Tamponi rapidi Covid, in arrivo in Italia kit fai da te. A maggio in vendita anche in attività commerciali
È in arrivo anche in Italia il kit per il tampone rapido fai da te per l'autodiagnosi del coronavirus, certificato per l'uso in tutta l'Ue, a basso costo e disponibile, dalla prima settimana di maggio, in vari canali di vendita dai supermercati alle attività commerciali. Il ministero della Salute, si apprende da fonti stampa generaliste, l'ha inserito il dispositivo nell'elenco dei dispositivi medici.
Tampone nella regione nasale anteriore, risultato in 15 minuti
Il kit rapido Boson per l'autodiagnosi del coronavirus spiega una nota dell'azienda, il gruppo austriaco Technomed, che lo distribuisce in Europa, è stato "debitamente testato e certificato CE dall'organismo notificato dell'Ue TÜV SÜD Product Service GmbH, che conferma la qualità e l'affidabilità del prodotto". Il test si esegue "tramite un tampone della regione nasale anteriore, fornisce il risultato dopo circa 15 minuti, e rileva tutte le mutazioni del virus attualmente conosciute. Il kit rapido include una scheda per il test rapido dell'antigene Sars-CoV-2, un tampone sterilizzato, un tubo con tappo contagocce per l'estrazione dell'antigene, la soluzione reagente per l'estrazione del campione e le istruzioni per l'utilizzo".
L'azienda sottolinea che "i test per l'autodiagnosi sono già disponibili in vari mercati europei. Ogni settimana vengono prodotti circa 20 milioni di test, confezionati in diversi formati (confezione singola, confezione da 5 e da 20)" e che "continuerà a diversificare i propri canali di distribuzione, fornendo i propri prodotti a organismi pubblici, a distributori specializzati e farmaceutici, nonché ai rivenditori". Nei giorni scorsi il prodotto è stato inserito nell'elenco dei dispositivi medici del ministero della Salute e entrerà nel mercato con un costo compreso tra 6 e 8 euro.
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Crisi economica, gestione d'impresa per rinforzare modello di farmacia con funzione socio-sanitaria
Alla luce delle ricadute economiche della pandemia Covid-19, è sempre più importante per i titolari di farmacia adottare una corretta gestione dell'impresa, in modo da intervenire tempestivamente in caso di crisi ed essere in grado di mantenere l'efficienza della struttura e il modello di farmacia con funzione socio-sanitaria alla base dell'alto gradimento nella popolazione. A proporre la riflessione sul tema illustrando gli strumenti pratici è l'avv. Maria Grazia Sirna, componente della Commissione crisi di impresa presso il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Roma, che è intervenuta anche all'interno del modulo dedicato alla "Distribuzione intermedia del farmaco", per la prima volta inserito, d'intesa con Federfarma Servizi, all'interno del master in Pharmacy Management organizzato da Altems - Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il suo intervento è stato riportato da F-online, periodico di informazione di Federfarma Servizi.
Segnali di sofferenza nel settore della distribuzione intermedia e delle farmacie
«La crisi pandemica ha sicuramente accentuato fenomeni in corso e credo che, purtroppo, un po' in tutto il Paese, assisteremo, tra non molto, anche a un complessivo peggioramento economico dovuto al fatto che le risorse finanziarie scarseggiano in tanti comparti», ha spiegato Sirna. «Segnali di sofferenza, oggi, ancor più che in passato, stanno attraversando, tra gli altri, anche il settore della distribuzione intermedia e quello delle farmacie. In questo contesto diventa ancora più urgente mantenere un alto livello di attenzione, soprattutto alla luce dei grandi cambiamenti, come quelli innescati dalla legge Concorrenza, che hanno determinato l'ingresso di capitali e catene nel comparto. La visione e il principio che, nonostante una eventuale crisi, va tutelato è che la farmacia di comunità è, in primo luogo, un riferimento essenziale, quasi un ricovero affettivo, che fa parte della dinamica sociale di un territorio. Tale modello è ciò che conferisce al comparto valore, sia in termini di gradimento da parte della popolazione, sia per il Servizio sanitario. Se, oggi, infatti, i presidi possono diventare punti vaccinali sul territorio e somministrare il vaccino anti-Covid è proprio grazie a questa impostazione professionale. Capitali e catene, invero, tendono a introdurre all'interno del sistema logiche, valori e dinamiche altre rispetto a quelle più tipiche della farmacia che conosciamo».
Adeguarsi a una realtà produttiva mutata
Proprio per questo, «se il farmacista titolare non può più fare a meno di adeguarsi a una realtà produttiva mutata rispetto a qualche anno fa, al contempo deve avere chiaro che la visione di farmacia va mantenuta, pur in una differente e più consapevole gestione aziendale». Ma che cosa significa nel concreto adeguarsi ai cambiamenti? «Quella che va attenzionata è la redditività della farmacia. Occorre, cioè, iniziare a fare impresa a 360°, passare da una logica gestionale di tipo familiare a una impostazione imprenditoriale, che mantenga vivo l'approccio professionale. Faccio un esempio: è chiaro che società in nome collettivo o ditte individuali, come spesso sono le farmacie, non sono obbligate a tenere le scritture contabili, ma è ormai diventato inevitabile, per mantenere in salute la propria impresa, assicurare una corretta gestione contabile e dei flussi di cassa. Questo significa, in primo luogo, allontanarsi da una gestione "familiare" piuttosto che aziendale delle risorse economiche a disposizione, dando priorità all'impiego delle stesse per scopi funzionali esclusivamente per l'azienda». Così come un'altra riflessione va fatta «rispetto alla componente debitoria: contrarre obbligazioni nel corso della vita aziendale è normale e fisiologico, ma occorre assolvervi con costanza e regolarità. Il debito, cioè, va tenuto sotto controllo, altrimenti tende a crescere fino a che subentra un'incapacità di adempiere agli obblighi che diventa irrimediabile». Il riferimento è anche «a una tendenza a dilatare la parte debitoria, in particolare verso la distribuzione intermedia». Come visto, «le buone pratiche di cui ho parlato, da un lato, permettono di fare impresa in maniera consapevole, con cognizione delle risorse e degli strumenti a disposizione, e, dall'altro, in caso di crisi, premettono di affrontarla e superarla, ricorrendo, all'occorrenza, a professionisti. Infatti, anche per poter elaborare una strategia di ripresa e programmare eventualmente l'accesso a strumenti di risanamento - quali possono essere gli accordi di ristrutturazione, il sovra-indebitamento, il concordato preventivo - è necessario che i documenti e la gestione contabile siano in ordine. Altrimenti, si va verso un fallimento annunciato».
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Farmaci contraffatti, Aifa: online marchi falsificati in canali di vendita non autorizzati
Sono in aumento le segnalazioni ricevute da cittadini, Associazioni e Aziende di prodotti contraffatti acquistati online da canali non autorizzati: numerosi i casi di prodotti acquistati risultati falsificati, vale a dire copie di prodotti originali, o illegali in quanto privi di autorizzazioni alla commercializzazione e/o all'importazione. A segnalarlo è una nota informativa dell'Aifa che intende "virtù dell'importante ruolo di tutela che svolgono nei confronti di questi ultimi, sui rischi legati all'acquisto di farmaci da canali web non autorizzati.
Ecco i prodotti falsificati. La denuncia delle aziende
Per quanto riguarda le casistiche di falsificazione, tra i casi più recenti rientra quanto segnalato dalla Società Italo Britannica L. Manetti H. Roberts & C. relativamente alla falsificazione del farmaco di cui è Titolare dell'Autorizzazione all'immissione in commercio, Somatoline 0.1%+0.3% emulsione cutanea, contenente Levotiroxina (mg 100) ed escina (mg 300), un preparato dermatologico con attività anticellulite utilizzato per stati di adiposità localizzata accompagnati da cellulite. L'Azienda ha infatti comunicato a Aifa di aver ricevuto, attraverso il proprio numero verde, diverse segnalazioni per anomalie riscontrate dagli acquirenti sul prodotto acquistato, riguardanti nello specifico il diverso aspetto in cui si presentava la crema rispetto all'abituale. Gli esiti degli approfondimenti effettuati dal Titolare hanno evidenziato come, in tutti i casi segnalati, l'acquisto fosse stato effettuato attraverso la piattaforma eBay da account privati non riconducibili a farmacie autorizzate.
Le verifiche hanno inoltre evidenziato che:
- gli astucci erano privi del bollino ministeriale per l'anticontraffazione e riportavano un numero di lotto e scadenza, identificato tramite un bollino adesivo oppure timbro a inchiostro, completamente diverso dal sistema di codifica adottato all'interno dell'Officina di produzione;
- all'interno delle confezioni di bustine risultavano presenti unità di lotti diversi, non armonizzate dal punto di vista della codifica (in palese contrasto con le modalità operative adottate dall'Officina);
- all'interno di un astuccio di flacone multidose con dosatore era presente il confezionamento primario privo della codifica di scadenza;
- il prodotto all'interno si presentava difforme per aspetto dal prodotto autorizzato.
Al momento sono in corso da parte dell'Azienda ulteriori approfondimenti analitici, allo scopo di individuare la reale composizione del prodotto non originale e la presenza di eventuali sostanze pericolose per la salute. Grazie alla consolidata collaborazione tra Aifa e eBay, e con il supporto dell'Azienda che ha reso disponibili tutte le informazioni necessarie, sono stati prontamente rimossi dalla piattaforma tutti gli ulteriori annunci relativi alla vendita del medicinale Somatoline, allo scopo di evitare che ulteriori versioni contraffatte potessero entrare in possesso dei malcapitati acquirenti.
Nessuna segnalazione dai canali ufficiali autorizzati
L'Aifa richiama l'attenzione anche sul fatto che, anche nel caso in esame riguardante il medicinale, "non sono state registrate segnalazioni simili o analoghe da parte di acquirenti che abbiano acquistato il prodotto nei canali ufficiali autorizzati. Ciò a ulteriore conferma della sicurezza dei prodotti acquistati attraverso canali legali e controllati (Farmacie, Parafarmacie o Farmacie online autorizzate dal Ministero)".
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Vaccinazione in farmacia, 11 mila adesioni alla campagna. Federfarma: si conferma ruolo chiave nell'assistenza territoriale
Sono 10.400 le farmacie, su un totale di circa 18.000 associate, pari a circa il 60%, che hanno dato la disponibilità a somministrare il vaccino anti-Covid e a fornire un contributo determinante per il conseguimento dell'obiettivo di somministrare 500.000 vaccini al giorno. Lo annuncia Federfarma che ha terminato la raccolta delle adesioni delle proprie associate a cui si aggiungono circa 600 farmacie comunali per un totale complessivo di 11.000 farmacie.
Disponibili 25.000 professionisti formati ad hoc. I dati regionali
Si stima che ognuna delle circa 11.000 farmacie che hanno aderito alla campagna vaccinale sarà in grado di somministrare, mediamente, tra i 15 e i 20 vaccini al giorno, quindi tra le 165 e le 220mila vaccinazioni; ciò grazie alla presenza di 25.000 professionisti opportunamente formati attraverso l'apposito corso organizzato dall'Istituto superiore di sanità. Questo significa che grazie alle somministrazioni effettuate nelle farmacie, il numero delle vaccinazioni quotidiane in Italia può passare rapidamente dalle attuali 250.000 a circa 450.000. «Ringrazio tutte le farmacie italiane e le Organizzazioni territoriali di Federfarma per aver fornito, pur nella complessità dell'attuale situazione, una pronta e fattiva risposta all'esigenza del Paese» afferma il presidente di Federfarma nazionale Marco Cossolo.
Queste le 10.479 adesioni di farmacie associate a Federfarma, suddivise per regione: Abruzzo, 311 farmacie; Basilicata, 147; Calabria, 485; Campania, 1.055; Emilia-Romagna, 691; Friuli-Venezia Giulia, 246; Lazio, 1.221; Liguria, 245; Lombardia, 1.436; Marche, 258; Molise, 52; Piemonte, 1.016; Provincia di Bolzano, 100; Provincia di Trento, 86; Puglia, 646; Sardegna, 351; Sicilia, 796; Toscana, 600; Umbria, 117; Valle d'Aosta, 23; Veneto, 597. In particolare, queste le adesioni nelle province siciliane: Agrigento, 62; Caltanissetta, 46; Catania, 161; Enna, 35; Messina, 121; Palermo, 227; Ragusa, 40; Siracusa, 66; Trapani, 38.
«La massiccia adesione delle farmacie, che fa seguito all'accordo tra Governo, Regioni e Federfarma nazionale - spiega Roberto Tobia, segretario nazionale e presidente di Federfarma Palermo - conferma ancora una volta lo spirito di servizio e il costante impegno della farmacia italiana, presente in prima linea sin dall'inizio della pandemia come parte integrante del Servizio sanitario nazionale, garantendo ai cittadini professionalità e assistenza. La vaccinazione nelle farmacie sarà utile come servizio di prossimità sia nelle grandi città, sia nelle aree più interne, lontane dagli hub vaccinali. Sono in corso di definizione gli accordi regionali per permettere l'approvvigionamento delle dosi da parte delle farmacie, che procederanno ad immunizzare i cittadini prenotati attraverso la piattaforma pubblica».
La farmacia italiana nel Pnrr
La farmacia italiana, scrive Federfama in una nota, dimostra così ancora una volta, nei fatti, il rilevante contributo che può e vuole fornire al processo di rafforzamento della sanità territoriale. Un contributo che può ulteriormente accrescersi con il Progetto "Farmacia italiana nel Pnrr", elaborato da Federfarma e presentato al Parlamento e al Governo.
Tale progetto si muove in coerenza con i tempi di realizzazione degli investimenti previsti dal Next Generation EU e realizza un concorso di capitali privati nella misura di 3 euro per ogni euro pubblico, attivando un volume di investimenti pari, nei tre anni, a 2,3 miliardi di euro.
Per questo il progetto "Farmacia italiana nel Pnrr" appare in grado di realizzare un salto nella qualità e nella quantità dei servizi di assistenza sanitaria resi ai cittadini, attraverso un ridotto impiego di capitale pubblico.
«Auspichiamo che tale Progetto venga inserito nel testo definitivo del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza - dichiara Cossolo -. Con l'impiego di 500 milioni di euro di risorse pubbliche si potrebbero infatti realizzare investimenti per oltre 2 miliardi di euro grazie al concorso del capitale privato, con il risultato di garantire un diffuso rafforzamento del Servizio sanitario nazionale a livello territoriale».
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