Remunerazione, farmacie a rischio tenuta. Proposte e ripercussioni sul rinnovo del contratto
Molte farmacie sono arrivate a un punto di rottura con il rischio di non garantirsi più una sostenibilità economica. Il valore della spesa convenzionata negli ultimi dieci anni è in continua contrazione, mentre il numero di confezioni dispensate, anche in vista di un aumento dell'impatto delle cronicità, crescerà ulteriormente. I passaggi necessari, per dare respiro alle farmacie, sono il ritorno di una parte dei farmaci attualmente in distribuzione diretta in farmacia, attraverso la Dpc, e una nuova remunerazione che riconosca e valorizzi la professionalità del farmacista. Misure, queste, che sono in discussione ormai da tempo, e che stanno frenando anche il rinnovo del contratto per i dipendenti di farmacia. Sono queste alcune delle riflessioni avanzate da Federfarma nel convegno organizzato a FarmacistaPiù, dal titolo "La farmacia italiana al tempo del Covid-19: la declinazione del ruolo sanitario, la Convenzione, il nuovo sistema di remunerazione".
Servono risorse per sostenibilità del sistema e della farmacia
«C'è un problema di sostenibilità del sistema e della farmacia» ha aperto i lavori Roberto Tobia, Segretario Nazionale Federfarma. «Il sistema non può più reggere senza una immissione di risorse destinate all'assistenza farmaceutica. È arrivato il momento di fare quadrato, per raggiungere un risultato nel più breve tempo possibile. I passaggi che servono sono, tutto sommato, semplici: il ritorno di una parte dei farmaci attualmente in distribuzione diretta in farmacia, attraverso la Dpc, e una nuova remunerazione che riconosca e valorizzi la professionalità del farmacista. Si tratta di misure ormai indispensabili per dare sollievo al grido di dolore che parte da molte farmacie, arrivate a un punto di non ritorno. Solo a queste condizioni, per altro, ci sarà possibile procedere al rinnovo del contratto nazionale: i collaboratori di farmacia rappresentano le colonne portanti del lavoro al banco e questo periodo emergenziale li ha visti ancora di più in prima linea. Ora, bisogna arrivare a riconoscere i meriti. Però - e lo diciamo alle Istituzioni - senza una nuova remunerazione e senza la stipula della Convenzione la farmacia non ha sufficienti risorse economiche».
Riforma della remunerazione incide sulla sopravvivenza del sistema farmacia
D'altra parte, concorda Marco Cossolo, presidente di Federfarma, «la riforma della remunerazione incide sulla sopravvivenza del sistema farmacia con un peso del 70%. Il resto, per un 15% lo fa il ritorno farmaci in farmacia, anche in Dpc, e, per l'altro 15%, la farmacia dei servizi, che potrebbe rinvigorire il ruolo della farmacia sul territorio e per il Ssn». I dati «sono inesorabili: negli ultimi dieci anni la spesa convenzionata netta a carico del Ssn ha segnato una flessione del 27,1% e solo nei primi otto mesi del 2020 le farmacie hanno perso un ulteriore 3,5%. I farmaci che sono in convenzionata sono sostanzialmente di tipo chimico, blockbuster, ad alta prevalenza e a basso costo. Ma il 60% della spesa farmaceutica è rappresentata dagli innovativi, che hanno un utilizzo più limitato, ma prezzo unitario alto. La maggior parte di questi sono farmaci che hanno ormai oltre dieci anni, mentre la vera innovazione è rappresentata dai cosiddetti farmaci genici, che pesano per circa il 5% sulla spesa farmaceutica - a tendere rappresenteranno il 10% - e che dovranno venire finanziati in qualche modo». In questa situazione, il punto è «rendere sostenibile la dispensazione per le farmacie», con la valorizzazione dell'atto professionale, perché non intervenire sul modello remunerativo significa «erodere continuamente la marginalità della farmacia sulla parte Ssn, con conseguenze sul servizio stesso». Occorre poi considerare che «per la farmacia la discussione in atto sui tetti - che costituiscono soltanto un limite di spesa - non è dirompente quanto lo è invece la questione di come possa essere riempito questo contenitore. Il dibattito quindi è anche su come far in modo che i farmaci della convenzionata, che aumentano per numero al crescere delle cronicità, e che generano costantemente un "avanzo", possano essere dispensati in modo sostenibile per la farmacia». In questa direzione, «considerare il Fondo acquisti diretti avulso da farmacia è sbagliato. Spesso mi rendo conto che i colleghi non considerino la DPC remunerativa, perché qui siamo pagati a quota fissa e non a percentuale. Ma il numero di confezioni in Dpc nel 2019 ha raggiunto 44 milioni di unità e nel 2020 potrebbe crescere ulteriormente. Si tratta di un ambito che per le Regioni, che hanno la possibilità di acquistare attraverso le gare, è interessante. Il ragionamento deve andare a come utilizzare, con proposte innovative, la Dpc per riempire il "contenitore", nell'interesse delle Regioni e delle farmacie. La nostra proposta va nella direzione di avviare una sperimentazione su tre tipologie di farmaci: Nao, nuovi antidiabetici e farmaci per la Bpco».
Convenzione: ancora alcuni nodi importanti da sciogliere
Per quanto riguarda invece la convenzione, come spiegato da Gianni Petrosillo, Presidente Sunifar, «le trattative hanno affrontato diversi aspetti, anche se ci sono ancora alcuni nodi importanti da sciogliere. I lavori sono proseguiti fino a febbraio, per poi essere interrotti a causa dell'emergenza sanitaria. A settembre c'è stato un nuovo incontro, nel quale è stata definita un'agenda, ma il percorso è stato interrotto anche perché il coordinatore della Sisac ha avuto un altro incarico. Siamo, a oggi, in attesa di una nuova riconvocazione». Tra i diversi aspetti trattati, uno riguarda la norma che impone la definizione di un rapporto tra numero di laureati e fatturato (L 1/2012). «Abbiamo insistito perché fosse dato un riferimento nazionale, per evitare che il punto fosse lasciato alle Regioni, con tutte le disomogeneità che ne sarebbero potuto derivare. La mediazione a cui siamo arrivati è di un rapporto di 1 laureato per 500mila euro di fatturato, con obbligo di una ulteriore unità al superamento del 25% della fascia di fatturato». Un altro aspetto riguarda poi il diritto di chiamata: «Viene riconosciuto il diritto di chiamata notturno per ogni ricetta del Ssn, purché in urgenza. Quindi non più solo per ricette provenienti da Pronto soccorso o guardia medica. C'è poi un vantaggio per le rurali, con il riconoscimento del diritto di chiamata durante il servizio diurno a battente chiusi. Ma resta il nodo aperto, su cui si sta discutendo, del contributo alla copertura degli oneri per turni notturni obbligatori, che abbiamo chiesto». Oltre a questo tra le altre richieste «c'è l'adeguamento dell'indennità di residenza e il contributo per le farmacie che ospitano tirocini pre-lauream». Ma al di là di tutto, «ci auguriamo che si arrivi al più presto a una convenzione al passo con i tempi. Se avessimo avuto, oggi, una convenzione innovativa già operante, soprattutto negli aspetti dei servizi, la farmacia avrebbe potuto incidere maggiormente durante questa emergenza sanitaria, con un ruolo di primo piano nell'assistenza territoriale».
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Gestione del paziente cronico sul territorio: lo strumento è la Farmacia dei servizi
Il farmacista territoriale sta assistendo ad una trasformazione della sua professione: da dispensatore di farmaci a dispensatore di servizi, e lo strumento a disposizione per farlo è la Farmacia dei servizi. Questo quanto emerso nella tavola rotonda tenutasi in occasione dell'incontro "Un nuovo modello di Farmacia territoriale: la chiave per la territorializzazione delle cure e la de-ospedalizzazione dei pazienti cronici" nell'evento digitale FarmacistaPiù, in corso fino al 21 novembre.
Lo studio sui pazienti diabetici: la gestione nella farmacia rurale
Il confronto è partito dai risultati di uno studio, coordinato dal farmacista Raffaele La Regina, che indagava l'effetto del farmacista come case manager, sulla aderenza al piano terapeutico e ai controlli del paziente diabetico. Lo studio, condotto presso una farmacia rurale della Campania, ha visto l'arruolamento di 40 pazienti e aveva come endpoint primario l'aderenza alla terapia e come endopoint secondari erano la variazione del tempo di attesa per gli esami, la variazione percentuale media dell'emoglobina glicata (HbA1c), i livelli di colesterolo Ldl e pressione sanguigna, l'impatto sui costi relativi all'assistenza sanitaria e la qualità percepita dell'assistenza. «Obiettivo di questo studio pilota era anche quello di valutare la potenzialità dei servizi della farmacia e, soprattutto, dei farmacisti di comunità nella gestione delle malattie croniche insieme a medici di base e specialisti al fine di migliorare in modo sostenibile la qualità della cura del diabete» ha spiegato La Regina «oltre ai risultati di aderenza alla terapia al 98%, contro il 4% di una coorte storica di riferimento, abbiamo registrato una diminuzione della pressione sanguigna, della emoglobina glicata e dei livelli di colesterolo» ed ha aggiunto «in conclusione, poter contare su una medicina di prossimità ha aumentato l'aderenza e anche al miglioramento dei parametri clinici». A questo punto la strada da intraprendere è quella di pensare a percorsi universitari che puntino su nuove skills del farmacista, di aumentare la ricerca sul campo in farmacia, e di fare rete tra farmacie. «Lo studio ha anche il merito di aver creato sinergie con medico di medicina generale e specialisti, e che questa collaborazione determina un ottimo risultato in termini di salute del paziente cronico» ha commentato Dario Pandolfi, presidente Federfarma Salerno «il ruolo di Federfarma è oggi quello di tenere insieme i farmacisti e far capire ai colleghi che nuove strade aprono prospettive diverse per la professione. Il farmacista deve diventare parte attiva del Ssn» e sottolinea «questo ruolo ha una valenza ancora maggiore nei piccoli centri, dove la farmacia rurale è un riferimento per il paziente». Pandolfi non esclude, per le rurali, che spesso hanno spazi ridotti, la possibilità di svolgere i servizi in locali attigui alla farmacia.
«Fare rete è fondamentale se si vuole crescere come categoria ed affrontare le sfide del mercato» aggiunge Ivan Tortorici, presidente dell'Associazione Pillole di informazione «ma l'aggregazione tra farmacisti risulta importante anche nell'ottica di rendere il sistema sanitario nazionale più omogeneo tra regioni».
Con controllo più prossimo della terapia migliora performance di salute
Lo strumento già a disposizione delle farmacie è la Farmacia dei servizi la cui sperimentazione è stata rallentata dall'emergenza Covid-19. «La farmacia dei servizi è partita in 9 regioni e dal 2021 sarà estesa ad altre 11: ora sta a noi farmacisti far capire allo stakeholder pubblico quanto siamo importanti» ha affermato Nicola Stabile, presidente Promofarma «le risorse del nostro Sistema sanitario nazionale universalistico non sono infinite, c'è dunque bisogno del farmacista per un controllo della aderenza alla terapia. Perché, è dimostrato, che con un controllo più prossimo al cittadino si riesce a migliorare le performance sanitarie ed economiche e di salute del cittadino» e ha concluso «la professionalità e la territorialità, intesa anche come capillarità, sono i nostri strumenti contro la concorrenza, anche quella di Amazon».
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Covid-19. Positività, quarantena, guarigione. Guida su misure per farmacie e parafarmacie
Mentre è in corso l'ennesimo confronto tra Governo e Regioni su possibili ulteriori restrizioni per il contenimento dei contagi da Covid-19, non c'è giorno in cui, a un qualche livello - nazionale, regionale, locale, ministeriale - vengano adottate misure nuove, che vanno, di volta in volta, a ridisegnare il quadro di regole e norme con cui imprese, operatori sanitari e cittadini si trovano ad avere a che fare. Con una situazione in cui talvolta diventa difficile orientarsi, soprattutto più si scende nel dettaglio e nei casi specifici. Quanto durano realmente quarantena e isolamento? Come si deve comportare il farmacista se viene a contatto con un caso confermato? Che cosa succede se c'è un contagio in farmacia o in parafarmacia? A fare un quadro delle normative aggiornate al Dpcm del 3 novembre è la Fofi, in una recente circolare in cui ricapitola tutte le misure valide per farmacie e parafarmacie.
La certificazione del medico in caso di allontanamento o febbre
Di interesse, sono le indicazioni da attuare nei luoghi di lavoro. In particolare, da parte della Fofi viene ricordato che «prima dell'accesso al luogo di lavoro dovrebbe essere rilevata la temperatura corporea del personale» e anche eventualmente nel caso di comparsa di sintomatologie riconducibile al Covid-19. In caso di «temperatura superiore ai 37,5 non dovrà essere consentita la permanenza ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione devono essere immediatamente isolate e non dovranno recarsi al Pronto soccorso». A sua volta «il lavoratore comunica la situazione al proprio medico di medicina generale, che stabilisce i giorni di assenza. Il certificato inviato all'Inps contiene la motivazione della richiesta e la diagnosi. Nel caso la certificazione della malattia contenga anche il codice Covid-19, il lavoratore è segnalato dal medico alla propria Asl per l'avvio della gestione del malato. Superato il periodo di malattia in assenza di ulteriori sintomi è il medico di Medicina generale che pone termine al periodo di malattia». In ogni caso, «la sanificazione dei locali è obbligatoria e immediata in caso di esiti positivi di lavoratori. È fortemente raccomandata comunque la sua periodicità con una frequenza di almeno 1 volta ogni 10-15gg, in funzione della tipologia e delle modalità di esecuzione». In generale, oltre a «igienizzazione e pulizia quotidiana», anche «l'areazione dei locali è una parte importante del biocontenimento. EÌ necessario favorire quanto più possibile la stessa durante il normale orario di lavoro». Da parte del lavoratore, a ogni modo, viene raccomandato il rispetto del «distanziamento sociale con il cliente-utente», ma anche «interpersonale di almeno 1 metro, ponendo particolare attenzione ai comportamenti di prevenzione anche nelle fasi operative extra lavoro (per esempio riunioni, pausa pranzo, e così via)».
Positività, certificazione, quarantena: le regole per i farmacisti
Per quanto riguarda la gestione dei casi accertati, della quarantena - di «persone sane per la durata del periodo di incubazione» -, e dell'isolamento - di «casi di documentata infezione» -, il riferimento più recente è la circolare del ministero della Salute del 12 ottobre (già anticipata). In particolare, in caso di positività occorre distinguere tre situazioni: se il tampone è positivo e il soggetto è asintomatico, «il rientro in comunità avviene dopo un periodo di «almeno 10 giorni dalla comparsa della positività» ma con «esecuzione di test molecolare con risultato negativo (10 giorni + test)». Nel caso, invece, di soggetto sintomatico, il «rientro in comunità avviene dopo un periodo di isolamento di almeno 10 giorni dalla comparsa dei sintomi (non considerando anosmia e ageusia/disgeusia che possono avere prolungata persistenza nel tempo) accompagnato da un test molecolare con riscontro negativo eseguito dopo almeno 3 giorni senza sintomi (10 giorni, di cui almeno 3 giorni senza sintomi + test)». Ci sono poi i «casi positivi a lungo termine», cioè coloro che, «pur non presentando più i sintomi, continuano a risultare positive al test molecolare per Sars-CoV-2: in caso di assenza di sintomatologia da almeno una settimana, potranno interrompere l'isolamento dopo 21 giorni dalla comparsa dei sintomi. Questo criterio potrà essere modulato dalle autorità sanitarie» in caso di fragilità.
Le indicazioni per i contagi in famiglia e al lavoro. Gli step per la guarigione
Che cosa succede invece nel caso in cui un farmacista abbia avuto contatti con un caso confermato a casa o in farmacia e parafarmacia? Va detto che per la popolazione generale «non si prevede quarantena o esecuzione di test diagnostici nei contatti stretti di contatti stretti, salvo che non risultino successivamente positivi», ma nello specifico dei farmacisti, insieme a medici, infermieri e operatori sanitari, la quarantena precauzionale non è prevista nemmeno nel caso di contatto stretto con caso confermato. Nel caso di contagio di un convivente o famigliare o di un caso accertato in farmacia e parafarmacia, per i farmacisti, così come in generale per «i dipendenti delle imprese che operano nell'ambito della produzione e dispensazione dei farmaci, dei dispositivi medici e diagnostici, nonché delle relative attività di ricerca e della filiera integrata per i subfornitori» - resta in vigore quindi solo la «sorveglianza sanitaria», vale a dire il monitoraggio da parte della Asl o del medico di medicina generale per accertarsi dello stato di salute. «Solo nel caso di sintomatologia respiratoria o tampone positivo si dovrà sospendere l'attività lavorativa». Un'ultima riflessione va alla guarigione: «Il certificato di guarigione eÌ trasmesso tramite posta dal Dipartimento di Sanità pubblica al lavoratore. Ai fini del reintegro, il Medico competente (Mm), ove nominato, previa presentazione della certificazione da parte del lavoratore, valuta la possibilità di effettuare una visita medica precedente alla ripresa del lavoro per verificare "l'idoneità alla mansione", nonché per valutare profili specifici di "rischiosità"».
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Ossigenoterapia domiciliare, Fofi: verso una crisi drammatica da evitare
In tutta Italia si sta creando una situazione gravissima per quanto riguarda le bombole per l'ossigenoterapia domiciliare a causa della carenza di bombole. A tornare sull'allarme lanciato in queste settimane da alcune farmacie è la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani.
«Si sta creando in tutta Italia una situazione gravissima per quanto riguarda le bombole per l'ossigenoterapia domiciliare che, è bene sottolinearlo, è il primo e indispensabile presidio per i malati Covid, ma anche per tanti altri affetti da patologie respiratorie croniche - afferma Andrea Mandelli, presidente della Fofi in una nota -. In queste ore ci giungono moltissime segnalazioni di carenze di bombole da molte Regioni, dalla Lombardia come dalla Campania. Ringrazio tutti i farmacisti che si stanno prodigando, come durante il lockdown, per recuperare le bombole vuote - prosegue Mandelli - ma chiediamo a tutti i cittadini che ci aiutino a superare questa emergenza: una volta esaurita, la bombola deve essere riportata tempestivamente alla farmacia, in modo che possa essere sanificata, riempita e messa a disposizione di altri pazienti».
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