Covid-19. Test di autodiagnosi e tamponi: indicazioni su vendita al pubblico ed esecuzione in farmacia
Con l'aumento dei contagi si riaccende l'attenzione sull'attività di screening e tracciamento e tra test autodiagnostici, tamponi rapidi e test salivari sono molteplici i dubbi posti dai farmacisti su quali siano le indicazioni per l'eventuale vendita al pubblico e per l'utilizzo in iniziative e campagne. Sul tema diversi sono stati gli indirizzi dalle Istituzioni, che si sono susseguiti nel tempo anche per cercare di rendere conto di una situazione tecnologica ed epidemiologica in continua evoluzione. Vale la pena fare un punto, anche alla luce della recente circolare di Federfarma proprio sulla vendibilità dei test autodiagnostici.
Destinazioni d'uso dei prodotti in commercio: ecco quando sono vendibili al pubblico
Un primo aspetto da chiarire riguarda i dispositivi presenti in commercio e le diverse destinazioni d'uso: gli unici prodotti che, al momento, risultano "autorizzati per autodiagnosi e vendibili al pubblico, in quanto muniti di regolare marcatura CE e dal codice numerico dell'Organismo notificato che ha rilasciato la certificazione" si trovano tra i test sierologici. Delle altre tipologie, i "tamponi antigenici rapidi e i test salivari", risultano al momento in commercio prodotti "autorizzati solo per uso professionale", che quindi "possono essere venduti dalle farmacie a personale sanitario", ma non sono "non vendibili ai profani". Come era stato ricordato anche nella circolare del Ministero della salute di metà febbraio, "la classificazione di un dispositivo medico-diagnostico in vitro dipende dalla destinazione d'uso attribuita ad esso dal fabbricante e dal rischio associato in rapporto ai danni per la salute pubblica e al trattamento del paziente. È quindi onere del fabbricante, che ha la piena conoscenza delle caratteristiche dei propri dispositivi, inquadrare correttamente la normativa che regola i propri prodotti, tenuto conto della destinazione d'uso ad essi attribuita e del meccanismo d'azione alla base di tale destinazione, e di conseguenza attivarsi in coerenza con le norme vigenti".
In fase di acquisto valutare canale di provenienza e caratteristiche
Ma quali possono essere i criteri per orientarsi tra i diversi prodotti in commercio? Un primo consiglio, che vale per tutte le tipologie di dispositivi, arriva da Federfarma: è raccomandato "porre particolare attenzione, in fase di acquisto di tali prodotti, valutando con scrupolo i fornitori ed i canali di approvvigionamento, con particolare riferimento a quelli non istituzionali". Nello specifico, per quanto riguarda i tamponi antigenici rapidi, la raccomandazione del Ministero è comunque quella di "usare test antigenici ad elevata sensibilità e specificità (sensibilità ≥90%, specificità ≥97%), per ridurre il rischio di risultati falsi-negativi e/o falsi-positivi". Mentre in riferimento ai test salivari da Federfarma viene ricordato che "alcuni test antigenici di laboratorio sono validati anche sulla saliva, ed è in prospettiva la validazione su tampone nasale; pertanto, la facilità di prelievo li rende facilmente utilizzabili anche per lo screening di ampi numeri di campioni in contesti per i quali i tempi di ottenimento dei risultati sono compatibili con la processazione in laboratorio, come per le comunità scolastiche a basso rischio".
Garantire tracciabilità: cosa dire al paziente e come eseguire i test in regime privato
Un'ultima indicazione riguarda le modalità di dispensazione di tali test: in particolare, in riferimento alla vendita al pubblico di quelli autodiagnostici, "anche alla luce dell'esigenza di garantire la tracciatura dell'esito per tutelare i parametri di salute pubblica, il consiglio è di preferire l'esecuzione in farmacia, per assicurare la tracciatura dei pazienti, e, in via subordinata, di sottolineare la necessità di rispettare le indicazioni contenute nel test stesso riguardanti l'obbligo di informare le Autorità sanitarie in caso di positività". Mentre, laddove si proceda ad attività di testing con tampone antigenico rapido in regime privato, "le farmacie sono tenute a garantire l'informazione sull'esito mediante l'inserimento nel sistema informativo regionale di riferimento. In tale situazione, le Regioni sono tenute a mettere a disposizione delle farmacie la piattaforma informatica, come già avviene nell'ambito degli Accordi regionali, sottoscritti con le rappresentanze territoriali".
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Vaccini anti-Covid: i protocolli operativi in atto per le farmacie
In merito ai vaccini contro il Covid-19 si sta definendo sempre più il quadro che dovrà dare corpo al piano vaccinale. È di ieri la notizia della stipula dell'intesa tra Governo, Regioni e sindacati della medicina generale che definisce di fatto una cornice all'interno della quale l'operatività verrà dettagliata dagli accordi regionali. Intanto anche sul fronte delle farmacie si registra un avanzamento: due sono gli accordi di questi ultimi giorni che ne hanno previsto un coinvolgimento attivo. Il primo in Liguria, con una intesa che spazia dalla prenotazione alla organizzazione di "punti di vaccinazione territoriali" presso le farmacie, con la presenza del medico, e il secondo in Toscana, con la distribuzione ai medici di medicina generale dei vaccini Pfizer.
Dalla prenotazione alla distribuzione ai medici: farmacie coinvolte in campagna vaccini
Per quanto riguarda la Liguria, l'intesa è stata stipulata giovedì da Regione, Federfarma e Assofarm e, rispondendo all'intenzione dell'amministrazione di coinvolgere le farmacie nella campagna, si colloca all'interno della cornice della Legge Bilancio. In particolare, quattro sono gli ambiti di attività per la farmacia e il primo è relativo alla prenotazione dei vaccini tramite l'utilizzo del programma informatico regionale, sia per i cittadini over 80 sia per tutte le fasi successive. Al riguardo il servizio è erogabile dalle farmacie che già effettuano il servizio di prenotazione tramite Cup - web, fermo restando la possibilità di attivarsi. Una seconda parte riguarda la distribuzione ai medici di Medicina generale del vaccino anti Covid - a esclusione di quelli che richiedono particolari condizioni di conservazione. Come si legge nella nota, le farmacie erogano ai Medici di Medicina generale i quantitativi richiesti tramite il modulo regionale. La consegna viene effettuata secondo il meccanismo della Dpc. Tale modalità è l'unica prevista per i medici di medicina generale ed è assicurata da tutte le farmacie di comunità.
Novità dalla Liguria: le farmacie organizzano punti di vaccinazione territoriale
Ma la novità, di impatto anche a livello nazionale, è l'organizzazione di punti di vaccinazione territoriali (Pvt) presso le farmacie (o in altri locali idonei nelle vicinanze), nei quali predisporre tutte le attività necessarie alla somministrazione. In particolare, si prevede l'organizzazione delle attività comprensive del costo delle attività amministrative di registrazione e di comunicazione dei dati, consenso informato, scheda dati anamnestici, della conservazione del vaccino e della sua tracciatura, della preparazione galenica, del materiale necessario all'inoculazione nonché del conferimento dei certificati vaccinali. Tale attività può essere effettuata sia dalla singola farmacia sia da farmacie consorziate in zone limitrofe. Come tempistica, il riferimento è vincolato al piano vaccinale regionale. «Il progetto» spiega Elisabetta Borachia, presidente di Federfarma Liguria, «vede la farmacia come punto di vaccinazione territoriale a cui il medico di medicina generale può appoggiarsi. Il modello vede la presenza obbligatoria del medico - a carico del Ssr sulla base dell'accordo stipulato dal sindacato di riferimento -, che procederà alla somministrazione del vaccino, mentre la presenza dell'infermiere sarà a scelta e a carico della farmacia, anche sulla base eventualmente di valutazioni relative al flusso di vaccinazioni da gestire». Per quanto riguarda la remunerazione alla farmacia è riconosciuto un compenso orario forfettario massimo di 32 euro + Iva quale tariffa forfettaria corrispondente all'effettuazione di sei vaccinazioni. «Il punto importante è che il flacone multidose del vaccino dovrà essere esaurito nei tempi corretti e in caso contrario è prevista una decurtazione». Il vaccino è a carico della regione. A ogni modo i dettagli operativi, sia in merito alla Dpc sia all'organizzazione dei punti vaccinali, saranno individuati da Alisa attraverso un documento da predisporre entro un mese. Un ultimo punto riguarda infine la "sensibilizzare la popolazione sull'importanza del vaccino anti Covid-19, anche attraverso l'utilizzo del materiale informativo predisposto in collaborazione con Alisa e mediante la partecipazione alle iniziative delle Asl, nonché attraverso counseling".
Toscana: farmacie e distribuzione intermedia distribuiscono il vaccino Comirnaty Pfizer
Diverso l'accordo raggiunto in Toscana dove a essere consegnato ai medici di medicina generale è il vaccino Comirnaty Pfizer. In particolare, le modalità di ritiro variano a seconda che il medico sia o meno associato in medicina di gruppo: le farmacie sono coinvolte per i Mmg non associati che, salvo proroghe, potranno ritirare il vaccino da oggi. La consegna avviene mediante il sistema Dpc. Il medico potrà prenotare il vaccino per i propri assistiti mediante App regionale entro le 20 del venerdì. Le prenotazioni saranno allestite dalla farmacia ospedaliera di riferimento per il magazzino grossista (a cui è collegata la farmacia convenzionata scelta dal medico) in modo tale che la farmacia possa ricevere il vaccino entro il martedì. La farmacia riceverà il vaccino confezionato in un contenitore certificato per il trasporto e dovrà curare il mantenimento della temperatura fra 2°-8°C. Il contenitore potrà contenere anche più flaconi di vaccini e, corrispondendo a un ordine medico, dovrà essere identificato univocamente. Il software Gopen Care trasmette la presa in carico della farmacia al sistema regionale di prenotazione che invia un Sms al medico affinché questi possa recarsi in farmacia per il ritiro. Ogni Mmg (anche quelli organizzati in medicina di gruppo) potrà prenotare e ritirare in farmacia i Kit di dispositivi medici che utilizzerà per somministrare il vaccino. Il Kit è composto da 10 siringhe da 2,5 ml, 20 siringhe da insulina, 20 aghi.
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Burnout e stress da pandemia Covid. Giovani farmacisti: ecco come riconoscerli
Perdita di appetito, affaticamento, declino fisico, disturbi del sonno, irritabilità, disattenzione, intorpidimento, paura e disperazione ma anche esaurimento emotivo, spersonalizzazione e scarsa realizzazione personale. Questo il quadro dei segnali che possono mettere in evidenza una condizione di stress da lavoro e di burnout. A parlarne è una comunicazione del Fenagifar che sul tema ha raccolto il commento di Francesca Lolletti, psicologa e psicoterapeuta.
Chi pensa al benessere psicologico dei farmacisti?
«Anche se non dall'ospedale, ma da dietro un bancone, il farmacista è stato sin da subito in prima linea nel fronteggiare l'emergenza sanitaria e sociale. I suoi strumenti, tra gli altri, sono stati sicuramente la parola, l'empatia, la rassicurazione, l'informazione, la presenza, la vicinanza» afferma l'esperta. E lancia una riflessione: «Senza il farmacista di fiducia, la sensazione di disorientamento che ognuno di noi ha sperimentato e continua a sperimentare, in questo periodo storico, sarebbe stata ancora più rilevante. Per questo mi chiedo, chi si prende cura del benessere psicologico e del carico emotivo dei sanitari e in questo caso dei farmacisti?». Fenagifar sottolinea che durante questo anno di pandemia, "si è parlato ben poco dell'impatto psicologico avuto dalla nostra categoria" e ricorda come in un primo momento la reazione è stata quella di "dare supporto alla popolazione mettendo da parte le nostre paure, tuttavia a distanza di un anno, gli effetti della stanchezza stanno rendendo la vita lavorativa una fonte di ansia e di rifiuto".
Sintomi dello stress da lavoro e del burnout
Quali sono i principali sintomi dello stress da lavoro? E come saperli riconoscere? Per quanto concerne lo stress, segnala il Fenagifar, "si evidenziano: perdita di appetito, affaticamento, declino fisico, disturbi del sonno, irritabilità, disattenzione, intorpidimento, paura e disperazione". Ma, aggiunge, esiste anche il rischio di andare in burnout, cioè "la sindrome di esaurimento emozionale, di depersonalizzazione e di riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che, per professione, "si occupano della gente".
Secondo questo modello il burnout coinvolge quindi tre dimensioni:
- L'esaurimento emotivo si riferisce alla perdita di energia ed alla sensazione di aver esaurito le proprie risorse emozionali necessarie ad affrontare la realtà quotidiana; sintomo ricorrente è l'essere terrorizzati dall'idea di doversi recare al lavoro il giorno seguente.
- La depersonalizzazione si presenta come un atteggiamento di allontanamento e di rifiuto nei confronti di coloro che richiedono o ricevono la prestazione professionale, il servizio o la cura.
- La ridotta realizzazione personale si riferisce ad un sentimento di fallimento professionale: l'operatore percepisce la propria inadeguatezza al ruolo e al lavoro svolto.
In altre parole, il burnout scaturisce da un sostanziale squilibrio tra le richieste professionali e la capacità individuale di affrontarle ed esprime una sollecitazione emozionale di frustrazione e demoralizzazione. I farmacisti, infatti, a fronte dell'emergenza in atto, sono a rischio burnout a causa delle gravi conseguenze che hanno sul loro stato di salute il rischio di essere contagiati e di contagiare gli altri, l'elevato tasso di pazienti malati di Covid 19 a cui devono garantire continuità assistenziale tramite consegne a domicilio e consigli telefonici, lo stress fisico causato dai dispositivi di protezione e il continuo stato di allerta e vigilanza. Infine, è noto che il rischio di burnout, può divenire un vissuto traumatico tale da generare, in un secondo momento, un disturbo post traumatico da stress. La diagnosi di quest'ultima, essendo una condizione di disagio mentale complessa e derivante da molteplici fattori, sia personali che ambientali, non è univoca né semplice ed è genericamente indicata come "la condizione di stress acuta che si manifesta in seguito all'esposizione a un evento traumatico".
Psicologia d'emergenza, Psicoeducazione e ascolto attivo
Fenagifar conclude la trattazione con la dichiarazione di Beatrice Giacomi psicologa di Supporto psicologico Covid-19, Associazione nata a sostegno degli operatori sanitari durante il lockdown: «Fermandomi a pensare come mai si è parlato così poco di questa categoria tra le maggiormente esposte (di fatto lo è stata) al pericolo di contrarre il virus e al rischio di sviluppare una sindrome da stress lavoro correlato, mi è venuta in mente una parola: missione». E con una riflessione: "Il sostegno psicologico risulta fondamentale in queste situazioni emergenziali poiché è in grado di favorire il benessere psico-fisico delle vittime tramite tre metodi fondamentali: la Psicologia d'emergenza, la Psicoeducazione, ed infine l'ascolto attivo".
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Nasce il governo Draghi, confermato Speranza alla Salute
È un mix di tecnici (8) e politici (15) il primo governo guidato da Mario Draghi, che giura alle 12 al Quirinale. La vera novità rilevata da tutti gli osservatori sta nel fatto che Draghi vara, all'interno dell'esecutivo, un mini staff dedicato alla revisione del recovery plan, giudicato da più parti insufficiente, alle sue dirette dipendenze: Daniele Franco, finora direttore generale di Bankitalia, al Mef; Roberto Cingolani, scienziato di chiara fama già direttore dell'Iit di Genova, alla Transizione ecologica; il supermanager Vittorio Colao alla Transizione digitale; Enrico Giovannini, già presidente Istat e ministro con Letta, alle Infrastrutture e trasporti; infine, ma non meno importante, un altro uomo di fiducia come Roberto Garofoli, già capo di gabinetto del Mef, come sottosegretario alla Presidenza del consiglio.
Alcune le conferme rispetto al Conte II, a partire da Roberto Speranza alla Salute; pare che lo stesso presidente Mattarella abbia sollecitato la continuità in un ministero tuttora fondamentale per la gestione della pandemia. Ma mantengono i loro incarichi anche Lamorgese (Interno), Di Maio (Esteri), Guerrini (Difesa), Franceschini (Cultura), D'Incà (Rapporti con il Parlamento). Patuanelli lascia spazio al leghista Giorgetti allo Sviluppo economico e passa all'Agricoltura, mentre rientra alle Pari opportunità la renziana Bonetti, dimessasi un mese fa con la collega Bellanova.
Novità importanti sono le nomine dell'ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia alla Giustizia e di Andrea Orlando, vice segretario Pd, alla Giustizia. Brunetta torna alla Pubblica amministrazione, di cui era già stato titolare in un governo Berlusconi. Non molte le donne e per lo più "senza portafoglio": Bonetti, Dadone, Gelmini, Carfagna, Stefani.
Del tutto nuovo il binomio dei ministri "dell'educazione". Alla Pubblica istruzione Patrizio Bianchi, economista con un curriculum di tutto rispetto, già rettore Ferrara; e Maria Cristina Messa al Miur. Messa, laurea in Medicina e specializzazione in Medicina nucleare, è stata dal 2013 al 2019 rettore alla Bicocca di Milano (e, tra le altre cose, autrice di un contributo al volume Edra sul "Valore della ricerca clinica indipendente in Italia"),
La lista dei ministri:
Interno: Luciana Lamorgese (tecnico)
Giustizia: Marta Cartabia (tecnico)
Difesa: Lorenzo Guerini (Pd)
Economia: Daniele Franco (tecnico)
Sviluppo economico: Giancarlo Giorgetti (Lega)
Esteri: Luigi Di Maio (M5s)
Istruzione: Patrizio Bianchi (tecnico)
Università: Maria Cristina Messa
Lavoro: Andrea Orlando (Pd)
Agricoltura: Stefano Patuanelli (M5s)
Infrastrutture e dei trasporti: Enrico Giovannini (tecnico)
Salute: Roberto Speranza (Leu)
Cultura: Dario Franceschini (Pd)
Turismo: Massimo Garavaglia (Lega)
Politiche giovanili: Fabiana Dadone (M5s)
Affari regionali: Mariastella Gelmini (FI)
Pubblica amministrazione: Renato Brunetta (FI)
Disabilità: Erika Stefani (Lega)
Pari opportunità: Elena Bonetti (Iv)
Sud: Mara Carfagna (FI)
Transizione ecologica: Roberto Cingolani (tecnico)
Transizione digitale: Vittorio Colao (tecnico)
Rapporti con il Parlamento: Federico D'Incà (M5s)
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