Farmacistapiù, Mandelli: incontro aperto a tutti i farmacisti.
Un'occasione di incontro aperta a tutti i farmacisti per confrontarsi e avanzare proposte e idee. Questo l'obiettivo principale della sesta edizione di Farmacistapiù in programma a Milano il 4 e 5 ottobre 2019 (MiCo - Milano Convention Centre, Piazzale Carlo Magno, 1), suggerito da Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani.
«Un'edizione che avrà, come ormai consuetudine, al centro la professione e i farmacisti - ha detto Mandelli in una videointervista resa pubblica da Federfarma channel -. Una due giorni durante la quale vogliamo davvero cercare di coinvolgere tutti i colleghi in una serie di dibatti, incontri, scambi di opinioni e idee che non possono che fare bene a tutta la professione. È proprio questo il nostro obiettivo: dare la possibilità a tutti di venire, confrontarsi e avanzare proposte e idee. La Federazione porterà ancora una volta temi all'attenzione di tutti i colleghi: spero ci sarà il consueto supporto dei colleghi verso questa manifestazione perché vuol dire diventare partecipi del cambiamento della professione, che con tanta passione stiamo interpretando con il comitato centrale. Un plauso quindi anche al comitato scientifico e al presidente della Fondazione Cannavò Luigi D'Ambrosio Lettieri -conclude Mandelli - che con grande impegno anche quest'anno riescono a far convivere le tante anime diverse della nostra professione, permettendo di guardare il futuro con più serenità e con più volontà di rendere la nostra professione sempre più insostituibile».
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Nuova remunerazione, Ministero convoca il tavolo. Tobia: la soluzione finalmente a portata di mano.
È stato convocato il Tavolo per la nuova remunerazione. Lo annuncia l'house organ di Federfarma in un video messaggio di Roberto Tobia, segretario di Federfarma: «Una notizia importante e attesa - afferma - che dà fiducia e speranza alle farmacie italiane che finalmente si possa trovare finalmente un accordo che dia nel futuro sostenibilità alle farmacie italiane, obiettivo che Federfarma persegue da tempo».
La data annunciata è il 31 luglio. In quell'occasione le sigle della filiera, Federfarma, Federfarma Servizi, Assofarm, Fofi, Farmindustria, Assogenerici, Assobiotech, Adf, si incontreranno con Sisac, Mef, Ministero della Salute e Aifa. «L'accordo del 2012 non arrivò in porto per le osservazioni del Mef - ha aggiunto Tobia - ma siamo certi che questo incontro porterà a un confronto costruttivo e che la soluzione è finalmente a portata di mano».
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Farmaci scaduti e sanzioni, Cini (Asfi): legge da cambiare. Ecco come tutelarsi.
La modifica della normativa sulla gestione dei farmaci scaduti in farmacia ha generato "una situazione di punibilità, per quanto solo amministrativa" con casi tuttora oggetto di contenzioso. A spiegare cosa è cambiato tra "prima e dopo" le modifiche al terzo comma dell'art. 123 del Tuls con la legge n. 3/2018 è il presidente di Asfi Maurizio Cini, che sta seguendo due casi di farmacisti multati. E suggerisce come tutelarsi, in attesa di un intervento correttivo.
Nell'ambito di due casi che sto seguendo dal punto di vista della difesa, emerge in tutta la sua gravità la portata della norma che ha modificato, in peggio, il terzo comma dell'art. 123 del Tuls. Si tratta della sostituzione di tale comma attuata con la legge 11 gennaio 2018, n. 3, conosciuta come "Lorenzin", anche se, va precisato, su questo articolo l'ex ministro della Salute non ha avuto ruolo alcuno.
In buona sostanza il vecchio testo rinviava all'art. 443 del codice penale in caso di presenza in farmacia di medicinali guasti o imperfetti. Sull'equiparazione del medicinale "guasto o imperfetto" allo "scaduto" ci sarebbe molto da scrivere ma qui la giurisprudenza si è consolidata unificando le due fattispecie.
Chi non ha seguito dall'inizio la vicenda merita di essere pertanto informato. In buona sostanza "prima" la presenza di uno o più medicinali scaduti conservati, in attesa di distruzione, in maniera da rendere evidente che non potevano essere dispensati veniva considerato legittimo dagli ispettori e non determinava alcuna sanzione. Per contro la presenza di medicinali scaduti negli scaffali destinati ai medicinali vendibili determinava la segnalazione dell'illecito penale alla Procura della Repubblica con la conseguente apertura di un procedimento penale il quale, in caso di condanna nell'ipotesi colposa e cioè per negligenza, poteva portare ad una condanna da uno a sei mesi di reclusione (art. 452 in relazione al 443 c.p.).
Mettendo mano alla norma contenuta nel Tuls si è però realizzata una situazione di punibilità, per quanto solo amministrativa, per la presenza anche di una sola confezione scaduta ancorché conservata nei locali della farmacia evidenziandone la non vendibilità.
Che cosa prevede la legge
La norma recita infatti: La detenzione di medicinali scaduti, guasti o imperfetti nella farmacia è punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 1.500 a euro 3.000, se risulta che, per la modesta quantità di farmaci, le modalità di conservazione e l'ammontare complessivo delle riserve, si può concretamente escludere la loro destinazione al commercio.
La sanzione amministrativa (in concreto di mille euro) è quindi applicata se ricorrono tutte le tre condizioni: modesta quantità (troppo discrezionale la valutazione); modalità di conservazione (quali?) e rapporto basso tra gli scaduti e l'ammontare complessivo dei medicinali presenti (ancor più discrezionale). Ma, se anche una sola condizione viene ritenuta non ricorrere, scatta la denuncia penale a carico del direttore della farmacia.
Dei due casi che sto seguendo il più recente riguarda un farmacista sanzionato per la detenzione di una bombola di ossigeno scaduta, conservata nel retro della farmacia non destinato alla conservazione dei medicinali, in presenza comunque di altra bombola in corso di validità. Interpretando letteralmente la nuova norma è stata applicata la sanzione di mille euro. La seconda riguarda il caso di un'insulina scaduta conservata nel frigorifero, ed a fronte di un ammontare di quasi cinquecentomila euro di riserve. In questo caso è stato ritenuto non sussistere la modalità di conservazione tale da escludere la destinazione al commercio per cui il direttore è stato deferito all'autorità giudiziaria per il reato di cui agli articoli 443 e 452 (quest'ultimo riduce fino a un sesto la pena solo se viene riconosciuta la colpa e non il dolo).
Come tutelarsi
A fronte dell'assordante silenzio della categoria sulla problematica sollevata dalla novella legislativa, mi sento di proporre la realizzazione nelle farmacie di un vano, o anche di un semplice box chiuso a chiave, destinato ai prodotti "non conformi" nel quale conservare i medicinali non più destinati alla vendita. Il testo della norma incriminata potrebbe allora essere modificato con l'esclusione della sanzione amministrativa qualora i medicinali scaduti, guasti o imperfetti siano conservati nel box chiuso a chiave per potere contenere anche gli stupefacenti scaduti che, come è noto, debbono essere conservati fino alla loro materiale distruzione. A queste condizioni non dovrebbe rilevare la quantità né il rapporto con l'ammontare delle riserve. La sanzione amministrativa potrebbe essere mantenuta solo nel caso di un numero limitato di confezioni rinvenute all'esterno dell'area "non conformi" da determinare, in deroga quindi all'art. 443 c.p. e solo per gli scaduti da non più, ad esempio, di sei mesi. La problematica poi, anche sotto il profilo penale, sarà risolta entro il 2025 quando anche l'Italia sarà obbligata a prevedere sulle confezioni la codifica data-matrix contenente la data di scadenza. A quel momento la "detenzione per la vendita" diverrebbe "reato impossibile" nell'ipotesi colposa in quanto il gestionale della farmacia avvertirebbe il farmacista al banco che la confezione non è esitabile avendo superato il periodo di validità.
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Rapporto annuale farmacia, Cittadinanzattiva: valorizzare rapporto di fiducia farmacista-cittadino.
Al via la seconda edizione dell'indagine "Rapporto annuale sulla farmacia, presidio del Servizio sanitario nazionale", promossa da Cittadinanzattiva con le farmacie di Federfarma aderenti al progetto. L'indagine, sviluppata in partnership con Federfarma e con il supporto incondizionato di Teva, ha individuato come tema principale il ruolo della farmacia nel Piano nazionale della Cronicità, per ciò che attiene a prevenzione supporto alla aderenza terapeutica.
«Con il rapporto annuale sulla Farmacia ci prefiggiamo l'obiettivo di fornire una panoramica condivisa della situazione delle farmacie italiane e dei servizi offerti ai cittadini - ha spiegato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva - con particolare riferimento ai bisogni dei malati cronici, al fine di meglio qualificare il rapporto tra farmacista e cittadino in un'ottica di reciproca fiducia, scambio e collaborazione».
Oltre ai più di 50 indicatori presi in esame (adesione a campagne di promozione di stili di vita, individuazione dei soggetti a rischio, diagnosi precoce e screening, coinvolgimento nella creazione del Fascicolo sanitario, tutoraggio verso i pazienti cronici) al fine di identificare quali siano i principali servizi sfruttati in farmacia, l'indagine implementerà anche il punto di vista dei farmacisti, che affiancherà quello civico. Aperta anche una survey online per i cittadini, che permetterà il rilevamento più preciso dei bisogni di salute, delle aspettative e del grado di conoscenza dei nuovi servizi offerti dalle farmacie.
il presidente di Federfarma Marco Cossolo aveva parlato di «progressi più lenti di quel che vorremmo, e molte potenzialità della farmacia ancora inespresse», commentando i dati del primo rapporto Federfarma-Cittadinanzattiva. «È paradossale il fatto che, malgrado i riconoscimenti attribuiti dalle Istituzioni, la farmacia tuttora non venga sufficientemente coinvolta nella medicina territoriale».
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