Ordine dei Farmacisti della provincia di Macerata

Chi siamo

L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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«Ora o mai più». È con queste parole che l'Associazione scientifica farmacisti italiani accoglie la notizia della proposta di legge di per fare in modo che «la maggioranza, nelle società proprietarie di farmacie, sia in capo a farmacisti iscritti all'Ordine», destinandovi il 51% di quote e voti. E, secondo quanto scrive il presidente, Maurizio Cini, in una nota, «proseguendo sulla propria linea, Asfi intende appoggiare senza esitazione e senza alcun condizionamento politico la proposta» di legge depositata alla Camera da Giorgio Trizzino «alla quale sembra siano favorevoli anche la Lega e alcuni partiti di opposizione». D'altra parte, sottolinea, «curioso è che mai vengano acquistate farmacie rurali. Ma il fenomeno, per ora, riguarda non più di alcune decine di farmacie ed è proprio questo il momento in cui la politica potrebbe ordinare il "dietro-front" alla scelta del governo Renzi di appoggiare la vendita, se non la svendita, delle farmacie al capitale». 

Da qui l'appello: «credo che le farmacie indipendenti, per ora, debbano fare sentire la propria voce soprattutto nei piccoli centri dove le farmacie rurali sarebbero, prima o poi, costrette a chiudere o ad affrontare momenti molto difficili». Purtroppo, continua, «quella dei farmacisti è una categoria schiva a manifestazioni di protesta o di sostegno scendendo in piazza, chiudendo la farmacia, o almeno esponendo cartelli e raccogliendo firme per sensibilizzare la popolazione». Ma «questa riflessione vuole essere un monito a tutte le farmacie indipendenti, o che hanno intenzione di rimanere tali, a sostenere qualsiasi iniziativa tesa a favorire l'approvazione di una legge che contenga il principio che ha voluto portare all'attenzione l'On. Trizzino con lodevole caparbietà. Le eventuali iniziative dei maggiori rappresentanti della professione non sono note ma, ricordiamolo, la politica deve ascoltare soprattutto la base se è veramente vicina al cittadino e all'imprenditore».

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Si concentrano soprattutto su pace contributiva e riscatto della laureale modifiche apportate dal cosiddetto Decretone, che ha convertito in legge il provvedimento di fine gennaio con cui sono stati introdotti pensione quota 100 e reddito di cittadinanza. Licenziato ieri dal Senato in terza lettura, con 150 sì, 107 no e 7 astenuti, il dispositivo termina così il suo iter parlamentare, per diventare legge dal giorno successivo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Le modifiche più sostanziose che sono arrivate dalle Camere hanno toccato in modo particolare il capitolo sul reddito di cittadinanza, ma qualche novità c'è anche in relazione alla pensione. In particolare, la modifica di maggior impatto è quella che riguarda il riscatto di laurea agevolato: nell'iter parlamentare è stato eliminato il tetto all'età anagrafica di 45 anni per poter accedere all'istituto, da parte dei lavoratori che hanno iniziato la carriera dopo il 1996 (totalmente con il sistema contributivo). In sostanza, è possibile riscattare il periodo universitario con una cifra di poco superiore ai 5mila euro per un anno, ma solo per la durata massima del corso di studi e per i periodi che ricadono sotto il sistema di calcolo pensionistico contributivo. 

Un'altra modifica ha riguardato il tema della pace contributiva, ovvero la possibilità di riscattare in maniera agevolata, per il triennio 2019-2021, periodi di discontinuità lavorativa non coperti da contribuzione pensionistica. Una possibilità, che vale per un massimo di cinque anni anche non continuativi, che viene data anche alle imprese nell'ambito di premi per i propri lavoratori.
L'onere comunque è detraibile dall'imposta lorda, da parte di chi l'ha sostenuto, nella misura del 50%, in cinque quote annuali costanti e di pari importo, nell'anno di sostenimento e in quelli successivi. Mentre per quanto riguarda l'importo del riscatto «può essere versato in unica soluzione» oppure a rate. E proprio sul numero di rate c'è stato l'intervento del Parlamento che le ha fatte passare da un massimo di 60 a 120, per un arco di 10 anni, quindi, e non più cinque. L'ultima modifica di impatto, che riguarda i dipendenti pubblici, è l'innalzamento da 30mila a 45mila del limite per l'anticipo con prestito bancario delle liquidazioni (Tfs), che potrà essere richiesto anche da chi è già in pensione al momento dell'entrata in vigore del decretone. Al di là delle modifiche, il Decretone ha convertito definitivamente in legge la possibilità di andare in pensione con Quota 100, vale a dire con requisiti non inferiori a 62 anni di età e 38 di contributi, per il triennio sperimentale 2019-2021. Una misura da cui ci si attende un turn over occupazionale e le stime, in generale, parlano di una nuova assunzione ogni tre pensionati. 

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