Diretta, +3,5 mld in quattro anni. Sos dalla filiera, che avvia un Tavolo su remunerazione.
Il valore della distribuzione diretta è passato dai 5,8 miliardi di euro del 2013 ai quasi 9,3 del 2017. Un dato, questo, che se incrociato con la progressiva riduzione della spesa territoriale, dovuta anche al crollo del prezzo medio del farmaco Ssn, rende conto di una remunerazione, per la filiera del farmaco, ormai non più sostenibile e di un depauperamento della farmacia. Per questo una riforma della remunerazione è imprescindibile e, tra gli altri aspetti, occorre sviluppare processi che riportino nella farmacia di comunità tutti i farmaci, a esclusione di quelli che per motivi sanitari sia necessario somministrare nei presidi pubblici.
Questa la linea di indirizzo concordata dalle sigle della filiera del farmaco - Assofarm, Federfarma, Federfarma Servizi, Adf - che si sono incontrate, dando l'avvio a un tavolo di confronto interno. L'incontro è avvenuto nel contesto della mancata proroga alla Legge 135/2012 in materia di remunerazione ed è stato l'occasione per lanciare un appello al Governo, richiedendo un coinvolgimento delle sigle nel futuro Tavolo per la governance. «Data la dimensione sistemica» dell'assistenza, fanno sapere le rappresentanze in una nota congiunta, «sarebbe questo il contesto ideale per gestire le interrelazioni tra la farmacia e gli altri protagonisti della sanità italiana».
Punto di partenza, quindi, per le sigle è una remunerazione che sia sostenibile «per la filiera e la sanità pubblica» - così da poter continuare a garantire «efficienza» -, che riporti l'innovazione in farmacia, ma sia anche «sganciata dal prezzo del farmaco» come afferma Marco Cossolo, presidente di Federfarma, «e capace di valorizzare l'intervento professionale del farmacista, che consente al Ssn di migliorare l'assistenza e ridurre i costi evitabili, come quelli dovuti ai ricoveri conseguenti alla non aderenza alla terapia».
In questo senso, «confermiamo alla parte pubblica la nostra disponibilità per garantire come distribuzione farmaceutica il miglior livello di servizio alla collettività, a cui va però riconosciuto il giusto valore sociale e l'adeguata sostenibilità economica», dichiara il presidente di Federfarma Servizi Antonello Mirone. Anche perché, è la preoccupazione del presidente di Adf Mauro Giombini, «è un momento cruciale per la tenuta del sistema distributivo, a garanzia dell'efficienza della dispensazione del farmaco». Occorre lavorare per «evitare collassi come purtroppo verificatosi recentemente, mutatis mutandis, nelle infrastrutture viarie del Paese per la mancata valutazione dei rischi di deterioramento».
In questo senso, conclude Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, che ha ospitato i lavori, «è stato necessario dare un segnale di dinamicità al Governo ed è stato importante definire una visione strategica comune a tutti i soggetti della filiera. Direi che questo primo incontro ha centrato entrambi gli obiettivi».
Dalle le sigle presenti è stato espresso anche l'auspicio che ai prossimi appuntamenti partecipi anche la Fofi. Immediata la risposta: «Apprezziamo il metodo che le organizzazioni della filiera hanno adottato nel condurre il tavolo» si legge in una nota a firma di Andrea Mandelli, presidente Fofi. «Da sempre la Federazione degli ordini dei farmacisti ritiene che si debbano cercare soluzioni condivise da presentare al decisore politico e sanitario, così come è stato fatto in occasione delle riforme della Tariffa e della Farmacopea. Accettiamo volentieri l'invito a dare il nostro contributo in una materia - il sistema di remunerazione - che già nel 2006 avevamo indicato come fondamentale anche per il ritorno nella farmacia di comunità dell'innovazione farmacologica. Siamo inoltre profondamente convinti che la remunerazione delle farmacie di comunità dovrà basarsi anche sulle prestazioni e sui servizi cognitivi resi dal professionista: è quanto accade in Gran Bretagna e sta accadendo ora in Francia. Questo comporta non soltanto un'evoluzione della nostra professione ma anche un diverso rapporto con le altre professioni della salute. La stessa evoluzione che è necessaria anche per il ritorno dei farmaci innovativi nella distribuzione territoriale».
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Disturbi comportamento alimentare, campagna nelle farmacie di Vicenza.
È previsto per le prossime settimane l'avvio del progetto di distribuzione nelle farmacie vicentine di materiale informativo sui disturbi del comportamento alimentare e sulla rete di servizi d'assistenza territoriale. Un'iniziativa nata dalla collaborazione tra Federfarma Vicenza e Associazione Midori, ente di volontariato dedito al sostegno dei pazienti affetti da Dca.
Al fine di formare il personale delle farmacie al riconoscimento del cittadino affetto da Dca o a rischio, e all'indirizzamento dello stesso verso le apposite strutture sanitare, si è tenuto, presso la sede di Federfarma Vicenza, un incontro ad hoc. Al centro della discussione i segnali d'allarme che un farmacista può cogliere, la correlazione tra Dca e farmaci, sia per quanto concerne i trattamenti appropriati che le possibili situazioni di abuso da parte dei malati. Significativa è stata poi l'illustrazione dei dati del Centro provinciale Dca di Vicenza: l'insorgenza di nuovi casi di anoressia e bulimia nella popolazione femminile si attesta intorno a venti persone su 100.000 all'anno; nella fascia a rischio, giovani donne tra i 18 e 25 anni, si calcola che il 12% soffra di disturbi dell'alimentazione.
Presenti all'incontro Alessandra Sala, responsabile del Centro provinciale per i disturbi del comportamento alimentare dell'Ulss 8 Berica, oltre ad altri due medici operanti nella stessa struttura sanitaria, Vincenzo Munno, endocrinologo, e Raffaella Battistin, psicologa. Alberto Fontanesi, presidente di Federfarma Vicenza, sottolinea che «le farmacie vicentine confermano il proprio impegno sul territorio e la disponibilità a promuovere nuove iniziative e servizi per la prevenzione e in generale per la tutela della salute pubblica, lavorando in rete non solo con gli enti pubblici ma anche con il mondo del volontariato». Grande, in particolare, il valore di simili iniziative per i Comuni minori, «dove spesso la farmacia è l'unico presidio locale del sistema sanitario e dove per ovvie ragioni non si può contare su una rete di servizi e associazioni dedicate: ecco allora che trovare in farmacia informazioni e un primo orientamento per ricevere assistenza può davvero fare la differenza».
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Enpaf, contributo ai titolari che assumono.
Un contributo a favore dei titolari di farmacia che assumano alcune categorie di iscritti, ovvero farmacisti che non abbiano più di trent'anni o di età pari o superiore a cinquant'anni. Questi ultimi se disoccupati da almeno sei mesi. L'ente previdenziale definisce i termini del suo supporto all'occupazione.
«Il contributo», si legge in un comunicato ufficiale, «corrisponde a un'aliquota percentuale crescente degli oneri fissi salariali, correlato alla durata dei rapporti di lavoro a partire da un'anzianità minima di 8 mesi fino a un massimo di 36». E riguarda tutti i rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato stipulati o convertiti successivamente al 1° gennaio 2019, data di entrata in vigore del regolamento. La domanda potrà essere presentata dal datore di lavoro solo dopo 8, 17, 26 o 36 mesi, ossia al termine di ciascuno dei periodi di occupazione previsti dall'Ente.
Il rapporto di lavoro deve, inoltre, essere ancora in atto al momento di presentazione della domanda stessa. Il contributo sarà erogato nei limiti dello stanziamento fissato dal consiglio di amministrazione. «Una iniziativa innovativa e concreta che il Consiglio di amministrazione dell'Enpaf», sottolinea il presidente Emilio Croce, «ha fortemente voluto per incentivare l'occupazione dei giovani colleghi e di coloro che, non più giovani, hanno perso il proprio lavoro».
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Treviso, intesa Comuni-Farmacieunite per consegna farmaci a domicilio.
Un servizio di consegna dei farmaci a domicilio su base comunale pensato per fornire ai cittadini più fragili e agli over 65 i medicinali di cui hanno bisogno, con fasce orarie e corrieri deputati al rendere la farmacia il "primo presidio di salute sul territorio". Questo il risultato della sinergia tra l'Associazione Comuni della Marca Trevigiana e Farmacieunite. Il Protocollo di intesa prevede infatti l'istituzione di un sistema di consegna a domicilio del farmaco, attivo in tutti i Comuni della Marca, nel quale gli operatori della sanità sul territorio sono chiamati a cooperare per il benessere del cittadino più bisognoso.
Il comunicato emanato da Farmacieunite spiega nel dettaglio lo schema proposto, che verrà applicato in tutti i comuni della Marca. Il servizio di consegna sarà gratuito (fatto salvo il costo dei medicinali), e si baserà su rigide regole di fiscalità e di trasporto: obbligo di ricetta medica, rispetto della privacy, scontrino "parlante", spostamento dei farmaci ottimale (rispettando la catena del freddo se necessario) e indicazioni sulla corretta assunzione e conservazione. La libera scelta della farmacia alla quale richiedere il servizio escluderà ogni indebito accaparramento di prescrizione medica e di concorrenza sleale. Sarà infatti l'utente a contattare la farmacia scelta in apposite fasce orarie fissate, dal lunedì al venerdì, sulla base delle esigenze del territorio e dei soggetti sottoscriventi l'accordo. Al momento della prenotazione del servizio il cittadino dovrà essere provvisto di ricetta, e sarà obbligo del farmacista comunicare tutte le informazioni sui costi a carico del richiedente (solo il prezzo del farmaco). La ricetta potrà poi essere ritirata presso l'abitazione o presso un altro luogo deputato, come l'ambulatorio del medico curante, in originale. Una volta ricevuta la chiamata di richiesta, la farmacia provvederà a inviare l'operatore incaricato della consegna, munito di apposito badge di riconoscimento e messo a disposizione dal comune. Raggiunto il luogo di consegna, l'incaricato farà sottoscrivere al richiedente un modulo di delega e riceverà l'importo necessario per l'acquisto. Sarà premura dell'utente richiedere lo scontrino "parlante" al momento della prenotazione.
Secondo Franco Gariboldi Muschetti, presidente di Farmacieunite, il protocollo «è volutamente particolareggiato, quasi ai limiti della pignoleria, stanti i molti profili di criticità impliciti in ogni servizio rivolto alla salute, dove il primo imperativo è la garanzia dell'utente. Ma in realtà il servizio gratuito di consegna a domicilio dei farmaci messo a punto è in concreto di semplice funzionamento e fruizione ed è facile prevedere che i cittadini lo accoglieranno con estremo favore».
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