singola farmacia - ha affermato Elena Vecchioni, Presidente di Federfarma Verona -. Invitando quanti più cittadini alla preziosa donazione rendo merito alle farmacie partecipanti che non si sono tirate indietro nemmeno in questo complesso periodo che le vede molto impegnate al servizio della popolazione con un carico professionale aggiuntivo rispetto alla normale routine, nei molti servizi legati alla pandemia».
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Tamponi e self test, dallo scontrino alla detrazione, la gestione fiscale
Sono tanti i provvedimenti delle ultime settimane che hanno modificato la disciplina relativa ai tamponi, con un ruolo sempre più importante delle farmacie. Con l'ultimo Consiglio dei ministri, poi, sono state annunciate novità anche in relazione all'utilizzo e allo status del self test - misura non ancora in Gazzetta Ufficiale e di cui occorrerà valutare le ricadute. Ma quali impatti ci sono dal quadro attuale sulle incombenze per i farmacisti? Cosa è cambiato soprattutto in relazione alla gestione amministrativa e fiscale? A dare qualche indicazione Stefano De Carli, commercialista dello Studio Luce di Modena.
Nuovo status di tampone e self test avrà ricadute su lavoro in farmacia
«I provvedimenti a livello nazionale che hanno consentito anche alle farmacie di aprire e chiudere il periodo di malattia da Covid, la recente deliberazione della Regione Emilia-Romagna di dare validità certificativa, a determinati soggetti, anche ai test eseguiti in modalità fai-da-te», le ultime decisioni del Consiglio dei Ministri, anticipate tramite conferenza stampa ma, al momento, non ancora in Gazzetta ufficiale, «comporteranno un ulteriore aumento di lavoro e degli impegni dei titolari» ha spiegato Stefano De Carli, e questo varrà «anche per quegli esercizi che non eseguono tamponi». In riferimento a quello che è il quadro attuale, se si prendono in considerazione le ricadute da un punto di vista operativo, sono diverse e riguardano in particolare gli «adempimenti certificativi, ma anche quelli fiscali e amministrativi».
Esecuzione di tamponi: gestione amministrativa e fiscale
Un primo ambito concerne l'esecuzione dei tamponi in farmacia: sul punto «è nostra convinzione che l'operazione sia configurabile come prestazione di servizi, che, dovrà essere documentata o con l'emissione del documento commerciale (ex scontrino), che è di gran lunga la soluzione preferibile, o con fattura, se richiesta dal cliente». Nel dettaglio, lo «scontrino dovrà essere battuto nel comparto dei servizi esenti, venendo così memorizzato e trasmesso all'Agenzia delle Entrate con il codice natura N4. Per evitare conseguenze potenzialmente negative dovute all'eventuale incidenza del "pro-rata di indetraibilità" consigliamo alle farmacie di configurare sul proprio gestionale una specifica casistica (tutte le principali software-house lo permettono) da utilizzare a ogni tampone scontrinato». Va rilevato comunque che «non è stato previsto dall'amministrazione finanziaria un codice specifico che individui le operazioni ad aliquota IVA zero, come quelle dei test Covid, in modo separato da quelle in vera esenzione». Nel caso invece «venisse richiesta la fattura, occorre emetterla ad aliquota zero con la descrizione della prestazione eseguita e riportando la dicitura "IVA esente articolo 1 comma 452 Legge 178/2020"». In merito alla detraibilità, continua De Carli, «il costo sostenuto dal cittadino è detraibile come spesa sanitaria; trattandosi di prestazioni di servizi, la normativa impone il pagamento con strumenti tracciabili, anche se la risposta n. 158 ad un interpello resa in data 5 marzo 2021 dall'Agenzia delle Entrate permette di estendere anche alle prestazioni di servizi eseguiti in farmacia la possibilità del pagamento in contanti».
Self test: scontrino, modalità di pagamento e detraibilità
Altra modalità di gestione è quella relativa alla vendita di Self test: in questo caso, «l'operazione è configurabile come cessione di beni per cui andrà scontrinata nel reparto ordinario come dispositivi medici. Nel caso venisse richiesta la fattura occorre emetterla ad aliquota zero con la descrizione di quanto erogato e la dicitura relativa all'Iva esente. Il costo sostenuto dal cittadino è detraibile come spesa sanitaria; trattandosi di dispositivi medici, ai fini della detrazione, è sufficiente il pagamento in contanti».
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