Farmacie e parafarmacie, crescita del 40% in undici anni ma alcuni centri storici sono in sofferenza
Se il numero di negozi continua a diminuire, con una tendenza più marcata nei centri storici rispetto alle periferie e una perdita negli ultimi undici anni di 70mila esercizi, le farmacie e le parafarmacie, dal 2008 al 2019, segnano invece una crescita, con un +40,6% complessivo. Il quadro emerge da un'analisi dell'Ufficio Studi di Confcommercio realizzata su 120 città - tutti i capoluoghi di provincia, più 10 comuni di media dimensione - presentata ieri a Roma.
Il rapporto, dal titolo "Demografia d'impresa nelle città italiane", giunto alla sua quinta edizione, ha preso in esame l'andamento di 13 categorie di imprese e servizi territoriali, tra cui alimentari, benzinai, negozi di libri, di vestiario, bar e ristoranti, ma anche, complessivamente, farmacie e parafarmacie, esaminandole all'interno di centri storici (Cs) e periferie (Ncs).
Centri storici in sofferenza
Complessivamente, tra il 2008 e il 2019 il numero di esercizi al dettaglio in sede fissa è diminuito del 12,1%, passando dai circa 574mila del 2008 ai 504mila dell'ultima rilevazione, mentre a segnare una crescita a due cifre, all'interno di questa macro categoria, sono alberghi, bar e ristoranti (+16,5%). A emergere in particolare è una maggiore sofferenza dei centri storici, (-14,3% contro -11,3%), in particolare al Centro Sud (-15,3%), dove si teme desertificazione dei servizi e disagio sociale, con però alcune eccezioni (Siracusa, Pisa per esempio).
A ogni modo, dal 2015, secondo quanto riferisce Confcommercio, «con il leggero miglioramento dell'economia dopo la lunga crisi c'è una piccola ripresa, che rispecchia d'altra parte il cambiamento delle scelte di consumo: aumentano infatti negozi di pc e telefonia, e diminuiscono i negozi tradizionali».
Farmacie e parafarmacie in controtendenza
Ma ad aumentare, nello stesso periodo, sono in modo particolare farmacie e parafarmacie, che complessivamente fanno registrare un 40,6%, pur con variabilità territoriali. Per questo comparto, a seconda delle città, il trend di crescita può interessare tanto le periferie quanto i centri storici.
Per fare qualche esempio in Lombardia, c'è Bergamo che vede passare le farmacie e parafarmacie del centro da 4 del 2008 a 5 del 2019, mentre quelle in periferia crescono da 29 a 46. Varese vede una crescita in entrambe le direttrici: nel 2008 contava su 13 presidi in centro e 11 in periferia, mentre nel 2019 arriva a 23 in entrambe le collocazioni. A Sondrio, le nuove aperture hanno interessato invece esclusivamente il centro, con + 4 unità. Cambiando regione, si rileva un trend opposto a Genova che perde 7 presidi nel centro storico, da 54 a 47, mentre al di fuori del centro si passa da 156 a 193. Torino cresce sia nel centro sia al di fuori, anche se con numeri più alti in questo secondo caso: nel 2008 contava su 45 in centro e 221 fuori, e nel 2019 su 51 e 283. A Bari situazione simile con 12 in centro e 92 fuori nel 2008, che, nel 2019, arrivano rispettivamente a 17 e 120.
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- Scritto da Ordine Farmacisti MC
Pieghevole CoronaVirus - avvertenze
Si pubblica l'opuscolo del Ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità, avallato dalla FOFI, per i comportamenti da seguire in merito al Coronavirus: MANIFESTO CORONAVIRUS
sito web FOFI per ulteriori approfondimenti
Per ulteriori notizie in merito si reinvia alla pagina del Ministero della Salute: Ministero Salute - Coronavirus
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- Scritto da Alba Scoccia
Fascicolo sanitario elettronico, in Puglia oltre 90 mila attivazioni: possibile farlo nelle farmacie
Sono oltre 90 mila i cittadini pugliesi che hanno dato il consenso per l'attivazione del proprio Fascicolo sanitario elettronico e dalle prossime settimane sarà possibile farlo nelle circa 1250 farmacie pugliesi, nell'ambito della cosiddetta "Farmacia dei Servizi". La soglia 90.000 è stata superata nel corso della Runninh Heart una due giorni svoltasi a Bari dedicata alla salute del cuore, in cui i farmacisti presenti nello stand dedicato hanno illustrato contenuti e potenzialità del fascicolo sanitario elettronico attivandolo per ben517 cittadini pugliesi. A darne notizia è un comunicato della Regione Puglia sottolinea che il Fascicolo sanitario elettronico rende "la nostra storia sanitaria a portata di un clic e di un mouse".
Attivare Fse nelle farmacie
La Regione prosegue così la campagna di informazione per far conoscere ai cittadini l'utilità di avere ciascuno il proprio Fascicolo sanitario elettronico e nel corso manifestazione a Bari "grazie alla collaborazione sempre proficua con Federfarma Bari ed il Comitato Organizzatore della Runninh Heart, ha allestito un punto di informazione per l'attivazione del fascicolo sanitario elettronico che ha riportato notevole successo di pubblico". I farmacisti presenti nello stand dedicato hanno illustrato contenuti e potenzialità del fascicolo sanitario elettronico attivandolo per 517 cittadini pugliesi ed è stata così superata nel week-endla soglia dei90.000fascicoli attivi (in totale sono 90.501i pugliesi che hanno dato il consenso al proprio fascicolo). Si è trattato di una sperimentazione di quanto si avvierà nelle prossime settimane nelle circa 1.250 farmacie pugliesi dove sarà possibile, nell'ambito della cosiddetta "Farmacia dei Servizi", rendere il consenso all'attivazione del proprio fascicolo sanitario elettronico.
Nel corso delle due giornate, grazie ad InnovaPuglia, è stato possibile anche attivare le credenziali SPID per accedere ai servizi telematici delle Pubbliche amministrazione ed in particolare a quelli presente nel portale regionale della salute. Se si dispone di credenziali Spid o di una Carta di identità elettronica, o presso gli sportelli della propria Azienda sanitaria adibiti alla iscrizione al servizio sanitario regionale e alla scelta del medico di medicina generale è possibile esprimere il consenso al Fse direttamente sul portale regionale della salute (sezione servizi online).
Che cos'è il fascicolo sanitario elettronico
La Regione ricorda che il Fse è la raccolta di tutti i dati e documenti sanitari ed è al momento alimentato in Puglia con tutte le prescrizioni specialistiche e farmaceutiche, i verbali di pronto soccorso delle strutture pubbliche e i referti di laboratorio analisi. Il Fse rappresenta una grande opportunità per avere la propria storia clinica in formato digitale sempre disponibile ed aggiornata. Per esempio, è possibile consultare e scaricare i risultati delle analisi senza dover tornare presso il laboratorio per ritirare la versione cartacea. Inoltre, fornendo il consenso al Fse, è possibile condividere la propria documentazione sanitaria con i professionisti e con le strutture del Servizio sanitario regionale che in questo modo possono prendere in carico gli assistiti in maniera più efficace. Nel corso dei prossimi mesi il Fse sarà arricchito con ulteriori documenti quali il profilo sanitario sintetico e le lettere di dimissione ospedaliera di tutti gli ospedali pubblici.
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- Scritto da Ordine Farmacisti MC
Cuneo fiscale, gli obblighi del datore di lavoro. Avviato iter del decreto.
Entra nel vivo la fase di conversione in legge del decreto sul cuneo fiscale varato il 5 febbraio scorso in favore dei lavoratori dipendenti ed assimilabili. Tra oggi e domani in VI Commissione Finanze in Senato si alternano in audizioni Inps, Consiglio dei Consulenti del lavoro, Consiglio dei Commercialisti, sindacati e Rete imprese. Il decreto va a rimediare all'alta incidenza delle trattenute a carico del lavoratore, del datore di lavoro e Irpef sulla busta paga, pari al 48% dello stipendio lordo di un dipendente italiano medio (più tartassati di noi solo belgi e tedeschi).
Chi è interessato dal taglio
La misura, che interesserà 16 milioni di lavoratori - 11,7 con reddito entro 26.600 euro e 4,7 con reddito tra 26.600 e 40 mila euro - va a sostituire il bonus Renzi da 80 euro mensili, disponendo da luglio un trattamento integrativo al reddito pari a 600 euro complessivi quest'anno (50 euro al mese per 12 mesi) e a 1200 euro mensili nel 2021. Questo fino a 40 mila euro quest'anno e solo fino a un reddito di 28 mila euro dal prossimo: oltre i 28 mila euro sarà varata una riforma dell'Irpef. In più, tra 28 mila e 40 mila euro di reddito complessivo l'importo decresce gradualmente, e si azzera dopo i 40 mila euro annui. Ne beneficiano anche soci di coop di produzione e lavoro, servizi, agricole; prestatori di lavoro dipendente per incarichi svolti verso terzi (ad esempio incarichi attribuiti da altra pubblica amministrazione a un pubblico dipendente); titolari di borse di studio e contratti di addestramento professionale; sacerdoti; lavoratori socialmente utili; sindaci, revisori, amministrativi, partecipanti a commissioni; il contributo spetta solo se l'imposta lorda a carico è superiore alla detrazione di lavoro dipendente.
La normativa va ad impattare sulla precedente del 2015, ovvero il "bonus Renzi" da 80 euro mensili, pari a 960 euro annui per redditi inferiori ad euro 24.600 annui, che viene assegnato ma decresce progressivamente al crescere del reddito annuo tra 24.600 e 26.600 euro.
Gli obblighi dei datori di lavoro: da luglio
Ricapitolando, a partire dallo stipendio di luglio, per sei mensilità, i datori di lavoro verseranno la quota aggiuntiva, da parametrare al numero dei giorni lavorativi nell'anno, e in seguito la porteranno in compensazione con la dichiarazione dei redditi del 2021.
L'articolo 3 del decreto legge abroga il bonus da 80 euro. Il che ha due risvolti. Il primo è contabile dal punto di vista dello Stato, che rispetto a una maggior spesa di circa 6 miliardi di euro quest'anno e 13 il prossimo risparmierà rispettivamente poco meno di 4 miliardi e 9,6 miliardi, portando l'aggravio effettivo tra i 2,5 miliardi di quest'anno e i 4 del prossimo.
L'altro risvolto va letto dal punto di vista del lavoratore che, rispetto al bonus Renzi, da luglio potrà vivere a seconda del reddito delle situazioni diverse, e nel complesso più convenienti, e cioè:
• fino a 26.600 euro prenderà 20 euro al mese in più perché gli arriveranno 100 euro al posto degli 80 attuali;
• tra 26.600 e 28.000 euro prenderà 100 euro al mese in più anche i prossimi anni;
• tra 28.000 e 40.000 euro prenderà fino a dicembre 100 euro al mese in più e dopo dovrà aspettare la riforma degli scaglioni Irpef annunciata dal governo.
Oltre 40 mila euro non spetta più il taglio del cuneo fiscale. Inoltre, a partire dai 35 mila euro annui di reddito l'aliquota Irpef si alza dal 27 al 38%, mentre sotto 8145 euro lordi annui l'Irpef non si paga. Tutto questo in teoria genera un risvolto negativo in termini di produttività: si amplia la platea dei lavoratori che trovano meno conveniente effettuare ore straordinarie di lavoro retribuite per via della crescente tassazione e del minore importo del bonus al crescere del reddito. Per contro, non va dimenticato come i bonus colgono nel segno quando intendano ampliare la platea di chi non deve pagare l'Irpef: il bonus Renzi in questi anni ha annullato gli effetti della tassazione anche per redditi ben più alti di 8145 euro annui. A calcoli fatti, resta a Irpef zero un lavoratore con coniuge a carico e figlio sotto i 3 anni con reddito complessivo di 16 mila euro annui, e se di figli ne ha due non paga fino a circa 21 mila euro.
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- Scritto da Ordine Farmacisti MC