Ricetta veterinaria elettronica, associazioni di categoria promuovono formazione.
Ricetta veterinaria elettronica, le associazioni di categoria promuovono la formazione per chiarire dubbi e favorire l'uso obbligatorio in Italia.
Proseguono gli appuntamenti promossi dalle associazioni territoriali di categoria per fare formazione sull'uso, obbligatorio in tutta Italia, della ricetta elettronica veterinaria. Gli appuntamenti sono a Bari con l'Ordine interprovinciale dei Farmacisti Bari e Bat e Ordine dei Medici veterinari della provincia di Bari (30 marzo Hotel Excelsior ore 15,30) e a Treviso con Farmacieunite e la Direzione Generale Sanità animale e Farmaci veterinari del Ministero della Salute (29 marzo, Hotel Maggior Consiglio, ore 20.30).
Obiettivo della introduzione della ricetta elettronica veterinaria, resa obbligatoria in tutta Italia con la legge n.167/2017 che recepisce le direttive europee in materia, è rafforzare la sorveglianza e il controllo sull'uso corretto e responsabile dei farmaci e dei mangimi medicati per uso veterinario, ricorda l'Ordine Bari e Bat in una nota, La dematerializzazione della prescrizione determina una modifica sostanziale del precedente modello organizzativo e operativo di gestione dei medicinali veterinari e dei mangimi medicati. Il processo di tracciabilità informatizzata interessa gli attori dell'intera filiera: medici veterinari, farmacie e parafarmacie, grossisti di farmaci, titolari delle autorizzazioni alla vendita diretta e al dettaglio di medicinali veterinari, servizi veterinari delle ASL, delle Regioni e del Ministero, proprietari e detentori di animali da produzione di alimenti e di animali da compagnia. Tale processo si avvale del sistema informatico sviluppato nel settore dei farmaci ad uso umano, che alimenta la Banca Dati Centrale della Tracciabilità del Farmaco e vi raccoglie il flusso quotidiano delle quantità di confezioni di medicinali che raggiungono i diversi punti della catena produttiva e distributiva. Il documento digitale, quindi, rileverà il reale consumo dei medicinali veterinari e dei mangimi medicati e ne favorirà il corretto utilizzo, rendendo più efficiente l'attività di farmacosorveglianza e di analisi del rischio sanitario, a tutela della salute pubblica. Nel corso dell'incontro - che consente di acquisire 3,5 crediti ecm - sono previsti interventi di carattere istituzionale e tecnico (come da brochure allegata). Saranno fornite anche le conoscenze fondamentali per poter operare sul nuovo sistema informativo ministeriale.
A spiegare il processo ai farmacisti di Treviso sarà Stefania Dalfrà della Direzione Generale Sanità animale e Farmaci veterinari del Ministero della Salute, che passerà in rassegna le nuove modalità di prescrizione dei farmaci veterinari che il dicastero, con i suoi tecnici ha elaborato con il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti, con un percorso step by step finalizzato alla costruzione di un sistema sostenibile e poco invasivo, con l'obiettivo di ridurre per quanto possibile l'impatto sulle diverse categorie (veterinari e farmacisti in particolare).
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Farmacia dei servizi, Tavolo ministeriale apre i lavori.
Servizi cognitivi, collaborazione interprofessionale, standardizzazione delle prestazioni, Fascicolo sanitario elettronico e Dossier farmaceutico. Questi i temi connessi uni agli altri che verranno posti all'attenzione del tavolo incardinato dal Ministro della salute sulla farmacia dei servizi che ieri mattina, come annunciato in occasione degli Stati Generali e ricordato in un commento del presidente della FofiAndrea Mandelli sull'house organ della Federazione presente all'incontro che si è svolto nella mattinata. Nello stesso giorno è anche iniziato il confronto diretto tra Ministero della Salute e Ordini delle professioni sanitarie, che fa seguito al manifesto che tutte le professioni hanno presentato nell'assemblea unitaria del 23 febbraio a Roma.
Una giornata «indubbiamente positiva per i professionisti della salute italiani - afferma Mandelli - Al mattino si è tenuta la prima riunione del tavolo incardinato dal Ministro della salute sulla farmacia dei servizi, nel quale sarà affrontato il capitolo del servizi cognitivi previsti dalla Legge 69/2009 all'interno della farmacia, con le ovvie implicazioni in termini collaborazione interprofessionale, di standardizzazione delle prestazioni, di creazione di quel flusso di informazioni tra professionisti, attraverso il Fascicolo sanitario elettronico e il Dossier farmaceutico lì inserito, fondamentale per la partecipazione del farmacista di comunità all'assistenza sul territorio. Nel pomeriggio - aggiunge - si è cominciato un proficuo confronto diretto tra Ministero della Salute e Ordini delle professioni sanitarie. Come sosteniamo da tempo, sono molti i dossier aperti, alcuni che riguardano direttamente le professioni stesse e altri di interesse generale. Tra i primi c'è ovviamente l'emanazione dei decreti attuativi previsti dalla Legge Lorenzin che ha riformato i nostri Ordini ed è in vigore da più di un anno, così come altre questioni come, per esempio, il tema delle specializzazioni, che nel caso della nostra professione vede gli specializzandi in farmacia ospedaliera penalizzati sul piano economico e contributivo. Ma è sicuramente un tema cruciale per la tutela della salute, per esempio, la definizione del ruolo dei diversi professionisti all'interno della strategia tracciata da Patto della salute. Da ultimo, ma non per importanza , va preso in considerazione l'aspetto del Regionalismo differenziato, che può essere l'occasione per ridefinire in senso migliorativo la governance complessiva del Servizio sanitario. Il prossimo passo è la definizione dei tavoli che affronteranno specificamente i diversi aspetti: sono fiducioso che si possa operare per il meglio. Come presidente della Fofi - conclude Mandelli - non posso che constatare che la linea che avevamo delineato già nel 2006 - con il documento di Palazzo Marini - stia dando i suoi frutti».
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Privacy e consenso, nuovo intervento dal Garante. I consigli per tutelarsi.
In ambito sanitario, serve chiedere al paziente il consenso al trattamento dei dati personali? In quali casi sì e in quali no? È per rispondere a queste domande che dal Garante della Privacy è stato emesso un nuovo provvedimento, il 7 marzo, per spiegare come si applica il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, in vigore dal maggio scorso, in ambito sanitario. E se sembra emergere che laddove ci siano finalità di cura il consenso non sia necessario, resta da capire come si declina questa indicazione per le farmacie. Abbiamo girato la domanda a Rodolfo Pacifico, avvocato Centro Studi di diritto sanitario e farmaceutico, che ha fatto un quadro su cosa cambia.
«Dobbiamo prima di tutto evidenziare» spiega l'avvocato «che il Garante per la protezione dei dati personali nell'espletamento degli specifici compiti indicati dal Regolamento e dal Codice, se da un lato tra l'altro sorveglia e assicura l'applicazione del regolamento, dall'altro promuove la consapevolezza e la comprensione del pubblico in merito ai rischi, alle norme, alle garanzie e ai diritti connessi al trattamento e la promozione della consapevolezza dei titolari del trattamento e dei responsabili del trattamento in relazione al sistema degli obblighi derivanti dal Regolamento. È in questa logica che dobbiamo inquadrare il provvedimento del 7 marzo. Quindi un nuovo tassello nel processo interpretativo di un sistema certamente complesso che si sviluppa su almeno tre livelli: il Regolamento 2016/679/UE; il decreto legislativo D.Lgs. 10-8-2018 n. 101 (Disposizioni per l'adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2016/679; il Codice in materia di protezione dei dati personali. Più che di un cambiamento potremmo parlare di un nuovo apporto alle chiavi di lettura del sistema, un apporto sul piano interpretativo ed applicativo».
Quindi che cosa cambia nella pratica per il farmacista?
«In tema di trattamento dei dati sanitari, il canone fondamentale generale è il divieto. L'art. 9 del Regolamento stabilisce infatti che è vietato trattare, tra gli altri, proprio i dati relativi alla salute. La stessa norma, però, indica delle deroghe se si verificano talune delle ipotesi previste sempre all'interno dell'art. 9. Tra esse ritroviamo la cosiddetta "finalità di cura"».
Che cos'è la finalità di cura per il farmacista?
«Si tratta di un concetto ampio che sintetizza in un certo senso quanto indicato dalla norma del Regolamento UE art. 9 par. 2 lett (h): il trattamento è necessario per finalità di medicina preventiva o di medicina del lavoro, valutazione della capacità lavorativa del dipendente, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria o sociale ovvero gestione dei sistemi e servizi sanitari o sociali sulla base del diritto dell'Unione o degli Stati membri o conformemente al contratto con un professionista della sanità, fatte salve le condizioni e le garanzie di cui al paragrafo 3. Le finalità di cura attengono quindi anche alla gestione dei sistemi e servizi sanitari o sociali, oltre che alle attività di medicina preventiva, diagnosi, assistenza o terapia sanitaria. Il Garante ha posto l'accento su una delle previsioni innovative del Regolamento, evidenziando che, diversamente dal passato, i trattamenti per finalità di cura sono propriamente quelli effettuati da (o sotto la responsabilità di) un professionista sanitario soggetto al segreto professionale o da altra persona anch'essa soggetta all'obbligo di segretezza».
Per il farmacista era diverso in precedenza?
«Possiamo ritenere che il riferimento a un mutamento rispetto al passato sia riferibile alla circostanza per il Codice della privacy (d.lgs. 193/2003), prima dell'intervento del Regolamento UE e poi del D.lgs. n. 101/2018, al Titolo V art. 76 (oggi abrogato), che prevedeva la prestazione del consenso secondo specifiche modalità, mentre il Professionista sanitario, soggetto al segreto professionale, non deve più richiedere il consenso del paziente per i trattamenti necessari alla prestazione qualunque sia la collocazione».
Pertanto, a oggi, per il farmacista, «nelle attività aventi finalità di cura nel senso ampio sopra chiarito non sembrano rinvenirsi innovazioni sostanziali, se non un importante chiarimento di carattere operativo idoneo a semplificare l'approccio con la nuova disciplina. Tuttavia, il Garante ha chiarito che i trattamenti in ambito sanitario che non rientrino nelle ipotesi sopra evidenziate, caratterizzate da "finalità di cura", saranno soggette a consenso esplicito al trattamento.
Che cosa devono fare le farmacie?
«Qui le farmacie dovranno chiaramente attivarsi, in quanto il riferimento è in sostanza a tutte quelle attività di fidelizzazione della clientela o a tutto quanto si colloca all'esterno della finalità di cura».
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Walgreens Boots Alliance, Ornella Barra: possibili nuovi investimenti in Italia, dopo test milanese.
Incontrando i giornalisti a margine della convention di Alphega Pharmacy, Ornella Barra, co-chief operating officer di Walgreens Boots Alliance, conferma la volontà del gruppo di valutare la possibilità di nuovi investimenti in Italia, dopo il test avviato a Milano con l'acquisizione di alcune farmacie in crisi. E il rischio che il Ddl Concorrenza venga smantellato, come fatto intendere dal ministro della Salute? «Confido nella capacità politica di chi ci governa di comprendere che non si può tornare indietro». La normativa vigente, in sostanza, garantisce al farmacista una libertà di scelta che è fondamentale: può rimanere indipendente come decidere di cedere la proprietà a una società di capitale. Barra ribadisce che l'idea che pochi grandi gruppi possano fagocitare il mercato è smentita dai fatti: «Nel Regno Unito Boots, che ha 170 anni di vita, possiede circa 2.500 farmacie su 12.000 totali. La maggioranza di esse, circa 6.000, è ancora indipendente. Stesso discorso per Wba negli Stati Uniti: esiste da 110 anni e possiede "solo" 9.500 farmacie».
La convention di Montecarlo, con cadenza biennale, fa il punto sulle attività del network delle farmacie europee che, nato nel 2001, oggi può vantare l'adesione di 6.660 farmacisti di nove Paesi. Forte in questa edizione l'accento sull'innovazione, cui sono state dedicate, tra le altre, le relazioni del Ceo di Pfizer Albert Bourla, e, soprattutto, di Jim Weinstein, capo dell'Innovazione di Microsoft Healthcare, che ha illustrato come si può sviluppare, partendo dal mercato americano, la partnership Wba-Microsoft sancita alcuni mesi fa.
Barra da parte sua sostiene la farmacia italiana come modello di qualità e presenza capillare sul territorio, invitando però i singoli farmacisti «ad adeguarsi ai tempi e a essere proattivi» e a considerare che il progresso tecnologico, per quanto frenetico, non potrà mai sostituire il rapporto umano, In questo senso Barra esprime molti dubbi sul fatto che un operatore come Amazon possa ottenere lo stesso consenso, in un ambito delicato come quello della salute, che ottiene su beni di carattere più strettamente commerciale.
Molti Paesi presenti, molte realtà diverse: esiste, a breve termine, la prospettiva di una "farmacie europea"? «Lo ritengo molto difficile, permangono molte differenze tra i singoli Paesi a livello legislativo e dal punto di vista dei servizi offerti ai cittadini. Sono favorevole ai vaccini in farmacia ma si tratta di una opzione consentita, oggi, solo in pochi ambiti nazionali».
Italia a parte, la politica di Wba a livello internazionale è sempre la stessa: «Non esportare un modello unico in tutti i Paesi in cui si decide di investire ma valutare di volta in volta quale sia quello più adatto alla realtà nella quale si interviene».
Tornando agli scenari italiani, Barra riflette sulle sorti del Servizio sanitario nazionale: «In generale è un sistema che funziona ma per il futuro si tratta di comprendere quali saranno gli investimenti in sanità di un Paese gravato da un debito pubblico così elevato. In ogni caso il ruolo della farmacia in questo contesto deve essere quanto mai da protagonista, per contribuire alla sostenibilità del sistema».
Appuntamento a metà aprile a Milano, che ospiterà il board del gruppo multinazionale. Ulteriore occasione per parlare di investimenti nella penisola.
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