Nuova remunerazione, Gizzi (Assofarm): non più rimandabile
Le dinamiche relative alla spesa convenzionata, l'aumento della distribuzione diretta degli ultimi vent'anni anni, il progressivo calo della redditività delle farmacie rendono non più rimandabile una revisione della remunerazione che favorisca un ritorno dell'innovazione in farmacia, valorizzi la professionalità del farmacista e crei le basi per un superamento dell'attuale modello della Dpc, a 21 velocità. Proprio per sostenere questo obiettivo, dalla V Giornata Nazionale delle Farmacie Comunali, organizzata da Assofarm, è partito quello che è stato chiamato il Patto di Genova, un gruppo di lavoro e di pressione che si occuperà di elaborare analisi e proposte da presentare al decisore politico. A raccontarlo a F-Online, Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm.
Il Patto di Genova
«Siamo molto soddisfatti del risultato della Giornata della Farmacie Comunali che ha visto la partecipazione di esponenti politici nazionali e locali e della filiera», spiega Gizzi. «Da Genova è partito un riconoscimento unanime del ruolo indispensabile che la farmacia - sia comunale sia privata - ha rivestito per fronteggiare l'emergenza sanitaria e per sostenere il Servizio sanitario nazionale. Dal sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, per fare un esempio, è stata sottolineata l'intenzione di puntare proprio sulla rete delle farmacie per un'attività di sensibilizzazione puntuale sull'adesione alla vaccinazione anti Covid-19. La farmacia, in questi quasi due anni di pandemia, sempre in prima linea nonostante le difficoltà, non si è mai risparmiata e, anzi, ha investito molto, in termini di risorse umane ed economiche, per le attività di tracciamento e di prevenzione attraverso i vaccini. I trend relativi alla spesa farmaceutica, in atto da vent'anni, continuano a erodere i margini della farmacia, chiamata, al contempo, ad attività sempre più sanitarie. Tale situazione è diventata insostenibile e, anche per valorizzare appieno il ruolo del farmacista, affrontare il nodo della nuova remunerazione non è più rimandabile. Sul punto, all'interno della filiera c'è accordo, così come da parte di molti decisori politici, a tutti i livelli». Da qui l'idea di lanciare una sorta di Patto di Genova: «Come Assofarm intendiamo avviare un gruppo di lavoro composto da esponenti della comunità scientifica, componenti della filiera, esperti, che elabori una proposta sostenibile di nuova remunerazione, suffragata da studi e analisi concrete. L'obiettivo condiviso è quello di valorizzare l'apporto professionale del farmacista, attraverso le attività di sostegno alla aderenza alla terapia, e di formulare una proposta che si sganci dal prezzo del farmaco». Al riguardo, è stata anche rilanciata la richiesta più volte avanzata da diabetologi e medici di medicina generale di «aprire la prescrizione di farmaci per il diabete, anche innovativi, ai medici del territorio, con, di conseguenza, una loro gestione da parte delle farmacie, che potrebbero contribuire alla presa in carico del paziente». C'è però un elemento che va affrontato: «L'attuale modello di Dpc, che si presenta in 21 casistiche differenti, va rivisto. Sperimentazioni di questo tipo sarebbero di giovamento anche in relazione a questo aspetto, perché, a parità di costi per le casse pubbliche, si andrebbe verso un prezzo unitario e un modello omogeneo di intervento del farmacista».
In tema di Pnrr
Nella discussione non poteva mancare una riflessione sul Pnrr: «Nonostante il riconoscimento dell'importanza delle farmacie arrivato dal governo e da molti parlamentari, tale presidio risulta pressoché escluso dalle principali normative che tendono ad attuare il Pnrr. Oggetto di preoccupazione, in particolare, sono le case di comunità, su cui gravano diversi interrogativi, a partire dalle reali risorse necessarie per avviarle e dalla loro realizzabilità nei diversi territori. Le farmacie sono già oggi una importante rete di prossimità e di presa in carico dei pazienti, e, nostra intenzione, è anche quella di sollecitare la riflessione politica per farle entrare in maniera integrata nella riforma delle cure primarie».
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Uso corretto farmaci e gestione processi di qualità: nuovi orizzonti nell'attività del farmacista
Come tutte le guerre, la pandemia di coronavirus ci ha fatto vivere tante epoche in pochi mesi. Cinque in questo caso: dal risparmio degli anni pre-Covid all'iniezione di liquidità dei decreti-legge Cura-Italia e Rilancio del 2020; quindi, dal recupero delle liste d'attesa dei pazienti non Covid di quest'anno all'afflusso estivo di risorse europee chieste nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, infine il ritorno all'austerità. Ma fra le tante novità, come hanno spiegato illustrando il Rapporto Oasi 2021 il coordinatore Francesco Longo ed Alberto Ricci del Cergas dell'Università Bocconi, la pandemia ha cambiato in molte categorie del servizio sanitario la percezione che esse hanno di sé. Al "cambio di pelle" non fanno eccezione i farmacisti.
Misurare l'efficacia dei farmacisti dipendenti Ssn
Se sul territorio la farmacia convenzionata attraverso tamponi e ora vaccinazioni ha ufficializzato la sua capacità di offrire servizi, emersa nel primo picco pandemico là dove gli studi dei medici di famiglia erano forzatamente chiusi, l'evoluzione del farmacista ospedaliero e dei servizi territoriali Asl, altrettanto importante, sembra forse passare più sottotraccia. Per aiutare i farmacisti dipendenti Ssn a misurare le proprie performance e a riposizionarsi nel nuovo sistema, Cergas Bocconi e Società Italiana di Farmacia Ospedaliera (Sifo) hanno ideato un progetto di ricerca dal titolo "Farmaper" ed istituito un gruppo tecnico misto dedicato a realizzarlo. Sono stati distribuiti due questionari a 70 tra aziende sanitarie ed ospedaliere. Le 25 compilazioni dimostrano come nel farmacista emerga la volontà di ricoprire un ruolo non di semplice dispensatore, gestore, o programmatore della gestione degli stock, ma anche di quality e risk management sull'uso di farmaci e dispositivi medici e di stewardship antimicrobica. In un articolo a firma di Elisabetta Trinchero, associata di Public Management, nonché di Francesca Lecci e Andrea Rotolo, rispettivamente Associata e lecturer di Healthcare management, si spiega come il farmacista dipendente Ssn chieda oggi di poter misurare la propria attività in termini di efficienza, di efficacia e di impatto sul sistema salute. «È evidente - spiegano i tre ricercatori Bocconi - la necessità di un cambio di punto di vista della professione e l'esigenza di modificare la misurazione dei risultati dal mero calcolo economico a quello dei risultati e del valore prodotto».
Funzioni ad alto valore aggiunto
"Il ruolo del farmacista - scrivono gli autori - risulta rilevante e coerente con le competenze rispetto alla partecipazione a commissioni su farmaci e dispositivi medici, con le attività di vigilanza e con attività di farmaco-vigilanza". Accanto a queste, vi sono poi altre funzioni ad alto valore aggiunto presenti in almeno l'85 % delle aziende sanitarie intervistate: nella consulenza legata a "quality & risk management" il farmacista percepisce di aggiungere valore specie nelle attività dirette al paziente e correlate all'appropriatezza d'uso sia dei farmaci sia dei dispositivi medici. Partecipa inoltre a processi di definizione dei budget, di programmazione degli obiettivi e d'impiego risorse a livello aziendale. Ci sono altresì aree in cui il valore aggiunto è elevato ma per le quali le strutture di farmacia Asl sono poco coinvolte, come la formazione sui temi della qualità e della sicurezza nei processi interni della farmacia, che si persegue solo nel 65 % delle Asl del campione. Sono ancora di meno le Asl che coinvolgono il farmacista nella ricognizione farmacologica ai fini della riconciliazione terapeutica e nella vigilanza sui dispositivi. La stewardship antimicrobica, altro grande obiettivo professionale di cui è alto il valore percepito, è svolta oggi nel 65-70% delle aziende. Nella logistica ci sono attività considerate molto professionalizzanti tra cui la gestione delle terapie per le malattie rare e dei farmaci carenti, ed altre (gestione degli ordini di farmaci e dispositivi e del ciclo di magazzino) svolte dai farmacisti in almeno l'85 % delle aziende malgrado siano affidabili ad altri professionisti.
In tutto questo, il Covid ha cambiato qualcosa. Le risposte ai questionari hanno evidenziato la capacità dei farmacisti, in pandemia, nel produrre valore nel rifornimento e nella distribuzione dei dispositivi di protezione individuali, nel fare rete, nel mettere a punto preparazioni galeniche legate ai bisogni dei pazienti Covid-19 e nel supporto ai clinici. Sono invece mancati strumenti e risorse per l'approvvigionamento di farmaci e dispositivi medici e coinvolgimento nei processi decisionali. "Il personale in molti casi - si legge nell'articolo - non è risultato adeguato in termini numerici a gestire l'incremento della mole di lavoro; è mancata, inoltre, la possibilità di consolidare competenze su sicurezza ed igiene, temi più che mai centrali negli ultimi mesi".
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Ccnl farmacisti: nuova classificazione del personale, carriera e sanità integrativa nell'ipotesi di rinnovo
Continua la campagna di informazione sull'ipotesi di contratto nazionale delle farmacie private da parte delle sigle confederali. Riconoscimento del ruolo professionale, possibilità di carriera e sanità integrativa sono alcuni degli aspetti oggetto di approfondimento, ma tra i punti sottolineati ci sono anche alcuni strumenti che possono essere di supporto all'attuazione delle misure previste - tra questi la commissione sulla professionalità - o che pongono le basi per una contrattazione locale integrativa.
La nuova classificazione del personale e la Commissione sulla professionalità
Come si ricorderà, l'ipotesi di contratto nazionale delle farmacie private è stata firmata tra Federfarma e le sigle confederali sedute al tavolo (Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs) il 7 settembre, a oltre otto anni dalla scadenza del precedente. Sui contenuti non sono mancate polemiche tra i dipendenti e da parte delle sigle confederali è stata avviata una campagna di informazione, con una serie di strumenti atti ad analizzare i principali aspetti del contratto. Un elemento di rilievo che viene evidenziato, come si legge nelle schede informative rilanciate anche dalla pagina Facebook di Farmacie.blog, il blog di confronto della Cgil dedicato al settore, riguarda la classificazione del personale: "Con il nuovo contratto viene creata una figura professionale, il livello Q2, che si inserisce tra il Q1 - direttore di farmacia - e il Q3 - farmacista con più di 24 mesi di anzianità. Questo significa che si articola in maniera più completa la progressione professionale del farmacista, non più ancorato al ruolo di collaboratore o direttore. Se un farmacista gestisce uno o più servizi all'interno della farmacia verrà riconosciuto il ruolo con il nuovo livello, con una differenziazione economica di 70 euro mensili. Tale incremento deve comunque sommarsi agli ulteriori 30 euro dell'indennità speciale quadri (ISQ), oggi riconosciuta al solo livello Q1". Un elemento di tutela consiste poi nel fatto che "nel testo del contratto è prevista anche una commissione sulle professionalità per aggiornare le classificazioni professionali alla nuova realtà".
Vaccini: compenso per la prestazione suscettibile di integrazioni regionali
Dal punto di vista delle nuove mansioni e della evoluzione professionale, "per la prima volta, in un contratto delle farmacie, viene riconosciuto un compenso per la prestazione professionale", anche se si tratta di una misura "sperimentale, legata all'emergenza sanitaria". L'importo, "non inferiore a due euro lordi per ciascuna vaccinazione effettuata dal farmacista", è "aggiuntivo alla paga oraria" ed "è calcolato sulla base del contributo statale destinato alla farmacia per la singola vaccinazione, pari a 6 euro". Il fatto che nel contratto sia stato indicato un importo minimo ma non sia stato riportato un tetto massimo, ancora di più, rende tale cifra "suscettibile, dove ci siano le condizioni, di miglioramento". Viene rilevato, infatti, che "in alcune Regioni sono state stanziate risorse aggiuntive per le farmacie che hanno aderito al servizio. Questo permetterà di contrattare per migliorare l'importo", anche se "è necessaria partecipazione di tutti, senza la quale nessun contratto vive".
Sanità integrativa: sanzioni per chi omette il versamento
Vi è poi un ulteriore elemento che viene evidenziato: "viene sbloccata una situazione ferma da troppi anni. Dal 1° gennaio 2022 anche i lavoratori delle farmacie avranno diritto a fruire dell'assistenza sanitaria integrativa. I fondi di assistenza sanitaria integrativa garantiscono servizi sanitari gratuiti ai lavoratori iscritti: si tratta di un valore economico e di diritto primario. Il valore dell'assistenza sanitaria è di € 13. Il fondo dovrà essere identificato entro il mese di gennaio del 2022. In caso di ritardo nella sua individuazione, tale cifra sarà versata ai lavoratori, in ogni caso, in modo da "impedire una perdita di valore dell'istituto contrattato. È stata anche definita una sanzione per chi ometterà tali versamenti, una volta istituito il fondo".
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Cannabis terapeutica, Ministero istituisce primo tavolo permanente. Plauso dalle farmacie
È stato istituito, presso il Ministero della Salute, il primo Tavolo tecnico permanente per affrontare le tematiche in materia di cannabis a uso medico: nei giorni scorsi è stato siglato l'atto istitutivo. Avrà il compito di «analizzare e approfondire i bisogni di salute dei pazienti che utilizzano farmaci a base di cannabis, al fine di individuare percorsi condivisi e praticabili per la risoluzione delle criticità riscontrate» come ha spiegato il sottosegretario di Stato alla Salute, Andrea Costa, delegato dal ministro Roberto Speranza alla prevenzione, al monitoraggio e ai percorsi terapeutici connessi al fenomeno delle dipendenze.
Un'occasione per un confronto costante con i pazienti
«Per la prima volta - ha detto Costa - ho deciso di coinvolgere le più rappresentative associazioni di pazienti che avranno la possibilità di dialogare con le amministrazioni competenti e con il decisore politico. Il tavolo infatti potrà consultare esperti esterni e dunque coinvolgere rappresentanti di altri Ministeri, dello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, dell'Aifa, delle Regioni. Ritengo - ha aggiunto - che sia un dovere morale fornire una risposta concreta e sistematica alle istanze che riguardano la tutela della salute, come, ad esempio, l'efficacia terapeutica dei farmaci a base di cannabis, le difficoltà di approvvigionamento e l'importanza della ricerca e degli studi clinici. Il nostro Paese deve diventare autosufficiente nella produzione di cannabis terapeutica. Compito della politica è assicurare al cittadino di poter accedere alle cure previste per legge, garantendo servizi equi e di qualità, indipendentemente da dove questi risiede. Il tavolo, dunque, sarà un'occasione per un confronto costante, qualificato e costruttivo che parte dalla richiesta dei pazienti di avviare un percorso condiviso che tenga conto degli sviluppi della scienza medica e delle esigenze dei malati in trattamento con tali farmaci».
Federfarma: dal tavolo risposte adeguate a esigenze dei malati
L'istituzione del Tavolo è stata accolta con favore da Federfarma. «Questo Tavolo contribuirà a fornire risposte adeguate alle esigenze dei malati, - è il comento del segretario nazionale di Federfarma Roberto Tobia - individuando soluzioni condivise per risolvere le molte criticità legate all'uso terapeutico della cannabis, a partire dall'annoso problema della carenza di materia prima che non consente di garantire le cure necessarie ai malati terminali e a chi soffre di dolore cronico. Federfarma esprime grande soddisfazione perché quest'iniziativa nasce dalle istanze promosse dai farmacisti insieme alle Associazioni dei malati e divulgate grazie all'impegno della televisione pubblica e di quei media che, attraverso i loro programmi di servizio, danno voce alle necessità dei cittadini. Le farmacie, presidio sanitario di prossimità integrato nel SSN, raccolgono quotidianamente le richieste di aiuto dei malati e dei loro familiari affiancandoli nella lotta contro il dolore inutile. È naturale quindi che Federfarma si faccia portavoce di tali istanze presso le Istituzioni, con le quali collabora attivamente per portare risposte concrete sul territorio. Ringraziamo il sottosegretario Andrea Costa per la sensibilità dimostrata su un tema così rilevante e per aver istituito un Tavolo al quale Federfarma sarà lieta di apportare il proprio contributo».
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