Farmacista in Pronto soccorso velocizza somministrazione antidoto contro anticoagulanti.
La presenza di un farmacista nel reparto di pronto soccorso può accorciare significativamente i tempi di somministrazione del trattamento destinato a invertire l'effetto anticoagulante dei farmaci in pazienti con sanguinamenti potenzialmente letali o necessità di procedure urgenti, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Emergency Medicine. «L'inversione dell'effetto degli anticoagulati con il complesso protrombinico a quattro fattori (4F-PCC) è fondamentale, ma ancora non si sanno chiaramente i tempi ottimali per la somministrazione di 4F-PCC né è noto se la somministrazione più rapida migliori l'emostasi» spiega Dalila Masic, dello Loyola University Medical Center in Maywood, Stati Uniti, prima autrice del lavoro. Lo studio ha incluso 116 pazienti che assumevano un fluidificante del sangue e si sono recati in pronto soccorso con emorragie potenzialmente letali. Il fluidificante più comune era warfarin (Coumadin) e l'indicazione più comune per la terapia anticoagulante era il trattamento di una fibrillazione atriale. Il tipo più comune di sanguinamento che ha interessato queste persone è stata l'emorragia intracranica. Ebbene, dei 116 pazienti, 50 hanno avuto un farmacista clinico al loro fianco e 66 hanno avuto a disposizione solo medici. Tra i pazienti che hanno potuto contare sulla presenza di un farmacista al proprio letto per la gestione dei farmaci, il medicinale per la coagulazione è stato somministrato in un tempo mediano di 66,5 minuti, rispetto a 206,5 minuti nei pazienti senza farmacista presente al letto. Inoltre, i pazienti seguiti anche da un farmacista hanno trascorso meno tempo nell'unità di terapia intensiva (due giorni rispetto a cinque giorni) e hanno avuto in generale un ricovero ospedaliero più breve (5,5 giorni rispetto a otto giorni). Gli esperti sottolineano quindi che i farmacisti al letto del paziente hanno aiutato i medici del reparto di pronto soccorso nel processo decisionale clinico e nell'utilizzo appropriato di 4F-PCC, e hanno fatto sì che il farmaco fosse somministrato al paziente in modo più tempestivo. «Un farmacista clinico può fornire preziose raccomandazioni terapeutiche e può ottimizzare i tempi di ricevimento del medicinale salvavita» concludono gli autori.
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Patto salute, Gizzi (Assofarm): bene riferimento alla presa in carico del paziente.
Continuano ad arrivare commenti alla bozza del nuovo Patto per la salute 2019-2021, e mentre sul fronte dei medici, come scrive la Fnomceo, la federazione degli ordini dei medici, viene colto positivamente il fatto che «si cominci ad affrontare la questione della Formazione post lauream dei Medici come unico strumento efficace per colmare la carenza di specialisti e di Medici di Medicina Generale, che già comincia a mostrare i suoi primi effetti», prosegue il gradimento da parte delle farmacie. «Mai come ora» si legge in una nota a firma di Venanzio Gizzi, presidente di Assofarm, «sentiamo un'atmosfera davvero positiva per la farmacia italiana. Un documento che ci convince nei metodi e nei contenuti. Apprezziamo di cuore lo spirito di continuità istituzionale con il quale il Ministro Speranza ha proseguito il percorso ben avviato dal suo predecessore Giulia Grillo. E siamo pienamente soddisfatti dei passaggi della bozza riguardanti la volontà di realizzare processi di presa in carico e non solo alla dispensazione del farmaco». Una conferma, continua, dei «contenuti che Assofarm porta avanti da più di un decennio: dal potenziale consulenziale e non meramente distributivo del farmacista, alla necessità di una maggiore collaborazione con gli altri professionisti della salute, dalla necessità di sfruttare maggiormente il ruolo di prossimità territoriale della farmacia al suo ruolo attivo nel contenimento della spesa pubblica. La sfida che ci attende da qui in avanti è mantenere questo spirito collaborativo e questa visione condivisa sul futuro della farmacia. D'altronde, la farmacia italiana non può permettersi altri ritardi e tentennamenti».
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Boots apre la sesta farmacia a Milano: la storica Carlo Erba in Duomo.
È la sesta farmacia Boots quella che ha aperto i battenti ieri a Milano, il gruppo ha rilevato la storica farmacia Carlo Erba di piazza Duomo a Milano, che l'imprenditore e farmacista Carlo Erba acquistò nel 1859. Il nome storico "Farmacia Carlo Erba" viene mantenuto e resta visibile sull'insegna nera a caratteri dorati posta all'esterno della farmacia, sotto le lunette dei portici. Il marchio Boots risulta ben visibile al passaggio posizionato subito all'ingresso del punto vendita, la farmacia si sviluppa su una superficie di circa 80 mq, dimensioni ridotte rispetto alla media delle altre farmacie Boots già aperte. L'offerta beauty e benessere, immediatamente accessibile, già dall'ingresso si snoda su diversi corridoi ed espositori con brand per la cura del corpo, il make-up e lo skincare alcuni già noti in Europa e in Italia, altri meno come la coreana MIIN Cosmetics, che ha un corner dedicato all'interno, e gli smalti Fedua. Al termine del percorso l'area farmaci con Otc, libera vendita e bancone per acquisto con ricetta. Orari di apertura prolungati con chiusura alle 22:30.
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Aderenza terapeutica, Cossolo: prescrizione e dispensazione farmaci nelle mani di mmg e farmacisti.
Riportare la prescrizione e la dispensazione di tutti i farmaci a livello territoriale, rispettivamente, nelle mani dei medici e dei farmacisti. Questa la formula con cui Marco Cossolo, Presidente Federfarma propone di superare il problema della scarsa aderenza alle terapie, rilanciata nel corso di un evento veneto dedicato alla sanità italiana, tornando anche sull'impatto della legge 405 sulla distribuzione del farmaco.
Per Cossolo bisogna «rivedere le modalità di accesso ai farmaci per i cittadini. La legge 405 del 2001 ha fatto sì che in Italia ci siano 21 modelli diversi nella distribuzione del farmaco innovativo e ad alta valenza terapeutica, creando così una barriera all'uniformità di accesso ai cittadini che inevitabilmente va anche a ricadere sull'aderenza alla terapia. Oramai sono tutti concordi che la mancata aderenza alla terapia sia una delle principali cause della non corretta allocazione delle risorse in sanità, basti pensa che l'OMS ha ribadito che attualmente l'aderenza alla terapia in Italia è del 40% quindi per differenza il 60% delle risorse non sono impiegate in modo adeguatamente fruttuoso. È qui che il medico di medicina generale e il farmacista possono svolgere un ruolo essenziale: i medici devono prescriverei e i farmacisti dispensare tutti i farmaci».
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