Farmacia Bertolaso Dott. Paolo di San Pietro di Morubio (VR) cerca urgentemente Farmacista Collaboratrice per ampliamento organico
"Farmacia Bertolaso Dott. Paolo di San Pietro di Morubio (VR) cerca urgentemente Farmacista Collaboratrice per ampliamento organico.
Richiesto preferibilmente un minimo di esperienza, ma verranno considerate anche candidate neolaureate/neoabilitate.
Proposto iniziale tempo determinato/apprendistato con obiettivo di inserimento a tempo indeterminato.
Inviare CV aggiornato a
- Dettagli
- Scritto da Ordine Farmacisti MC
Test sierologici rapidi in farmacia, oltre 18.000 in Emilia-Romagna
«Sono oltre 18.000 (esattamente 18.231) i test sierologici rapidi e gratuiti effettuati nelle farmacie dell'Emilia-Romagna nei primi tre giorni (da lunedì 19 a mercoledì 21) di avvio della campagna di screening, la prima a livello nazionale, voluta dalla Regione e condotta assieme alle associazioni di categoria delle farmacie convenzionate. Nel 97% dei casi (in numero assoluto 18.231) hanno dato esito negativo». Un comunicato stampa della giunta presieduta da Stefano Bonacini fa un primo bilancio della sperimentazione avviata nelle farmacie della regione. A oggi sono 883, pubbliche e private, quelle che vi hanno aderito, partecipando allo screening di un'ampia fascia di popolazione che, ovviamente su base volontaria, desidera sottoporsi al test: bambini e ragazzi da 0 ai 18 anni e maggiorenni che frequentano la scuola secondaria superiore, con i loro genitori, fratelli e sorelle, i nonni anche se non conviventi e gli altri familiari conviventi; ma anche gli studenti universitari che hanno il medico di medicina generale in Emilia-Romagna.
A sottoporsi al test più donne e ragazzi tra 14-18 anni
A oggi sono solo 546 i test che hanno dato esito positivo, «e il Servizio sanitario regionale sta contattando telefonicamente tutti i cittadini risultati positivi per eseguire il tampone nasofaringeo di verifica, necessario per verificare se l'infezione è in corso e per stabilire la reale contagiosità della persona». Entrando nel dettaglio a sottoporsi al testo sono state soprattutto le donne: «10.181 in tutta la regione, contro 8.050 uomini. In famiglia sono stati soprattutto i genitori (10.295), che a loro volta lo hanno richiesto per i figli. Tra i ragazzi e bambini le fasce di età più rappresentate sono state quelle dei 14-18enni (2.733 test), 6-10 anni (1.529 test) e 11-13 (1.306), ma non sono mancati i più piccoli tra i 3 e 5 anni (473) e i piccolissimi fino a diciotto mesi (153 test). Una buona risposta è arrivata anche dagli studenti universitari (1.742)». Il commento dell'assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini: «La recrudescenza della pandemia Covid-19 alla quale stiamo assistendo in tutto il resto del Paese impone provvedimenti che consentano il tracciamento tempestivo dei focolai che si possono attivare nelle scuole, negli ospedali, come negli altri luoghi di frequentazione comunitaria, per poter effettuare il tempestivo isolamento dei casi, scongiurando l'eventualità di restrizioni drastiche. Insieme alle farmacie continueremo a sostenere questo strumento rapido e gratuito, di fondamentale importanza per contenere l'attuale curva epidemica».
- Dettagli
- Scritto da Ordine Farmacisti MC
Tamponi antigenici in farmacia, accelerata delle Regioni. Da Trento proposta di farli senza infermiere
In merito alla possibilità di tamponi rapidi antigenici in farmacia, lanciata ieri dal ministro della Salute Roberto Speranza, nel corso dell'incontro con le Regioni, si sono registrate aperture a livello locale. Dal Lazio è stato sottolineato che «sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl», mentre dalla Provincia di Trento è stata avanzata la proposta che a farlo sia direttamente il farmacista, che andrà formato. Resta, in ogni caso, da definire e gestire il tema della sicurezza.
Lazio: in corso approfondimenti su sicurezza e trasmissione dati
La proposta per un possibile coinvolgimento delle farmacie nell'effettuazione dei tamponi antigenici rapidi è stata ribadita anche oggi dal sottosegretario alla Salute, Sandra Zampa, come riferiscono le agenzie: «Si sta facendo un'enorme quantità di tamponi: siamo passati da 25.000 tamponi a 170-180.000 al giorno e arriveremo oltre i 200.000. In questo momento mi risultano acquistati 10 milioni di tamponi tra il bando che ha chiuso il Veneto che era capofila per varie Regioni e i 5 milioni di tamponi acquistati dal commissario Arcuri. Stiamo poi definendo l'accordo con i medici di medicina generale e ci potrebbe essere l'apertura alle farmacie». A livello regionale, già durante l'incontro di ieri, diversi assessori presenti hanno spinto sulla proposta, dalla Lombardia all'Umbria, e, intanto, dal Lazio, in una nota di oggi, viene fatto il punto sul percorso da seguire, tra sicurezza e trasmissione dei dati: «Ci sono due novità importanti» ha detto l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, «la prima riguarderà la possibilità per i medici di medicina generale che hanno aderito al bando regionale di eseguire i tamponi rapidi antigenici in sicurezza presso i loro studi. Sarà un servizio gratuito per i cittadini e i kit ai medici verranno forniti dal Sistema sanitario regionale. I medici che hanno aderito e sottoscriveranno il profilo di sicurezza sono più di 300 e circa 40 le Unità di cure primarie e partiranno dalla prossima settimana. L'altra novità consiste nella volontà che abbiamo espresso ieri nel confronto con il governo di far eseguire i tamponi rapidi antigenici anche dalla rete delle farmacie del Lazio. Sono in corso in queste ore gli approfondimenti tecnici per consentire il servizio in piena sicurezza e la trasmissione dei flussi informativi nelle banche dati delle Asl. In questo caso l'onere sarà a carico dei cittadini. Queste due scelte serviranno ulteriormente ad ampliare la possibilità di fare screening attraverso l'utilizzo dei test antigenici».
Tra i nodi, la reperibilità dell'infermiere: da Trento proposta per superarne la presenza
Una ulteriore proposta, che si pone l'obiettivo di risolvere la problematica relativa al fatto che non sempre si riesce a reperire l'infermiere, parte dalla Provincia autonoma di Trento: «Qui», spiega in una nota il presidente Maurizio Fugatti, «sono già partite due sperimentazioni, con due farmacie che hanno aderito». Per ora si tratta di una «sperimentazione» che vede «la presenza dell'infermiere», in modalità drive-in. «La nostra intenzione è di allargare questa sperimentazione, anche perché ci sono altre farmacie che ci hanno dato la loro disponibilità. Ma trovare infermieri è difficile. Abbiamo quindi chiesto al Ministero di consentire ai farmacisti di partecipare a una formazione che consenta loro di effettuare poi i tamponi. Il ministro Speranza ci ha risposto positivamente». Occorrerà definire percorsi, procedure, requisiti e paletti. Ora, «attendiamo l'atto ufficiale per procedere in questa direzione».
Resta la criticità da gestire di prevenire il contagio di personale e operatore
Resta a ogni modo da affrontare la tematica della sicurezza, sia nella presenza dei pazienti in farmacia - è di ieri l'allarme lanciato dalla Ats Milano sul fatto che i contagi possano avvenire anche nelle code in attesa del tampone - sia per la tutela dell'operatore. Sul punto va registrata anche la lettera che qualche giorno fa la Fp Cgil, il sindacato della funzione pubblica, ha indirizzato al ministro della Salute, Roberto Speranza, e al direttore generale dell'Inail, Giuseppe Lucibello, per segnalare come stiano crescendo i contagi nei laboratori pubblici interessati dal tracciamento del Covid-19 e per chiedere porre in essere le necessarie azioni correttive: «Ribadiamo che chiunque eseguirà i tamponi dovrà poterlo fare in luoghi appropriati e sicuri, dotato di tutti i necessari dispositivi di protezione individuale».
- Dettagli
- Scritto da Ordine Farmacisti MC
Covid-19, nuove regole sulla quarantena: gli step per i farmacisti in caso di contatto stretto
Mentre è in corso la discussione, a livello locale e nazionale, su come contenere i contagi da Covid-19 e su eventuali nuove misure, sono in molti a interrogarsi su come comportarsi nelle situazioni che potrebbero capitare - a casa, a scuola o in altri contesti - di contatto stretto con caso positivo. In particolare, che cosa succede se un convivente di un dipendente o titolare di farmacia dovesse risultare positivo al tampone? In quali casi scatta la quarantena e l'isolamento per il farmacista? Un punto sulle indicazioni attualmente valide, tra circolari ministeriali e normativa.
I positivi di «lungo termine»: le indicazioni dal Ministero
Sulla definizione di quarantena e isolamento, lo si ricorda, è intervenuto di recente il Ministero della Salute con una circolare del 12 ottobre che ha chiarito le modalità di gestione e le nuove tempistiche di rientro al lavoro. In particolare, riferisce il Dicastero, in caso di positività occorre distinguere tre situazioni: se il tampone è positivo e il soggetto è asintomatico, «il rientro in comunità avviene dopo un periodo di isolamento - vale a dire una separazione dalle altre persone che deve avvenire in «ambiente e condizioni tali da prevenire la trasmissione dell'infezione» - di «almeno 10 giorni dalla comparsa della positività» ed «esecuzione di test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test)». Nel caso, invece, di soggetto sintomatico, il «rientro in comunità avviene dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test)». Ci sono poi i «casi positivi a lungo termine», cioè coloro che, «pur non presentando più i sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per Sars-CoV-2: in caso di assenza di sintomatologia da almeno una settimana, potranno interrompere l'isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie» in caso di fragilità.
Quando l'isolamento riguarda anche il farmacista?
Ma che cosa succede nel caso in cui titolare o dipendente entri a contatto con un caso positivo al tampone - un convivente, un famigliare o una persona con cui si è avuto un contatto stretto? A ricordare la prassi da seguire, di recente, è stata la Fofi, che ha ribadito come «ai farmacisti, agli operatori delle farmacie e ai dipendenti delle parafarmacie non si applica la misura della quarantena precauzionale. Tali lavoratori sono comunque sottoposti a sorveglianza» da parte della Asl o del medico di medicina generale, che verificheranno eventuale comparsa dei sintomi, «ma possono continuare a operare, mentre dovranno sospendere l'attività lavorativa nel caso di sintomatologia respiratoria o esito positivo per Covid-19 (art. 14 D.L. 18/2020, convertito da L. 27/2020)».
Inps chiarisce il trattamento previdenziale in caso di contagio
Sulla quarantena precauzionale e sull'isolamento, di recente è intervenuto anche l'Inps per fornire chiarimenti in merito alla copertura previdenziale: come riferisce una circolare Fofi, se, nel caso di «quarantena precauzionale, che non configura un'incapacità temporanea al lavoro, non eÌ possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia o della degenza ospedaliera, è invece evidente che in caso di malattia accertata da Covid-19 il lavoratore eÌ temporaneamente incapace al lavoro, con diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno». Nel caso, però, in cui sia attivo un provvedimento di cassa integrazione si riscontra «il venir meno della possibilità di poter richiedere la specifica tutela prevista in caso di evento di malattia», per il «principio della prevalenza del trattamento di integrazione salariale sull'indennità di malattia».
- Dettagli
- Scritto da Ordine Farmacisti MC