Dare valore alla ruralità: dalla digitalizzazione al territorio: il programma 2020-23 di Sunifar
«La farmacia rurale è uno dei pilastri del sistema di protezione sociale». Il nuovo presidente del Sunifar Gianni Petrosillo accetta le sfide con cui dovrà confrontarsi nel prossimo triennio senza nascondere le permanenti difficoltà delle rurali: spopolamento dei Comuni e delle aree interne, costante assottigliarsi dei margini Ssn, difficoltà di approvvigionamento e carenze di farmaci, digital divide che si ripercuote sulla qualità dei servizi. «In alcune aree del nostro Paese, che man mano vanno desertificandosi, la farmacia rurale è l'unico presidio sanitario a portata del cittadino, un luogo di ascolto, un filtro per limitare gli accessi inappropriati alle strutture ospedaliere». Le rurali effettive oggi sono 4.200, per un bacino di utenza complessivo di cinque milioni di abitanti.
Più dialogo con l'esterno: distribuzione, enti e stakeholder
Petrosillo ha vissuto in prima persona, da paziente, il dramma del Covid-19, e oggi sostiene la necessità che anche le rurali partecipino al processo di riorganizzazione delle cure territoriali che da più parti si considera urgente. «Dare valore alla ruralità» è un appello che il presidente rivolge prima di tutto ai colleghi di Federfarma, nel nome di una sinergia oggi più che mai importante. Per esempio, il fondo di solidarietà già esistente potrebbe essere incrementato. Poi c'è il dialogo con l'esterno: «Condividere con gli operatori della distribuzione intermedia regole che non penalizzino il servizio alle piccole farmacie (vedi quei balzelli che si applicano, alla consegna della merce, alle farmacie che non fanno una quota minima di fatturato); interloquire con enti (Aifa) e stakeholder per porre rimedio a carenze e indisponibilità; valorizzare, anche in ambito rurale, la centralità della farmacia nella distribuzione del farmaco veterinario (spesso dispensato dai veterinari)».
La stretta connessione tra ruralità e medicina territoriale
La stretta connessione tra ruralità e medicina territoriale: «Proprio ieri siamo stati ricevuti, io e Roberto Tobia, da un dirigente del ministero degli Affari regionali, al quale abbiamo presentato le nostre istanze. Seguirà un incontro diretto con il ministro Boccia, l'occasione giusta per discutere di un nostro documento in cui si parla di incentivi alla presenza di ambulatori medici nelle piccole aree; di incentivi alla pratica della telemedicina; di lotta al digital divide, un vero freno al progresso tecnologico delle zone più disagiate». Infine, la cronicità, elemento sostanziale dell'assistenza territoriale e della collaborazione farmacie-medici di medicina generale: «Una piena applicazione del Fascicolo sanitario elettronico sarebbe di grande aiuto, ma dobbiamo soprattutto lavorare perché il sostegno alla cronicità offerto da farmacisti e medici sia uniforme su tutto il territorio nazionale, e non limitato ad alcune aree».
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Stati Generali dell'economia, le professioni sanitarie in audizione. Fofi: la sanità deve cambiare
La sanità deve cambiare: dopo il Covid-19 nulla potrà essere come prima, a cominciare dalla sanità italiana, a cominciare dal rinforzo dell'assistenza nel territorio attraverso la collaborazione interprofessionale e la farmacia dei servizi è la chiave per offrire strumenti alla prima linea dell'assistenza. Così Andrea Mandelli, presidente della Fofi, commenta l'audizione della Consulta delle Professioni sanitarie svoltasi ieri a Villa Pamphili e ringrazia il Presidente del Consiglio e il Governo per l'incontro avuto nel corso degli Stati Generali dell'economia: «È il concreto riconoscimento sia del formidabile impegno delle professioni sanitarie in questa emergenza, nell'ospedale e nella comunità, sia dell'importanza di tutto il comparto sanitario nella vita, anche economica, del Paese».
Farmacia dei servizi chiave per assistenza territoriale
Nel corso del suo intervento Mandelli ha ricordato i sanitari vittime della Covid-19, tra i quali 15 farmacisti, per sottolineare che da questa tragedia occorre trarre insegnamenti e stimoli importanti. «Sono convinto che nulla potrà essere come prima, a cominciare dalla sanità italiana, e questo significa innanzitutto rinforzare l'assistenza nel territorio attraverso la collaborazione interprofessionale, come indicato recentemente anche dal Rapporto "Realising the Potential of Primary Health Care" dell'Ocse» ha spiegato Mandelli. Mandelli ha sottolineato che la farmacia dei servizi, «il cui modello è stato messo a punto dalla Federazione e di cui riprenderà presto la sperimentazione interrotta dalla pandemia, è la chiave per offrire alla prima linea dell'assistenza strumenti che sarebbero stati utili a risolvere molti dei disagi per i pazienti che si sono presentati nella fase acuta dell'emergenza. Basti pensare alla telemedicina». E ha poi ricordato altri due aspetti fondamentali la semplificazione - la lotta alla burocrazia - e la digitalizzazione della sanità: «Fascicolo sanitario elettronico e Dossier farmaceutico sono già stati strutturati e resta soltanto da "azionare l'interruttore". Per quanto riguarda la necessità di semplificare le procedure amministrative, ho ricordato che il Testo Unico delle leggi sanitarie, promulgato nel 1934, ha di gran lunga superato l'età pensionabile, ed è ora di mettere mano a questa materia».
Evoluzione Ssn: rivedere distribuzione, prescrivibilità e remunerazione
La Fofi, anche attraverso un documento presentato nell'occasione alla Presidenza del Consiglio, ha toccato tutti i punti della sua visione dell'evoluzione del Ssn: dall'ampliamento delle funzioni del farmacista ospedaliero alla revisione della distribuzione del farmaco, per rendere i medicinali di nuova generazione prescrivibili e dispensabili sul territorio, al coinvolgimento dei farmacisti nelle campagne vaccinali. E ha sottolineato che si devono affrontare il tema della remunerazione della rete delle farmacie, «che oggi fronteggia una situazione economica negativa, e il contratto dei collaboratori che, soprattutto dopo quanto accaduto in questi mesi, deve riconoscere anche sul piano retributivo il loro status di professionisti sanitari - prosegue il presidente della Fofi. - Ma se vogliamo perseguire l'evoluzione della nostra professione è fondamentale rivedere la formazione universitaria, il trattamento degli specializzandi in farmacia ospedaliera e l'esame di Stato, per adeguarli alle nuove competenze e all'innovazione scientifica e tecnologica. La terribile esperienza della pandemia deve tradursi in una spinta al cambiamento, al progresso, ad atti concreti. Se non ora quando?».
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Cure di base, Ocse: nuovo modello è team con medici, infermieri, farmacisti e Oss
L'assistenza sanitaria di base salva vite e fa risparmiare risorse se è fonte di cure che soddisfano la maggior parte delle esigenze dei pazienti, nella maggior parte dei paesi Ocse questo potenziale non si è ancora realizzato ma ci sono esperienze promettenti in cui la riconfigurazione delle cure di base con team multiprofessionali formati da medici, infermieri, farmacisti e operatori sanitari della comunità, e dotati di tecnologia e perfettamente integrati con servizi di assistenza specializzati, possono fornire cure più efficaci. È quanto emerge dal report Realising the potential of primary health care, pubblicato dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) che sottolinea come la pandemia Covid-19 abbia reso ancora più pertinenti questi messaggi soprattutto per "aumentare la capacità dei sistemi sanitari dell'Ocse di contenere e gestire una futura crisi sanitaria e ridurre ricoveri non necessari di pazienti che possono essere trattate efficacemente sul territorio. Cure primarie moderne ed efficiente sono la pietra angolare dei sistemi sanitari resilienti".
Più incentivi economici per lavorare in team: pay-for-performance
La pandemia Covid-19 infatti, ha, "in molti casi, accelerato l'implementazione di innovazioni promettenti nell'assistenza sanitaria di base e ha promosso lo sviluppo di pratiche a livello nazionale e locale, come l'espansione del ruolo di infermieri e farmacisti, le soluzioni digitali per monitorare lo stato di salute, facilitare l'accesso alle cure e l'utilizzo delle infrastrutture di informazione sanitaria per la sorveglianza delle malattie. Promuovere la continuità di queste pratiche - si legge nel report - e la loro più ampia adozione nei Servizi sanitari, sposta il sistema alla fase di recupero dalla pandemia e rende i sistemi sanitari più resilienti alla crisi sanitaria". In tutti i paesi dell'Ocse, si stanno sperimentando nuovi modelli di assistenza di basr e aumentano le evidenze su come possano dare maggiore efficacia all'assistenza di base, ma sono esperienze al livello locale o su piccola scala, e non hanno ancora raggiunto il pieno potenziale per un sistema trasformazione delle cure.
Il rapporto evidenzia le modifiche necessarie:
In primo luogo, in tutto l'Ocse, il futuro dell'assistenza sanitaria di base riguarderà nuovi modelli di assistenza diverso dal medico single-practice, che risponde principalmente a episodi acuti di cure, e lavorare in isolamento da una rete di servizi. Gli sviluppi politici più promettenti "sono la creazione di nuove configurazioni di assistenza, che ospitano più professionisti con competenze avanzate che lavorano in gruppo, supportate dalla tecnologia digitale per consentire un coordinamento senza soluzione di continuità delle cure e che sono attivamente impegnati nella prevenzione e adattate alle esigenze della popolazione che assistono". In secondo luogo, sono necessari incentivi economici per incoraggiare l'assistenza sanitaria di base a lavorare team e concentrarsi sulla prevenzione e la continuità delle cure, in particolare per i pazienti con malattie croniche condizioni e grande attenzione al coordinamento delle transizioni assistenziali. In tutti i paesi dell'Ocse, sono in atto per fornire una migliore remunerazione o incentivi economici in base alle prestazioni fornite dagli operatori sanitari delle cure primarie. Nel 2018, 11 paesi Ocse, tra cui Israele, Messico e il Regno Unito hanno riferito di aver utilizzato specifici pagamenti aggiuntivi per incentivare il coordinamento delle cure, le attività di prevenzione o la gestione attiva delle malattie croniche e 15 paesi, come il Cile e i Paesi Bassi, hanno riferito di utilizzare meccanismi pay-for-performance (pagamento-per-performance) nella salute primaria cura. In terzo luogo, il futuro dell'assistenza sanitaria di base dipende sempre più dal dare un ruolo più ampio ai pazienti. In parte, ciò include il coinvolgimento dei pazienti nella coproduzione della loro salute, attraverso una migliore supporto all'autogestione delle loro condizioni ed esposizione a fattori di rischio. Gli strumenti digitali possono suonare un ruolo significativo in questo contesto.
Cure di base forti rendono i sistemi sanitari più efficaci, efficienti e equi
Un'assistenza sanitaria primaria migliore e più accessibile, così la descrive il report, si traduce in tassi più bassi di ricoveri e di ricorso al Pronto soccorso e può prevenire procedure non necessarie, può ritardare l'insorgenza di malattie croniche e ridurre i tassi di mortalità, inoltre ha un ruolo nella prevenzione. Inoltre "è anche associata a meno disparità di salute" perché "può garantire l'accesso a popolazioni vulnerabili che altrimenti potrebbero avere difficoltà ad accedere ai servizi".
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Vaccino Covid, ministro Speranza: firmato accordo per 400 milioni di dosi. Gratuito subito per soggetti a rischio
Il ministro della Salute, insieme ai ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, ha sottoscritto un contratto con Astrazeneca per l'approvvigionamento di 400 milioni di dosi di vaccino contro il coronavirus sviluppato a Oxford, da destinare a tutta la popolazione europea, e in Italia "verrà distribuito gratis a cominciare dalle classi piùa rischio". A darne notizia nel corso degli Stati Generali svoltisi il 13 giugno è stato Roberto Speranza: «Il candidato vaccino - si legge in una nota del ministero - nasce dagli studi dell'Università di Oxford e coinvolgerà nella fase di sviluppo e produzione anche importanti realtà italiane. L'impegno prevede che il percorso di sperimentazione, già in stato avanzato, si concluda in autunno con la distribuzione della primatrancedi dosi entro la fine dell'anno. Con la firma di oggi - ha proseguito il ministro - arriva un primo promettente passo avanti per l'Italia e per l'Europa. Il vaccino è l'unica soluzione definitiva al Covid 19. Per me andrà sempre considerato un bene pubblico globale, diritto di tutti, non privilegio di pochi».
Vaccino fornito a prezzo di costo
La prima trance di dosi prenotate arriverà entro la fine dell'anno e il vaccino sarà fornito per tutta la durata della pandemia a prezzo di costo, una cifra ancora non stabilita ma che, si apprende, dovrebbe essere di "pochi euro" a dose. «Stiamo parlando del vaccino più promettente, ma non c'è certezza assoluta - ha proseguito Speranza - Il vaccino nasce nei laboratori di Londra, nell'università di Oxford. La notizia per noi rilevante è che dentro questa partita di produzione e distribuzione del vaccino l'Italia è protagonista non solo perché siamo firmatari del primo contratto in questo pezzo di mondo ma anche perché c'è una ricaduta su Pomezia, su Irbm che è una realtà italiana. Nella ricerca del vaccino l'Italia si mette in testa». AstraZeneca, che fornirà ai Paesi europei fino a 400 milioni di dosi, sta cercando di incrementare ulteriormente la sua capacità produttiva a livello globale per fornire un accesso al vaccino contro il coronavirus "ampio, equo e no profit", ha comunicato il colosso farmaceutico. «AstraZeneca si è impegnata per assicurare la produzione di 2 miliardi di dosi su scala globale di un vaccino che al momento è già in fase sperimentale sull'uomo», ha aggiunto Lorenzo Wittum, Presidente di AstraZeneca Italia, dando le dimensioni della mega operazione scientifica ma anche industriale.
Programma clinico e aumento della produzione
L'azienda riconosce che il vaccino potrebbe non funzionare, «ma è comunque impegnata a far avanzare rapidamente il programma clinico e ad aumentare la produzione a rischio». Il vaccino è attualmente in fase di sperimentazione grazie alla collaborazione con l'Università di Oxford a cui partecipa anche l'italiana IRBM, tramite la sua divisione Advent per i vaccini innovativi. Parallelamente, AstraZeneca continua a costruire diverse catene di approvvigionamento a livello globale, inclusa l'Europa. L'Azienda ha fatto sapere di essere impegnata nell'incrementando ulteriormente la sua capacità produttiva e di «essere aperta alla collaborazione con altre aziende al fine di rispettare il suo impegno di sostenere l'accesso al vaccino senza alcun profitto durante la pandemia». L'Università di Oxford ha annunciato il mese scorso l'inizio di una sperimentazione clinica di fase II/III con AZD1222 nel Regno Unito su una popolazione di circa 10.000 volontari adulti. «E' una bellissima notizia per tutti» ha affermato il presidente dell'azienda Irbm, che collabora al vaccino, Piero Di Lorenzo. Rappresentare l'Italia nella messa a punto di un progetto di interesse globale, per Di Lorenzo «costituisce uno stimolo forte per tutti i ricercatori dell'Irbm ad impegnarsi con sempre maggiore dedizione nell'innovazione scientifica».
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